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Albamedica
19/Gen/2018

La metà delle persone che vivono sul pianeta terra hanno problemi di  MAL DI TESTA. L’80% della popolazione mondiale che soffre di mal di testa ignora ladiagnosi,mentre il  20% degli individui che hanno avuto una diagnosi, frequentemente si sentono dire che non ci sono cure per questo problema se non l’assunzione di  farmaci.

Soffri di mal di testa? Sai la differenza tra emicrania e cefalea tensiva? Provo a spiegartelo con parole semplici ma esaustive.

L’ EMICRANIA è un intenso dolore alla testa con localizzazione unilaterale e qualità pulsante, la cui intensità costringel’individuo che ne soffre ad evitare le attività di vita quotidiana e frequentemente si associa a fotofobia (sensibilità alla luce), fonofobia (sensibilità ai suoni), osmofobia (sensibilità agli odori) e nausea o vomito.

La CEFALEA TENSIVA , invece, è un dolore alla testa con localizzazione bilaterale e qualità costrittiva non pulsante ad intensità moderata associata ad una condizione di affaticamento e dolore muscolare nella regione del collo.

Questi due tipi di mal di testa sono i più diagnosticati dai medici.

Chi ha questi problemi usa molti farmaci ed il più delle volte col passare del tempo è costretto ad aumentare la dose degli stessi o a cambiare il farmaco perchéquello che prima dava risultati veloci sul dolore non da’ più lo stesso effetto.

Ma è vero che non ci sonorimedi per il mal di testa e che si deve convivere tutta la vita con questo problema continuando a prendere farmaci?

A tal proposito rispondo raccontando la storia di Francesca, paziente che qualche mese fa si è rivolta ai nostri specialisti.

Francesca, segretaria di 48 anni, è venuta ad Albamedica perché soffriva di mal di testa da 4 anni, molto provata, ci ha chiesto se potevamo aiutarla per questo suo problema che le dava disagi sia al lavoro che in famiglia.

Francesca aveva, prima del nostro intervento, 12 attacchi di mal di testa al mese,  in passato aveva fatto alcune visite da medici specializzati in neurologia ricevendo molteplici diagnosi e altrettante terapie farmacologiche ed era stufa di assumere medicinali che non le facevano più effetto e che iniziavano a darle fastidiosi effetti collaterali. I nostri specialisti hanno sottoposto Francesca ad un’anamnesi molto accurata e le hanno chiesto di spiegaredettagliatamente quale era il suo stile di vita e quali erano i suoi sintomi.

Successivamente sono stati valutaticon tecniche di terapia manualei muscoli e la mobilità articolare del suo collo e sono stati eseguiti una serie di test palpatori in alcune aree della cervicale, del cranio e della faccia. Nella stessa seduta di valutazione abbiamo riprodotto con queste tecniche, palpando specifiche aree, i sintomi del suo mal di testa.

Questo accadeva perché la componente cervicale aveva un ruolo fondamentale nel mal di testa di Francesca che, in seguito ad un piccolo ciclo di trattamenti di terapia manuale, ha ridotto i suoi attacchi di mal di testa da 12 a 2 al mese.

Francesca oggi è molto soddisfatta, la qualità della sua vita sia a lavoro e a casa è migliorata notevolmente ed ha anche scoperto che un po’ di sport ed una corretta alimentazione insieme alle nostre sedute di mantenimento la aiutano a mantenere il suo stato di benessere.


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Albamedica
19/Gen/2018

La visita gnatologico-posturale è importante per capire se i fastidi accusati dal paziente come la cefalea, dolori facciali, nucali, acufeni e vertigini, sono in relazione alla malocclusione e i disturbi della colonna vertebrale o motori.

La Skydental3D offre ai propri pazienti la possibilità di una visita gnatologicoposturale completamente gratuita e viene eseguita da un equipè di tre  specialisti: lo Gnatologo, ovvero l’esperto di occlusione, di ATM (articolazioni temporo-mandibolari) e di riabilitazioni implanto-protesiche, l’osteopata, specialista in disturbi che interessano non solo l’apparato neuro-muscolo scheletrico, ma anche cranio-sacrale (legame tra il cranio, la colonna vertebrale e l’osso sacro) e viscerale (azioni sulla mobilità degli organi viscerali), il Fisioterapista, specialista in disfunzioni presenti nelle aeree della motricità, delle funzioni corticali superiori e viscerali conseguenti ad eventi patologici, a varia eziologia, congenita o acquisita.

