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17/Ott/2017

La scoliosi nel bambino rappresenta una patologia frequente, spesso diagnosticata non correttamente ed in ritardo. Quali sono le situazioni ed i sintomi clinici che ne possono fare sospettare la diagnosi?
La scoliosi idiopatica si manifesta tipicamente durante l’età dello sviluppo, intorno ai nove-undici anni, per poi evolvere con ritmi variabili fino al termine dell’accrescimento scheletrico. Colpisce il sesso femminile con un rapporto di 4 a 1 rispetto a quello maschile e in un caso su tre è ereditaria. Si presenta come una curvatura più o meno accentuata della colonna vertebrale: più è grave la curvatura, maggiore è la deformità, che si traduce in una notevole asimmetria delle spalle, del tronco e dei fianchi. La sua aggressività dipende in larga misura dall’età in cui compare, in genere quelle a evoluzione più importante sono quelle che si manifestano presto, già in età scolare (sei-nove anni) o addirittura infantile (tre-sei anni). I genitori, la scuola e l’ambiente sportivo hanno un ruolo importante perché possono segnalare posizioni scorrette o non spontanee del bambino o del ragazzo, che possono costituire dei segnali importanti e che vanno approfonditi il più presto possibile. La scoliosi deve essere sospettata quando una delle due spalle sembra più alta dell’altra o quando gli abiti indossati non cadono dritti. Il ragazzo può anche riferire un affaticamento alla regione lombare dopo essere stato a lungo seduto o in piedi nella stessa posizione. Se la scoliosi è già avanzata, possono manifestarsi anche dolori alla schiena di origine muscolare nelle aree da sforzo, per esempio, nel tratto lombosacrale.


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17/Ott/2017

La patologia del piede va inquadrata fra le complicanze più gravi della malattia diabetica; l’entità del problema, le ripercussioni sul piano sociale e gli elevati costi di gestione sono noti a tutti.
Non è possibile però da soli affrontare tutti i problemi legati a tale patologia; la cura del piede dipende in maniera cruciale dallo stretto legame fra il paziente, la sua famiglia, il medico di base, il diabetologo, il chirurgo, l’ortopedico, l’infermiere, il pedologo, le strutture sociali di supporto.
Il problema principale va posto non tanto nella somministrazione di terapie, nella scelta di procedure chirurgiche o di medicazioni a cui sottoporre il paziente diabetico ma quanto nella
sostanziale modificazione del suo” modus yivendi “. L’infermiere in tale equipe di lavoro diventa la “cerniera”, il punto nodale attraverso cui tutte le informazioni mediche, le prescrizioni, le regole di vita saranno veicolate al paziente e viceversa tutte le incertezze, i dubbi e le perplessità del paziente stesso rimbalzeranno in cerca di risposta. È quindi compito preciso dell’infermiere rendere tali informazioni maggiormente fruibili, comprensibili e accettabili utilizzando come punto di forza il maggior tempo che trascorre col paziente ed il rapporto di fiducia che si viene a creare.

Gli obiettivi fondamentali che l’assistenza infermieristica si propone di raggiungere insieme al paziente diabetico sono:
– aiutare il paziente ad accettare la malattia e favorire la sua motivazione all’autocontrollo e alla indipendenza della gestione responsabile della stessa;
– evitare le complicanze a breve termine e ritardare quelle a lungo termine;
– educare e coinvolgere il contesto familiare e sociale;

Prevenzione del piede diabetico
Semplici consigli per la cura del piede:
– lavare i piedi giornalmente con sapone neutro ed acqua tiepida (evitare pediluvi);
– controllare i piedi quotidianamente;
– idratare la pelle con creme;
– evitare tinture d’iodio ed alcol perché disidratano;
– ispezionare i piedi utilizzando uno specchio;
– evitare l’uso di callifughi, lime in metallo e forbici a punta;
– evitare le fonti di calore diretto(es. termofori);
– non camminare a piedi nudi
– usare scarpe comode, in pelle, chiuse (non sandali, zoccoli ed infradito);
– indossare calze di cotone o di lana e senza cuciture;
– cambiare spesso calze e scarpe.

Segni di pericolo a carico del piede diabetico
– Gonfiore;
– modica del colore delle unghie, di un dito o di una zona del piede;
– dolore o pulsatilità;
– presenza di cute spessa e dura o callosa;
– presenza di soluzione di continuo della cute, quali screpolature vesciche o ferite;
– presenza di formicolio, variazione di sensibilità tra un piede e l’altro;
– comparsa di dolore al polpaccio durante la deambulazione.

Trattamento delle ulcere diabetiche
Le ulcere del piede diabetico deyono essere trattate aggressivamente per estinguere l’infezione ottenere una rapida chiusura dell’ulcera e prevenire ulteriori infezioni Le basi del trattamento oltre al perfetto controllo del profilo glicemico, includono lo sbrigliamento, il debridementchimico,il controllo dell’edema e la riduzione della pressione da carico utilizzando presidi idonei e medicazioni di tipo avanzato.
Rapporto infermiere-paziente
Le competenze di educazione sanitaria prevedono conoscenza,competenza, capacità comunicativa e di adattamento alle risorse psicologiche, sociali economiche e familiari del paziente.
Il paziente deve essere gradatamente condotto alla auto-valutazione e autogestione della sua malattia globalmente intesa considerando la quasi unicità della patologia diabetica nell’ambito medico vista la sua lunga durata e le molteplici complicanze che insorgono per una cattiva gestione della malattia stessa (teoria di D.Orem o self-care).

Conclusioni
La conoscenza dei compiti da svolgere da parte del paziente è la base per strutturare una organizzazione capace di garantire il livello di qualità voluto, dove le risorse sono ottimizzate rispetto alle aspettative dei pazienti.
È evidente che il ruolo del personale infermieristico è cruciale nella moderna organizzazione assistenziale.
La gestione del piede diabetico è sicuramente uno dei migliori banchi di prova della qualità della assistenza infermieristica e dell’erogazione di servizi tesi al miglioramento continuo della qualità ed alla soddisfazione del paziente1-7.

Bibliografìa
1. Uibrecht JS, Cavanagh PR, Caputo GM. Foot problems in diabetes: an overview. Clin Infect Dis 2004;39 (Suppi 2);S73-82.
2. Boulton AJ. Thè diabetic foot: from art to science. Thè 18th Camillo Golgi lecture. Diabetologia 2004;47:1242-353.
3. Wilbright WA, Birke JA, Patout CA, Varnado M, Horwell R. Thè use of telemedicina in thè management of thè diabetes-related foot ulceration: a pilot study. Adv Skin Woun Care 2004;17:232-8.
4. Ribu L, Wahi A. How patientes with diabetes who have foot and leg ulcers perceive thè nursing care they réceive. J Wouun Care 2004;13:65-8.
5. Goode ML Comunication barriers when managing a patient with a wound. BrJ Nurs 2004;13:49-52.
6. Pinzur MS, Kernan-Schroeder D, Emanuele NV, Emanuel M. Developmemnt od a nurse-provided heakth System straqtegy for diabetic foot care. Foot Anckie Int 2001;22:744-6.
7. Oliva Bolzoni M, Perari D, Monesi G. An area-Wide survey of problems of domiciliary care of diabetic patoients. Assist Inferni Rie 2002;21:178-83.

Dott.ssa Valentina Mangione Specializzata nel trattamento delle lesioni cutanee
Dott.ssa Valentina Mangione
Specializzata nel trattamento delle lesioni cutanee

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17/Ott/2017

Vitamine A, E, C ed B2: essenziali per la guarigione delle ferite

Spesso quando incontro dei nuovi pazienti mi rendo conto che oltre ad eseguire la corretta medicazione, devo rieducare la persona ad assumere in base alla propria storia cllinica, i nutrienti necessari per permettermi di aiutarli a raggiungere la guarigione completa della ferita, riducendo il tempo, il dolore dovuto dalla presenza della lesione e migliorando così la loro condizione generale.Le proteine insieme alle vitamine sono gli elementi essenziali per aiutare il recupero di una ferita.Nell’articolo precedente Vi ho parlato delle proteine e di quali alimenti assumere.In questo articolo tratteremo di quali vitamine possono aiutare per il recupero di una lesione.