Nei centri Skydental3D la visita è fondamentale al fine di individuare in maniera precisa ed accurata il reale rapporto mandibola-cranio e l’eventuale presenza di qualsiasi problematica che potrebbe impedire questa naturale correlazione che permette un normale movimento della mandibola e della colonna vertebrale e attività muscolare in generale. La visita Gnatologico-posturale dovrà infine necessariamente prevedere la valutazione delle eventuali documentazioni precedenti o terapie già in atto che potrebbero essere risultate, fino a quel momento, non risolutive o inadatte ai fine della risoluzione della problematica  in corso.

Terapie successive la visita gnatologica

L’equipè di specialisti deciderà il piano di trattamento più idoneo alla situazione clinica del paziente in trattamento. Molto spesso il trattamento riguarda l’utilizzo di appositi dispostivi dentali, chiamati Bite, che hanno diverse finalità come il rilassamento muscolare o la decompressione delle articolazioni temporo-mandibolari. In altri casi, il trattamento terapeutico può prevedere il ricorso a specifiche manovre tramite cui si avrà la possibilità di risolvere problematiche particolarmente complessi quali il locking gnatologico e lo sblocco viscerale a cui dovrà seguire una fase di riabilitazione fisioterapica.

La qualità della vita, elemento fondamentale di valutazione nella visita Gnatologico-posturale

Nei centri Skydental3D, l’equipè avrà l’accuratezza di valutare ulteriori parametri indicati dal paziente quali gli aspetti emotivi che governano il suo quotidiano e che vengono a volte usati questionari per valutare la “qualità della vita”. Per completare l’iter diagnostico infine, si potrà opportunamente valutare il ricorso a esame strumentali o diagnostici necessari per valutare approfonditamente e numerica l’equilibrio dell’occlusione, la postura corporea o la simmetria dei muscoli masticatori (Elettromiografia di superficie).

Non aspettare, il tuo benessere psico-fisico globale dipende da te, prenota subito un appuntamento per una visita gnatologica posturale GRATUITA.

 

VISITA GNATOLOGICA POSTURALE PRESSO I CENTRI SKYDENTAL3D (Guarda il video)


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Albamedica
19/Gen/2018

 

Conoscete persone che soffrono di COXARTROSI?

A voi stessi è stata diagnosticata un’artrosi dell’anca e non sapete cosa fare, a chi rivolgervi?

Tutte le persone che soffrono di COXARTROSI devono necessariamente andare incontro ad un intervento di PROTESI?

Vediamo insieme di cosa si tratta e cerchiamo di fare un pò di chiarezza!

Per prima cosa, un’importante premessa da fare riguarda il fatto che bisogna sfatare il mito secondo il quale chi ha l’ARTROSI è MALATO e soffre di una patologia grave ed incurabile!

Si, avete capito bene, avere ARTROSI  a 40, 50 o 60 anni è del tutto NORMALE, in quanto, il processo artrosico è un processo DEGENERATIVO FISIOLOGICO  del nostro corpo, con il passare degli anni avviene in tutte le persone…pensate, infatti, ai vostri capelli…con il passare del tempo, invecchiando, sono diventati bianchi (chi più, chi meno) e l’artrosi funziona esattamente allo stesso modo, è un “invecchiamento” delle nostre ossa!

Tuttavia, questo processo del tutto naturale, non sempre segue un percorso fisiologico, infatti, ci sono casi in cui lo stato ed il grado di ARTROSI è talmente importante ed avanzato che può portare a DOLORE ed IMPOTENZA FUNZIONALE.

L’anca ,che è una delle articolazioni più importanti del nostro corpo, è costituita dalla TESTA DEL FEMORE che si inserisce all’interno dell’ACETABOLO (un incavo dell’osso iliaco che fa parte del bacino).

La testa del femore è ricoperta da uno strato di cartilagine che ha la funzione di levigare e rendere scorrevoli queste due superfici di contatto.

La degenerazione della cartilagine favorisce l’avanzare del PROCESSO ARTROSICO che può manifestarsi con DOLORE LOCALE e LIMITAZIONE ARTICOLARE.

SINTOMI

Chi soffre di COXARTROSI sa bene di cosa si tratta e, a seconda dei vari gradi di artrosi, può soffrire di un dolore più o meno forte, più o meno costante, localizzato nella parte anteriore dell’anca (INGUINE) o nella parte anteriore della coscia.

Il dolore può essere avvertito anche a livello del ginocchio e, qualche volta, anche nel gluteo.

Una delle caratteristiche principali della COXARTROSI è proprio la sua evoluzione: LENTA e PROGRESSIVA.

Inizialmente, infatti, può capitare di avere dolore locale in seguito ad un eccessivo sforzo che rientra facilmente con un pò di riposo, ma, col passare del tempo, il dolore può cominciare ad essere persistente e costante ed indipendente dalla attività di vita quotidiana.