Le vitamine utili alla nostra pelle sono:

La vitamina A.è un valido aiuto a ridurre l’insorgenza di infezioni nelle ferite, in quanto migliora l’attività di crescita dei leucociti, intervenendo così ad aumentareiglobuli bianchi che si attivano nel distruggerei batteri. La vitamina A inoltre stimola la sintesi del collagene nella ferita, permettendo la crescita delle cellule della pelle. Tra gli alimenti più ricchi di vitamina A ci sono il fegato e l’olio di fegato di merluzzo, le uova e i latticini; abbondanti quantità sono presenti in frutta e ortaggi giallo-arancioni (pomodoro, carota, peperone, zucca, albicocca) e in alcuni ortaggi a foglia verde (lattuga, asparagi, broccoli).

La Vitamina E. è chiamata la vitamina della pelle: è un antiossidante naturale e sulle ferite può essere utilizzata anche al livello topico sotto forma di crema, spray etc..La vitamina E la troviamo nei seguenti alimenti: oli vegetali, spinaci, pane integrale, noci, soia, farina d’avena.

La Vitamina C. La vitamina C svolge un ruolo importante nella formazione del collagene che è coinvolto nella crescita e nella riparazione delle cellule distrutte. La vitamina C regola la coagulazione del sangue, ha un effetto anti-infiammatorio, e normalizza la permeabilità capillare. Questa vitamina la troviamo nel limone fresco, kiwi, arance, ribes, lamponi, peperoni, aglio.

La vitamina B2. ha un effetto benefico sulla pelle, è essenziale per la normale crescita,la riparazione cellulare e lo sviluppo dei tessuti, accellerando la guarigione delle ferite. Questa vitamina possiamo trovarla nelle verdure a foglia verde, fegato, latte, grano saraceno, formaggio e pesce.

L’insufficiente apporto di vitamine pò avere effetti negativi sul processo di guarigione portando ad aumentare i tempi di recupero. Queste vitamine possono essere assunteinsieme all’alimentazione anche attraverso integratori presenti in commercio,ma è sempre oppurtuno consultare il proprio medico prima di acquistare questi prodotti.

Bibliografia:

Dottoressa Valentina Mangione

Specializzata nel trattamento delle lesioni cutanee

Dott.ssa Valentina Mangione Specializzata nel trattamento delle lesioni cutanee
Dott.ssa Valentina Mangione
Specializzata nel trattamento delle lesioni cutanee

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17/Ott/2017

Che cos’è la scoliosi: la scoliosi è una deformità della colonna vertebrale, associata a una torsione delle vertebre. Interessa in media il 2-3% della popolazione, con una prevalenza delle femmine rispetto ai maschi (7 su 10).
Le cause: “Nell’85% dei casi la scoliosi è idiopatica, cioè non se ne conoscono con precisione le cause”. “Probabilmente si tratta di una malattia genetica multifattoriale, che deforma la colonna vertebrale in modo progressivo. Si è visto però che c’è una predisposizione familiare, per cui se già la mamma o la nonna ne hanno sofferto, il bambino ha maggiori probabilità di esserne colpito. Non è vero invece che la scoliosi sia determinata dalle posture scorrette o dal peso eccessivo degli zaini che i bambini portano ogni giorno a scuola, che possono semmai causare a lungo andare dolori alla schiena”. Nelle altre forme meno frequenti, dette secondarie, la scoliosi può dipendere da patologie neurologiche, congenite, metaboliche.
Quando si manifesta: durante la crescita, in particolare tra i 10 e i 13 anni, età caratterizzata da una rapida crescita della struttura ossea.
Come ci si accorge se c’è: Basta fare un semplice test, detto “Adams test”: si fa piegare il ragazzo in avanti a gambe tese; se c’è scoliosi, un lato della schiena appare più alto rispetto all’altro. In tal caso occorre informare il pediatra, che indirizzerà verso lo specialista di scoliosi (fisiatra od ortopedico).


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17/Ott/2017

Per la guarigione di una ferita spesso si da più importanza alla corretta medicazione invece di guardare il quadro generale del paziente. Una corretta alimentazione è fondamentale per la cura di una ferita; se non si assumono i corretti nutrienti, il corpo faticherà maggiormente per ripararsi e conseguentemente per guarire. Parlando di cura delle ferite, le proteine assumono un ruolo fondamentale in quanto esse vengono utilizzate dal nostro corpo per costruire nuovi tessuti e per portare via il tessuto che non è buono dalle ferite. Si può richiedere fino a tre volte la quantità normale di assunzione di proteine per guarire una ferita. Quindi, se normalmente dovreste prendere 56 grammi di proteine ogni giorno per svolgere le normali attività, è necessario fino a 160 grammi o più ogni giorno durante il processo di guarigione. Dove possiamo trovare questo elemento così importante?

 

  • Carne bianca di pollame: bistecca di carne bianca di pollame per eccellenti, proteine magre. La carne scura è un pò più ricca di grassi. La pelle è carica con grassi saturi, quindi togliere la pelle prima della cottura.
  • Latte, formaggio e yogurt: non solo sono i latticini – come latte, formaggio e yogurt – ottime fonti di proteine, ma contengono anche il prezioso calcio, e molti sono fortificati con vitamina D. Scegliere prodotto scremato o latticini magri per mantenere le ossa e denti forti e prevenire l’osteoporosi.
  • Uova: Le uova sono una delle forme meno costose di proteine.
  • Fagioli: Una mezza tazza di fagioli contiene proteine come un grammo di bistecca alla griglia. Inoltre, queste pepite nutrienti sono cariche di fibre e permettono di sentirti sazio per ore.
  • Filetto di maiale: Questo grande e versatile carne bianca è il 31% più magro di quanto non fosse 20 anni fa.
  • Soia: Cinquanta grammi di proteine di soia al giorno può aiutare a ridurre il colesterolo circa del 3%. Mangiare proteine di soia al posto di fonti di proteine più elevate di grassi – insieme a una dieta sana – può mantenere un cuore sano.
  • Manzo Beef: carne magra ha solo un grammo di grassi saturi in più di un petto di pollo senza pelle. Il manzo magro è anche un’ottima fonte di zinco, ferro, e vitamina B12.
  • Proteine “di corsa”: prendere un drink come pasto sostitutivo, barretta ai cereali, o barretta energetica. Basta controllare l’etichetta per essere sicuri che il prodotto contiene almeno sei grammi di proteine e basso contenuto di zuccheri e grassi.
  • Proteine a colazione: La ricerca mostra che una fonte di proteine come un uovo o yogurt greco a colazione con un cereale ricco di fibre, come tutto il cereale tostato può aiutare a sentirsi più completo e mangiare di meno durante il giorno.

 

In conclusione una corretta alimentazione è fondamentale nella cura delle ferite e forse nessun altro fattore è cruciale per un efficace e tempestiva guarigione come la nutrizione.

 

Dott.ssa Valentina Mangione

Dott.ssa Valentina Mangione Specializzata nel trattamento delle lesioni cutanee
Dott.ssa Valentina Mangione
Specializzata nel trattamento delle lesioni cutanee

Specializzata nel trattamento di lesioni cutanee

 

Bibliografia:

  • The importance of patients’ nutritional status in wound healing. Russell L.
  • Food and wounds: nutritional factors in wound formation and healing. Todorovic V.

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17/Ott/2017

La neuropsichiatria infantile è una specializzazione medica che si occupa dello sviluppo neuropsichico e dei suoi relativi disturbi, da zero a diciotto anni.

 

I principali ambiti applicativi sono:

 

  • Disturbi dello sviluppo precoce (0-3 anni):

ritardo del linguaggio

ritardo psicomotorio

disturbo di regolazione

disturbo dello spettro autistico

 

  • Disturbi dello sviluppo neuropsicologico:

deficit di attenzione ed iperattività

disturbo specifico di apprendimento

disabilità intellettiva

 

  • Disturbi psichiatrici:

disturbi dell’umore

disturbi d’ansia

disturbi del comportamento

disturbi della condotta alimentare

 

  • Disturbi neurologici:

disturbi del movimento

malattie neuromuscolari

epilessia

cefalea

Dott.ssa Teresa Luongo Medico chirurgo - Specialista in Neuropsichiatria Infantile
Dott.ssa Teresa Luongo
Medico chirurgo – Specialista in Neuropsichiatria Infantile

 


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17/Ott/2017

Per vene varicose (o varici) si intende la dilatazione anomala delle vene che appaiono gonfie e che a volte, quando la varice riguarda una vena superficiale, si possono osservare attraverso la pelle. Nel nostro organismo le arterie portano il sangue ossigenato dal cuore al resto del corpo, le vene, invece, restituiscono il sangue povero di ossigeno al cuore perché venga spinto verso i polmoni e ossigenato.