CAUSE

Sono molteplici le cause che portano a soffrire di COXARTROSI e per prima cosa bisogna fare una netta distinzione tra COXARTROSI PRIMARIE e COXARTROSI SECONDARIE.

Nelle forme PRIMARIE non è possibile identificare una vera causa e, solitamente, si parla di una predisposizione naturale di quel soggetto a sviluppare tale problema. Le forme primarie di coxartrosi sovraggiungono con l’eta e con il normale processo di invecchiamento ed usura delle nostre ossa.

Le forme SECONDARIE di COXARTROSI, invece, possono colpire anche soggetti molto giovani (30, 40 anni).

In questi casi è sempre possibile risalire ad una precisa causa che ha scatenato il processo artrosico, il quale avanza in maniera più veloce.

Tra le cause più comuni abbiamo i TRAUMI, come per esempio le fratture, le LUSSAZIONI,  i PROCESSI INFIAMMATORI e le PATOLOGIE METABOLICHE O ENDOCRINE come per esempio il diabete e l’artrite reumatoide.

FATTORI PREDISPONENTI

In generale l’ETA’ è uno dei principali fattori predisponenti della coxartrosi, ma ci sono anche:

  • l’EREDITARIETA’ (predisposizione familiare)
  • IL PESO (perchè pesare troppo , essere obesi o in semplice sovrappeso, può affaticare le articolazioni delle anche più del dovuto)
  • ECCESSIVA ATTIVITA’ SPORTIVA (perchè alcuni tipi di sport, se fatti a livello agonistico, possono accelerare il naturale processo artrosico)

SOLUZIONI

Quindi chi soffre di coxartrosi, che sia un quarantenne o un sessantenne, deve andare incontro ad un intervento chirurgico?

Deve prendere farmaci?

Deve fare ginnastica?

La FISIOTERAPIA può aiutare, migliorare, o risolvere il problema?

Come potete ben immaginare ogni caso è diverso dall’altro ed ogni individuo, a seconda dell’età, del tipo lavoro che svolge, dei suoi obiettivi e suo stile di vita avrà una serie di soluzioni/opzioni che sono diverse da quelle di qualsiasi altro!

Inquadrare la SITUAZIONE INDIVIDUALE e gli OBIETTIVI  del paziente è molto importante per decidere se è il caso di intervenire con una terapia conservativa o andare incontro ad un vero e proprio intervento di protesi.

A tal proposito, volevamo raccontarvi la storia di un nostro paziente, il Signor Pasquale.

Pasquale aveva prenotato una VALUTAZIONE GRATUITA presso il nostro centro di medicina e fisioterapia ALBAMEDICA di ALBANO LAZIALE (via Verdi 10-12), ed era venuto per consultare il nostro responsabile di fisioterapia perchè era convinto di dover andare incontro ad un intervento di protesi dell’anca ed era molto preoccupato.

Pasquale aveva 65 anni e soffriva di questo dolore nella zona inguinale da qualche mese e che, alcune volte, il dolore scendeva anche nella coscia fino ad arrivare al ginocchio al punto tale da non permettergli più di fare le sue passeggiate mattutine con la moglie.

Insieme a Pasquale abbiamo deciso di consultare il nostro ORTOPEDICO, il quale, attraverso un’attenta anamnesi ed una VISITA accurata e precisa dei movimenti fisiologici dell’anca, ha consigliato di fare una RADIOGRAFIA per valutare il grado della sua artrosi.

L’esame diagnostico aveva confermato il sospetto del dottore, infatti, Pasquale, aveva una COXARTROSI dolorosa ma di un’entità tale che non era necessario affrontare un intervento di protesi, bensì un percorso conservativo di FISIOTERAPIA!

Abbiamo preso in carico Pasquale e abbiamo cominciato, così come indicato dall’ortopedico, con una PRIMA FASE di terapia antinfiammatoria: TECAR TERAPIA e LASER TERAPIA abbinate ad un ciclo di infiltrazioni locali di ACIDO IALURONICO.

In, seguito, passata la fase acuta, siamo passati alla SECONDA FASE: TERAPIA MANUALE ed ESERCIZI DI KINESI. Pasquale, infatti, non aveva solo dolore locale, ma, col passare del tempo, aveva cominciato a zoppicare e ad usare sempre meno l’anca dolorosa provocando un indebolimento  della muscolatura di tutta la gamba.

La TERAPIA MANUALE ci ha permesso di recuperare gran parte della mobilità articolare che Pasquale aveva perso e gli esercizi di KINESI hanno permesso che Pasquale potesse  recuperare la forza e LO SCHEMA DEL PASSO, smettendo di zoppicare.

Il percorso riabilitativo di Pasquale è durato circa un mese e mezzo, durante il quale ha fatto tre sedute settimanali di FISIOTERAPIA in un primo periodo e solo due in un secondo.