Le arterie, che spingono il sangue ossigenato, hanno una tonaca muscolare molto efficace, che trasporta il sangue con la pressione del battito cardiaco (per questo il personale sanitario può “sentire il polso”) ma non così le vene, che trasportano il sangue a bassa pressione.

Ogni vena quindi può dilatarsi e diventare varicosa, infatti si tratta di una patologia piuttosto comune che interessa prevalentemente le vene delle gambe e dei piedi perché la stazione eretta (restare in piedi a lungo) causa una maggiore pressione sulle vene degli arti inferiori.

Molti dei soggetti colpiti dalle vene varicose non lamentano sintomi o disturbi particolari, se non un disagio estetico. Altri, invece, accusano dolori o senso di pesantezza. Si tratta di una patologia che può anche segnalare un rischio più elevato di problemi circolatori. Quando il sangue rallenta aumenta il rischio che coaguli nelle vene soprattutto quando la varice riguarda la coscia e non la parte inferiore della gamba.

Sintomi
In genere le vene varicose non causano dolori e possono presentarsi in questo modo:

Nessun evidenza se la varice è profonda.
Un rigonfiamento sotto la pelle con un colore delle vene che va dal viola scuro al blu.
Rigonfiamenti intrecciati, simili a delle corde che si estendono sulle gambe.
Se i sintomi sono dolorosi, possono comprendere:

Dopo essere stati a lungo seduti o in piedi il dolore aumenta.
Sensazione di dolore o di pesantezza nelle gambe.
Gonfiore alle gambe, senso di bruciore, crampi muscolari, indolenzimento.
Prurito nelle zone interessate, più spesso intorno alle caviglie.
Piaghe, in genere, vicino alle caviglie.
Si possono osservare inoltre gruppi di vene varicose più sottili, appena sotto la pelle, di colore rosso o blu, dette anche spider proprio perché ricordano la tela di un ragno. Si presentano sulle gambe, ma non è raro che si formino anche sul viso. In genere non rappresentano un serio problema di salute, per alcuni è un problema estetico, in altri causa prurito o dolore.

Complicazioni
Le vene varicose possono dare le seguenti complicazioni, anche se rare:

Coaguli di sangue. Il rischio che si corre è quello della tromboflebite. Se le vene profonde delle gambe aumentano di dimensioni è possibile che l’arto si gonfi. E’ necessario ricorrere al parere di un medico per escludere la possibilità della formazione di un coagulo di sangue all’interno di una vena, condizione che richiede cure urgenti.
Piaghe o ulcere. Si possono formare sulla pelle della zona interessata dalle vene varicose ed essere particolarmente dolorose. La causa della loro formazione è riconducibile al fatto che con la pressione anomala del sangue sulle vene colpite, si verifica un accumulo di liquidi che a lungo andare causa l’ulcerazione della pelle. In questi casi è consigliato il parere del medico.
Cause
Le arterie hanno il compito di trasportare il sangue dal cuore ai tessuti del corpo, le vene lo fanno tornare al cuore, in modo che il sangue possa essere continuamente riciclato. Per fare questo lavoro, le vene devono agire contro la gravità. Con questo scopo, i muscoli delle gambe e dei piedi si contraggono fungendo da pompa, mentre le pareti elastiche delle vene facilitano il ritorno del sangue al cuore. Nelle vene sono presenti delle minuscole valvole che aprendosi fanno si che il sangue scorra nella sola direzione del cuore, si chiudono invece per impedire che il sangue torni indietro.

Le vene varicose possono essere causate:
Età. Con l’invecchiamento le vene possono perdere di elasticità e le valvole, che assicurano la giusta direzione del sangue verso il cuore, possono ridurre la loro forza consentendo al sangue di tornare indietro. La conseguenza è la formazione di sacche venose che possono ingrandirsi fino a diventare varicose. Il tipico colore blu è dovuto al sangue deossigenato.
Gravidanza. Durante la gravidanza, il volume di sangue in circolazione aumenta, tuttavia il flusso sanguigno dalle gambe al bacino diminuisce. Questa circostanza favorisce la crescita del feto ma ha il possibile effetto collaterale di causare la dilatazione delle vene. Le vene varicose possono comparire per la prima volta in gravidanza, o possono peggiorare verso la fine della gestazione a causa di una maggiore pressione sulle vene esercitata dall’utero. In genere, le vene varicose che si formano in occasione di una gravidanza, dopo alcuni mesi dal parto si risolvono o migliorano senza trattamenti medici. Anche i cambiamenti ormonali che si verificano con la gravidanza possono essere una causa.
Fattori di rischio
Questi fattori aumentano il rischio di sviluppare vene varicose:

Età.
Sesso. Le donne sono maggiormente esposte alla malattia a causa dei cambiamenti ormonali che si verificano con la gravidanza o la menopausa. Le pareti venose vanno soggette ad un rilassamento con gli ormoni femminili e l’assunzione della pillola contraccettiva o della terapia ormonale sostitutiva in menopausa (TOS) può aumentare il rischio.
Storia familiare. Se altri familiari hanno avuto a che fare con le vene varicose, il rischio si alza.
Obesità e sovrappeso. Il sovrappeso corporeo aumenta la pressione esercitata sul sistema venoso.
Stare in piedi o seduti troppo a lungo. Il flusso di sangue scorre meno facilmente
Il fumo
Sedentarietà, scarsa attività fisica.
Diagnosi
La diagnosi la esegue il medico che osserverà le gambe durante la posizione eretta per verificare eventuali gonfiori. Importante è anche la descrizione dei sintomi avvertiti

Se il medico lo ritiene necessario, potrà ricorrere agli ultrasuoni per verificare il funzionamento delle valvole all’interno delle vene e per controllare l’eventuale presenza di un coagulo di sangue.

Cure
Salvo casi particolari, le vene varicose vengono trattate in regime ambulatoriale, senza la necessità di una lunga degenza ospedaliera. I suggerimenti generali riguardano lo stile di vita, come perdere peso, evitare di stare troppo tempo seduti o in piedi, fare attività fisica e indossare indumenti non aderenti.

Calze elastiche
Molto spesso è il primo rimedio che si adotta. In genere, si indossano per tutto il giorno e la pressione che esercitano sulle gambe aiuta lo svuotamento venoso. Si tratta di un dispositivo che supporta le vene e i muscoli delle gambe svolgendo un ruolo che si può definire di pompa supplementare esterna.

In caso di insufficienza venosa, questo è un primo approccio terapeutico in grado di ridurre i sintomi e di rallentare l’aggravamento delle vene varicose, tuttavia non porta alla guarigione.

Si acquistano in farmacia dove si possono trovare calze elastiche a compressione graduata, sia per prevenire le vene varicose, che per trattare i vari stadi dell’insufficienza venosa.

E’ importante che vengano inserite in modo corretto, la calza elastica deve esercitare sulla gamba una compressione decisa ma non deve necessariamente stringere procurando disagio.

Ci sono alcune misure di auto-cura che si possono prendere per ridurre il disagio che le vene varicose possono causare. Queste stesse misure possono aiutare a prevenire o rallentare lo sviluppo di vene varicose.