Ad oggi Pasquale non ha più dolore e sa bene che il suo è un problema degenerativo e che non può fermare l’artrosi della sua anca, ma ha capito che può aiutarsi con degli specifici esercizi  di MANTENIMENTO (rinforzo e allungamento) che gli abbiamo assegnato e che lui fa tutte le mattine da solo a casa prima di andare a fare la sua lunga passeggiata con la moglie!

DOTT.SSA MINA SILIBERTO

 

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Albamedica
19/Gen/2018

A quanti di voi è capitato di svegliarsi al mattino e di avvertire un dolore nella parte bassa della schiena?

Oppure, quante volte avete fatto una passeggiata più lunga del solito, dei lavori in giardino, pulito casa, portato in braccio vostro figlio e alla sera avete sentito il bisogno di sdraiarvi perchè avevate un dolore nella zona lombare?

Bene! Se vi è capitato di ritrovarvi in una di queste situazioni, allora, avete sperimentato sulla vostra pelle cosa vuol dire avere una passeggera LOMBALGIA!

Beh, che dire…

siete stati fortunati…perchè, probabilmente, con un pò di riposo, una bella dormita, o forse anche con un antidolorifico il dolore è andato via e lo avete dimenticato.

Purtroppo non tutti sono così fortunati, infatti, ci sono casi di pazienti in cui una lombalgia del genere si è protratta nel tempo diventando sempre più dolorosa ed invalidante, costringendoli a passare un lungo periodo di tempo a letto, smettere di lavorare e prendere farmaci!

Allora cerchiamo bene di capire cosa è una lombalgia, come riconoscerla e quando è il caso di preoccuparsi e rivolgersi al medico competente per capire come poter risolvere il problema!

DEFINIZIONE

Con il termine LOMBALGIA si intende indicare un dolore localizzato nella zona lombare, ovvero nella parte più bassa della schiena.

Le vertebre lombari sono in tutto cinque e vengono tecnicamente chiamate L1, L2, L3, L4, L5….questi sono dei “simboli” che sicuramente avrete letto in qualche risonanza di un vostro amico o di un vostro parente e non stanno altro che ad indicare in termini “medici-fisioterapici-ortopedici” le singole vertebre della zona lombare, dalla prima (L1) alla quinta (L5).

Interposti tra le vertebre (e non solo della zona lombare) ci sono i DISCHI INTERVERTEBRALI i quali hanno la funzione di veri e propri “CUSCINETTI”, difatti, ammortizzano i movimenti e contribuiscono a scaricare bene il peso di questa zona.

CAUSE E FATTORI CONTRIBUENTI

Lo sapevate che un sovraccarico della zona lombare può portare a soffrire di episodi di LOMBALGIA transitori e sporadici che, col passare del tempo, possono diventare cronici?

Avevate mai pensato al fatto che per sovraccaricare la schiena non serve solo fare lavori pesanti o grossi sforzi ma basta stare seduti per molte ore?

Si, avete capito bene…

la nostra colonna vertebrale va in sofferenza in entrambi questi opposti casi:

  • se sollecitata in maniera sbagliata con un lavoro o un’attività molto pesante (sollevare costantemente pesi, stare in piedi per tanto tempo, movimenti scorretti ripetuti nel corso della giornata)
  • se si ha uno stile di vita completamente sedentario (lavorare al pc, poca attività fisica, tante ore seduti sul divano a guardare la tv, sovrappeso)

Parlare di un DOLORE LOMBARE vuol dire parlare di tutto e non parlare di niente…perchè?

Perchè ci sono infiniti motivi per i quali ad un certo punto la nostra schiena decide di non “collaborare” più e di farci “bloccare”!

Come avrete capito i due eccessi (troppi sforzi o troppe ore seduti) possono causare lo stesso problema, ma, in entrambi i casi, per curare e risolvere il dolore lombare è bene fare una CORRETTA DIAGNOSI e riuscire a capire quali sono le strutture che hanno causato il dolore caso per caso.

La vostra LOMBALGIA  è causata dai DISCHI INTERVERTEBRALI che si sono degenarati o disidratati e che non riescono più a fare il corretto lavoro di ammortizzatori?

Avete dolore perchè i muscoli della vostra colonna sono troppo rigidi, o forse troppo deboli?

Oppure avete 25 anni, i vostri dischi sono perfetti, siete super allenati ma avete fatto un brusco movimento (trauma) e le vostre faccette articolari si sono “bloccate” in una maniera che ogni piccolo movimento vi causa un forte dolore?

Di certo, in ognuno di questi casi, si avverte un dolore che non permette di piegarsi, di sdraiarsi, di camminare o di stare seduti…e allora come fare?