Esercizio fisico. Muoversi. Camminare è un ottimo modo per favorire la circolazione del sangue nelle gambe. Parlando con il medico si può stabilire il livello di attività fisica adeguato.
Peso corporeo e dieta. Un peso eccessivo peggiora le cose. Dimagrire riduce la pressione sulle vene. E’ importante seguire una dieta adatta, tenere l’intestino regolato e ridurre il consumo di sale può combattere la ritenzione idrica.
Attenzione all’abbigliamento. Evitare i tacchi alti. Le scarpe basse fanno lavorare la spugna sotto la pianta del piede e fanno impegnare i muscoli del polpaccio che aiutano le vene a svuotarsi. Non usare indumenti stretti intorno alla vita, gambe o inguine, in quanto possono ridurre il flusso venoso.
Elevare le gambe. Per favorire il ritorno venoso è consigliabile ogni giorno fare delle pause per alzare le gambe sopra l’altezza del cuore. Si può usare una sedia con dei cuscini.
Non stare troppo a lungo seduti o in piedi. Ricordarsi di cambiare spesso la posizione. Almeno ogni 30 minuti è necessario muoversi, e cambiare la posizione statica.
Non sedersi con le gambe incrociate. In questo caso è la gamba stessa che riduce il ritorno venoso.
Medicina alternativa
L’estratto di semi di ippocastano può essere un trattamento efficace per l’insufficienza venosa cronica, condizione simile alle vene varicose, ma in cui tutte le vene hanno difficoltà a spingere il sangue verso il cuore. Questo può provocare un gonfiore fisso a livello delle caviglie. Molti flavonoidi possono essere di aiuto, alcuni di questi non sono compatibili con la gravidanza, in generale, parlate con il medico prima di assumere un integratore soprattutto se prendete altri farmaci.

Prevenzione
Non si può prevenire del tutto la comparsa di vene varicose, soprattutto se nella vostra famiglia altri ne soffrono. Alcune attenzioni però possono ridurre il rischio per chi già ne soffre, rallentare il decorso di quelle presenti ed evitare che ne vengano di nuove. Le misure sopra descritte possono valere anche come prevenzione. Soprattutto:

• Tenere le gambe in alto quando possibile
• Mantenere il peso forma
• Fare del movimento, o comunque camminare
• Usare scarpe basse e calze comode, se non elastiche.
• Curare l’alimentazione con fibre, e ridurre il sodio.


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17/Ott/2017

Spesso quando parliamo di salute delle nostre gambe ci viene raccomandato di assumere il mirtillo nelle varie forme presenti in commercio. Le sue proprietà terapeutiche consistono nel ridurre la permeabilità dei capillari e rafforzarne la struttura, oltre a rafforzare il tessuto connettivo che sostiene i vasi sanguigni migliorando così, la loro elasticità ed il loro tono. Oltre al mirtillo però c’è di più! Sicuramente esso è un ottimo supporto per la salute delle nostre gambe, ma possiamo aiutarlo con altri validi alimenti: le arance, come i limoni o la papaia, sono frutti ricchi di vitamina C, un elemento che rafforza le nostre vene e i nostri capillari, riduce l’ipertensione favorendo la circolazione sanguigna e depura il nostro organismo dalle tossine evitando così la ritenzione idrica. I semi di zucca invece, sono una fonte naturale di vitamina E, un componente ideale per proteggere i tessuti del nostro corpo oltre a migliorare l’elasticità di vene e arterie. Oltre a ciò, i semi di zucca favoriscono la circolazione delle gambe e ci aiutano a prevenire la formazione di coaguli. Un altro valido alimento è lo zenzero. Questa radice miracolosa ha una grandissima tradizione nel campo della medicina naturale, in quanto ha un’azione analgesica (riduce dolore e infiammazione), ed è un alimento eccellete per la stimolazione della circolazione, in quanto favorisce l’elasticità delle vostre vene e arterie; unico appunto da fare è quello di mangiarlo fresco per assorbirne meglio i principi nutritivi. Infine parliamo della  curcuma, una spezia curativa usata moltissimo nella cucina orientale e che, poco a poco, si sta diffondendo anche nei paesi occidentali. È un ottimo sostituto del sale grazie al suo sapore inoltre,  favorisce la fluidità del sangue e riduce il dolore e la pesantezza o pressione che sentiamo nelle nostre gambe a causa della cattiva circolazione. Questi alimenti possono essere dei validi aiuti nel caso in cui non si abbiamo problemi di natura patologica e in ogni caso, bisogna ricordare sempre che, per migliorare la circolazione delle vostre gambe, bisogna ridurre il sale dalla vostra dieta, idratarvi in modo corretto ed effettuare esercizio fisico. Sono piccoli cambiamenti che se attuati nella vita quotidiana possono aiutarci a migliorare la qualità della stessa… quindi…ready… stady… go!