Affidarsi a degli SPECIALISTI DEL SETTORE che possano fare una corretta disgnosi e che possano capire quale sia il “FULCRO”, la “CAUSA” precisa del vostro dolore è molto importante e vi permette di intervenire adeguatamente su quella.

SOLUZIONI

Prenotare una visita fisiatrica, oppure prendere in considerazione l’idea di consultare un bravo fisioterapista (competente e laureato) può farvi risparmiare tempo, fatica, soldi e…DOLORE!

Nel nostro studio ALBAMEDICA di ALBANO LAZIALE via verdi 10-12, è possibile chiamare e prenotare una VALUTAZIONE GRATUITA con un responsabile della fisioterapia.

La valutazione del fisioterapista serve per inquadrare bene il vostro problema, fare un’accurata anamnesi ed una serie di test specifici che servono per capire quale possa essere la causa del vostro problema.

Solitamente, in questi casi, è sempre bene lavorare insieme alla presenza di un esperto FISIATRA, il quale potrà completare la valutazione fisioterapica attraverso una sua VISITA SPECIALISTICA ed optare per il miglior percorso da seguire!

Il medico potrebbe indicarvi di svolgere delle indagini diagnostiche (RISONANZA MAGNETICA o RADIOGRAFIA), darvi una corretta terapia farmacologica (dimenticando le  inutili e nocive PRESCRIZIONI FAI DA TE) ed, infine, impostare un programma di riabilitazione-fisioterapia “ad personam”, costruito a pennello sulla vostra colonna, basato sul vostro problema principale.

Specifiche terapie antinfiammatorie sono adatte nella fase acuta:

  • TECAR TERAPIA
  • LASER TERAPIA
  • TENS
  • IONOFORESI
  • INTERIX
  • KINESIOTAPE
  • MASSAGGIO

Altri approcci, invece, sono consigliati in fase POST ACUTA o in casi in cui il dolore è cronico:

  • TERAPIA MANUALE ORTOPEDICA
  • KINESI TERAPIA
  • RIABILITAZIONE POSTURALE INDIVIDUALE
  • OSTEOPATIA

Come potete notare gli approcci sono molteplici e questo vuol dire che, per risolvere il vostro problema, è importante la giusta scelta di questi strumenti; perché RICORDATE:

ascoltare gli amici, i parenti o i conoscenti che vi spiegano che hanno avuto lo stesso problema, vi fa solo che perdere tempo prezioso.

Solo consultare gente competente e specializzata nel settore può aiutarvi a risolvere il vostro problema!

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Albamedica
19/Gen/2018

 

Quando parliamo di CERVICALGIA intendiamo indicare un dolore nella parte più alta della nostra colonna vertebrale (ovvero nel collo) e parliamo di una problematica molto diffusa nel mondo occidentale.

Sebbene la maggior parte delle persone che soffre di CERVICALGIA abbia degli attacchi acuti che tendono a risolversi spontaneamente, questo problema incide in maniera importante nella vita sociale e lavorativa e, molto spesso, le frequenti recidive tendono a creare una situazione cronica.

SINTOMI

Il dolore alla cervicale può interessare i muscoli, le ossa, i nervi o altri tessuti che si trovano in questo distretto ed é per questo che può essere classificato in:

  • CERVICALGIA VERA E PROPRIA: dolore strettamente localizzato nella zona del collo a livello delle vertebre cervicali
  • CERVICOBRACHIALGIA: dolore localizzato ne collo ma che si irradia anche nel braccio fino ad arrivare alle mani e alle dita
  • CERVICALGIA CERVICO-CEFALICA: dolore localizzato nel collo che può essere associato a mal di testa , vertigini, nausea, vomito, disturbi della vista e dell’udito.

CAUSE

Il dolore cervicale può presentarsi per cause diverse a seconda che si parli di un problema cronico o acuto.

Traumi, come incidenti e colpi di frusta, sforzi eccessivi possono causare un dolore temporaneo e passeggero nella zona del collo, come anche lo stress, le tensioni muscolari, le posture errate di giorno e di notte, possono favorire tale problema.

Anche il normale processo di invecchiamento del nostro corpo porta ad una degenerazione dei dischi intervertebrali e artrosi, che, sebbene siano condizioni del tutto fisiologiche, se associate ad una diminuzione del tono muscolare ed una ridotta articolarità, possono sfociare in situazioni dolorose ed invalidanti.

FATTORI CONTRIBUENTI

Fattori che contribuiscono ad aumentare la possibilità che si vada incontro a dolori di cervicale ci sono:

  • Una scorretta POSTURA
  • Stile di vita sedentario
  • Una cattiva qualità del sonno (cuscini e materassi sbagliati o posizioni scorrette durante la notte)
  • Degenerazione discale
  • Stress

SOLUZIONI

A seconda che il paziente si trovi in una fase acuta o cronica del suo dolore, ci possono essere diversi approcci per risolvere questo problema.

Spesso capita di accogliere nel nostro centro “Albamedica” pazienti che si sono improvvisamente bloccati con il collo in seguito ad un movimento brusco o ad uno sforzo eccessivo oppure in seguito ad un trauma.

Al contrario, capita anche di vedere pazienti che soffrono di questo problema da anni.

Gli approcci terapeutici, nei due casi, sono completamente diversi:

– In fase acuta lo scopo della fisioterapia è quello di ridurre l’intensita del dolore quanto prima possibile e restituire il movimento.

Questi due obiettivi sono facilmente raggiungibili seguendo un’adeguata terapia farmacologica (se necessaria) e applicando delle terapie ANTINFIAMMATORIE come la TECAR TERAPIA, la LASER TERAPIA e le TERAPIE ANTALGICHE (TENS, IONOFORESI) ed in un secondo momento TERAPIA MANUALE.

  • In fase cronica, invece, il paziente si presenta a studio con un dolore intermittente che va avanti da molto tempo, anche da anni. In questo caso occorre fare un’adeguata e corretta anamnesi, capire bene quale é lo stile di vita del paziente ed individuare quali sono le cause del suo problema.

Quando si é difronte a dolori cronici della cervicale solitamente viene impostato un programma basato direttamente sulla TERAPIA MANUALE la quale serve a restituire elasticità e movimento alle strutture del collo (vertebre e muscoli) e sulla RIABILITAZIONE-RIEDUCAZIONE del paziente a correggere determinati atteggiamenti e posture sbagliate che portano ad un affaticamento generale dei muscoli del collo.

Purtroppo quando un dolore è cronico anche i tempi di recupero si fanno più lunghi; quindi se hai fastidi alla colonna vertebrale non aspettare…

DOTT.SSA MINA SILIBERTO

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Albamedica
19/Gen/2018

La CAPSULITE ADESIVA, detta anche SPALLA CONGELATA, è una patologia di cui non se ne conosce ancora la causa, che interessa la capsula articolare della spalla.

la CAPSULA ARTICOLARE è una “struttura” costituita da tessuto connettivo che ha il compito di avvolgere completamente l’articolazione della spalla.

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Quando questa capsula si restringe o si infiamma si va incontro ad una problematica che in fisioterapia/ortopedia viene chiamata CAPSULITE ADESIVA.

Chi ha sofferto di questo problema o chi attualmente ne soffre sa di certo che è una condizione molto dolorosa ed estremamente invalidante.

Il dolore, localizzato principalmente nella spalla, ne limita il movimento e spesso risulta costante e aumenta durante il sonno.

La CAPSULITE ADESIVA si presenta frequentemente nelle donne dai 35 ai 50 anni (sebbene ne possano essere colpiti anche gli uomini) ed è spesso associata a MALATTIE METABOLICHE, come il diabete, ipo o iper tiroidismo, problematiche AUTOIMMUNI e MENOPAUSA.

Ad oggi i ricercatori non hanno ancora ben capito l’eziologia di questa patologia, tantomeno il perchè colpisca determinate persone piuttosto che altre.

La sua manifestazione è progressiva, infatti, di solito il paziente racconta di un dolore insorto spontaneamente che è aumentato piano piano con il passare dei giorni associato ad una notevole riduzione dei movimenti (PRIMA FASE).

In seguito il dolore locale tende a diminuire e diminuisce anche l’articolarità, infatti il paziente non riesce più a muovere bene la spalla che è molto rigida (SECONDA FASE) e che non permette i più semplici movimenti come allacciarsi il reggiseno, infilarsi la manica di una giacca, pettinarsi e lavarsi il viso.

Purtroppo per questo tipo di problema non esiste una vera e propria prevenzione, tuttavia, è importante che venga fatta una DIAGNOSI PRECOCE ed un adeguato PERCORSO RIABILITATIVO.

Spesso capita che il paziente temporeggi prima di consultare il medico e prima di avere la corretta diagnosi, difatti, quasi sempre, accogliamo nel nostro studio pazienti che hanno questo problema già da qualche mese, che hanno raccolto pareri in giro tra amici e familiari e che hanno fatto terapie antinfiammatorie auto-prescritte senza alcun risultato ma che non hanno mai fatto un’adeguata visita medica o valutazione fisioterapica.

A tal proposito oggi vi vogliamo raccontare la storia di Giovanna, 45 anni, maestra di tennis.

Quando Giovanna è arrivata nel nostro studio aveva dolore alla spalla destra da circa 5 mesi.