Dott.ssa Valentina Mangione Specializzata nel trattamento delle lesioni cutanee
Dott.ssa Valentina Mangione
Specializzata nel trattamento delle lesioni cutanee

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17/Ott/2017

“L’Epifania tutte le calorie porta via”… ah non era così il detto? Purtroppo non esiste una magia che ti consentirà di far sparire i chili in più presi durante le Feste, ma esiste sempre una soluzione per tornare in forma con equilibrio e rigore, evitando che la depressione post-natalizia ci remi contro, portandoci a toccare il fondo della calza della Befana più velocemente di quanto non ci piaccia ammettere.

Di solito abbiamo talmente esagerato con panettoni, dolci e pandori che sarà il nostro stesso fisico a chiederci di tornare in forma. Ecco i nostri consigli:

– Liberatevi dalle tossine: più tossine abbiamo, più il nostro corpo accumula grasso per difendersi da queste sostanze dannose. Approfittiamo di questi ultimi giorni di vacanza per dedicarci a qualche seduta rilassante di bagno turco o di sauna, magari con un’amica fidata, così passeremo una giornata di coccole e chiacchiere e smaltiremo le tossine. Perché non aiutare il processo con dei drenanti naturali? Potenzieranno l’effetto del trattamento anche quando sarete tornate a casa.

Dopo i pranzi natalizi eliminate tutte le bevande frizzanti e alcoliche, per tornare in forma riscoprite le semplicità dell’acqua

 

– Idratazione: dopo i pranzi natalizi eliminate tutte le bevande frizzanti e alcoliche, per tornare in forma riscoprite le semplicità dell’acqua: due litri d’acqua sono d’obbligo, anche se non sudate. Se utilizzate una buona crema idratante , dopo pochi giorni potrete vedere quanto luminosa e distesa sarà diventata la vostra pelle. Si dice che bere acqua trenta minuti prima dei pasti aiuti a ridurre il successivo quantitativo di calorie assunte… provare per credere!

– Allenamento pesi + cardio: se prima delle vacanze facevate palestra, riprendete senza esitazione il vostro allenamento. Se non eravate iscritte da nessuna parte, potrete iniziare l’anno con un pacchetto di entrate: alla fine, la prova costume è già dietro l’angolo! Meglio cominciare prima con un leggero allenamento pesi e poi con una preparazione cardio, al fine di ottimizzare i grassi bruciati nella costruzione del muscolo, prima, e nell’attività cardio dopo.

– Alimentazione: sì ai cibi altamente proteici che aumentano la termogenesi, cioè la combustione di grasso. Anche gli omega3 sono degli ottimi alleati per tornare in forma: cercate quindi di consumare pesce azzurro, salmone, noci e olio d’oliva. Per quanto riguarda i carboidrati, prediligete quelli integrali: sono digeriti lentamente e mantengono bassi i livelli d’insulina permettendo di continuare a bruciare grasso.

Un corpo affamato rallenta i processi metabolici per preservare le calorie quindi il digiuno non aiuta a tornare in forma.

– Frutta e verdura: silenziate tutte le chat su Whatsapp, dalla fine delle vacanze non vi serviranno più visto che le vostre migliori amiche diventeranno frutta e verdura. Fame? “Ciao amica carota!” “Quanto manca a cena, io ho un languorino… ciao, amico gazpacho!” Cercate di consumare più frutta e verdura possibile: se abbinate bene sono super gustose! La sera, una zuppa o un minestrone con dei crostini di pane integrale saranno un pasto completo e soddisfacente.

– Tisane: Ti accompagneranno ancora a lungo, fino alla fine dei mesi freddi. Alcune sono ottime per svegliare il metabolismo, prova infatti a preferire le tisane al pompelmo, allo zenzero o al finocchio.

– Non digiunare: spesso chi ha mangiato tanto pensa di poter rimediare digiunando. Niente di più sbagliato: un corpo affamato rallenta i processi metabolici per preservare le calorie quindi il digiuno non aiuta a tornare in forma.

Cit.

 


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