Ci ha raccontato che lavorava dalle tre alle sette ore al giorno e che da qualche tempo aveva dovuto diminuire le sue ore di lavoro perché non riusciva più a muovere bene la spalla e che faceva fatica a riposare perché il dolore era molto forte anche di notte.

Durante la nostra prima VALUTAZIONE Giovanna, a causa del forte dolore, non riusciva nemmeno a sdraiarsi sul lettino, ci ha raccontato che il dolore era insorto spontaneamente, senza avere avuto alcun trauma e senza aver svolto alcuna nuova attività.

Purtroppo, sebbene Giovanna avesse assunto diversi antinfiammatori e fatto qualche massaggio, non aveva mai risolto il suo problema ed il dolore continuava ad aumentare.

Quando si era,  finalmente, resa conto che nessuno aveva preso in carico il suo caso si è rivolta a noi chiedendoci cosa doveva fare e come poteva risolvere il suo problema.

Abbiamo subito spiegato a Giovanna che, in questi casi, una CORRETTA E TEMPESTIVA DIAGNOSI era fondamentale e che, dunque, avrebbe dovuto fare una VISITA SPECIALISTICA ORTOPEDICA.

Abbiamo fatto visitare Giovanna dal nostro ortopedico, il quale, attraverso un’approfondita anamnesi ed una serie di test ha consigliato di eseguire una risonanza magnetica.

La risonanza di Giovanna aveva confermato la diagnosi di SPALLA CONGELATA.

In collaborazione con il nostro ortopedico abbiamo preso in carico Giovanna che inizialmente ha dovuto sottoporsi a dei cicli di adeguate terapie farmacologiche per ridurre il suo dolore ed in seguito ha dovuto ricorrere ad un ciclo di infiltrazioni locali (corticosteroidi) affiancato dalla FISIOTERAPIA: TECAR TERAPIA, TERAPIA MANUALE, ESERCIZI DI MOBILITA’ PASSIVA ED ATTIVA secondo un preciso protocollo con lo scopo di eliminare totalmente il dolore e migliorare fino a recuperare completamente a mobilità articolare.

Giovanna è stata seguita per un periodo di circa 6 mesi perché, purtroppo, tale patologia, ha dei tempi di recupero molto lunghi soprattutto quando non viene tempestivamente inquadrata nella giusta maniera e curata col corretto approccio farmacologico e fisioterapico.

Il percorso riabilitativo di Giovanna ha previsto tre sedute di fisioterapia settimanali nei primi due mesi ed in seguito abbiamo deciso di lavorare due volte a settimana per poi continuare con dei trattamenti di mantenimento che ad oggi Giovanna non fa più perché sta bene, è tornata in campo con tutte le sue forze, con articolarità totale e senza dolore!

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Albamedica
19/Gen/2018

Quando parliamo di RIEDUCAZIONE POSTURALE non parliamo ne di ginnastica ne di esercizi di stretching, ma parliamo di RI-EDUCARE il nostro corpo ad una corretta POSTURA.

La POSTURA  di ogni singola persona è diversa da quella di tutti gli altri ed è influenzata da fattori genetici, fattori interni ed esterni e dallo stile di vita.

Generalmente con il termine POSTURA  si definisce “la posizione delle parti del nostro corpo nello spazio” il cui obiettivo è quello di mantenere un perfetto EQUILIBRIO sia in posizione statica che dinamica.

I principali protagonisti di questo EQUILIBRIO sono i MUSCOLI.

I muscoli (quelli statici o anche detti posturali) hanno il compito di lottare costantemente contro la forza di gravità e di farci mantenere la postura.

Tuttavia, condizioni patologiche, traumi, sport, fattori ambientali e lavorativi, condizioni ereditarie e fattori caratteriali possono influenzare la funzione dei muscoli e di conseguenza la postura di un individuo.

La maggior parte delle patologie e dei disturbi a carico della colonna vertebrale deriva da un cattivo utilizzo del nostro corpo e dal mantenimento prolungato di POSTURE SCORRETTE.

Quanti di voi fanno un lavoro sedentario e sono costretti a stare seduti per la maggior parte della giornata di fronte ad un computer?

E Quanti di voi, invece, fanno un lavoro che li costringe a stare tante ore in piedi?

Entrambe queste condizioni possono provocare situazioni di dolore e squilibri posturali, poichè la maggior parte delle patologie e dei disturbi a carico della colonna vertebrale derivano da un cattivo utilizzo del nostro corpo o dal mantenimento prolungato di posture sbagliate e viziate.

Ad un certo punto può, quindi, presentarsi il dolore anche in seguito a movimenti molto semplici e banali come sollevare qualcosa da terra o allungarsi per afferrare un oggetto che sta in alto, come è accaduto al nostro paziente Marco.

Marco, 43 anni, impiegato che passa otto ore davanti al computer, si è presentato nel nostro studio ad Albano Laziale chiedendo di fare una valutazione con un fisioterapista responsabile.

Il primo giorno Marco ci ha raccontato che aveva sempre sofferto di piccoli doloretti e fastidi della zona lombare ma che non gli era mai successo di “bloccarsi”completamente al punto da dover stare a letto e prendere farmaci.

In seguito ad un’attenta anamnesi, osservazione e l’applicazione di specifici test, abbiamo spiegato a Marco che la valutazione aveva evidenziato un evidente squilibrio posturale causato dal suo stile di vita sedentario ed accentuato dal fatto che aveva molto dolore.

In accordo con Marco abbiamo deciso da fare una visita con il nostro fisiatra (dotttor Caligiuri) ed in seguito ad una serie di indagini radiografiche ed un’adeguata terapia farmacologica ha confermato le nostre ipotesi ed insieme abbiamo deciso di intraprendere un percorso di RIEDUCAZIONE POSTURALE il cui scopo era quello di ri-educare il corpo di Marco ad un corretto ALLINEAMENTO e FUNZIONAMENTO dei vari segmenti corporei.

Gli “scompensi”posturali di Marco dipendevano principalmente dalla sua rigidità e dall’accorciamento dei suoi muscoli posturali costretti a mantenere per molte ore la posizione seduta. Marco aveva abbandonato da qualche anno lo sport e, dopo tutto questo tempo, non aveva più un’adeguata flessibilità ed elasticità muscolare tale da poter fare movimenti banali di vita quotidiana.

Il protocollo riabilitativo specifico di Marco ha previsto una serie di sedute nelle quali attraverso dei semplici esercizi posturali (detti posture, ovvero posizioni di massimo allungamento delle catene muscolari), abbinati ad una corretta respirazione, abbiamo allungato e reso più elastici i suoi muscoli in modo tale da ridargli il suo EQUILIBRIO POSTURALE.

Marco è tornato a casa con una nuova consapevolezza del suo corpo.

Durante le sedute di RIEDUCAZIONE POSTURALE ha imparato come deve stare seduto per tutte quelle ore e cosa deve fare per contrastare le sue posizioni viziate, ha imparato come deve allungare e rilassare i muscoli della sua schiena dopo una giornata di lavoro e ha capito che deve ricominciare a fare sport!

Ad oggi Marco viene nel nostro studio una volta al mese e fa una terapia di “mantenimento” durante la quale gli vengono assegnati dei nuovi esercizi di allungamento ed alcune autoposture che può fare da solo anche a casa quando ne sente la necessità, ha ripreso a fare piscina, si sente più elastico ed è in grado di affrontare la sua giornata lavorativa senza alcun dolore!

Dott.ssa Siliberto

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Albamedica
19/Gen/2018

La scoliosi nel bambino rappresenta una patologia frequente, spesso diagnosticata non correttamente ed in ritardo. Quali sono le situazioni ed i sintomi clinici che ne possono fare sospettare la diagnosi?
La scoliosi idiopatica si manifesta tipicamente durante l’età dello sviluppo, intorno ai nove-undici anni, per poi evolvere con ritmi variabili fino al termine dell’accrescimento scheletrico. Colpisce il sesso femminile con un rapporto di 4 a 1 rispetto a quello maschile e in un caso su tre è ereditaria. Si presenta come una curvatura più o meno accentuata della colonna vertebrale: più è grave la curvatura, maggiore è la deformità, che si traduce in una notevole asimmetria delle spalle, del tronco e dei fianchi. La sua aggressività dipende in larga misura dall’età in cui compare, in genere quelle a evoluzione più importante sono quelle che si manifestano presto, già in età scolare (sei-nove anni) o addirittura infantile (tre-sei anni). I genitori, la scuola e l’ambiente sportivo hanno un ruolo importante perché possono segnalare posizioni scorrette o non spontanee del bambino o del ragazzo, che possono costituire dei segnali importanti e che vanno approfonditi il più presto possibile. La scoliosi deve essere sospettata quando una delle due spalle sembra più alta dell’altra o quando gli abiti indossati non cadono dritti. Il ragazzo può anche riferire un affaticamento alla regione lombare dopo essere stato a lungo seduto o in piedi nella stessa posizione. Se la scoliosi è già avanzata, possono manifestarsi anche dolori alla schiena di origine muscolare nelle aree da sforzo, per esempio, nel tratto lombosacrale.


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Albamedica
19/Gen/2018

Che cos’è la scoliosi: la scoliosi è una deformità della colonna vertebrale, associata a una torsione delle vertebre. Interessa in media il 2-3% della popolazione, con una prevalenza delle femmine rispetto ai maschi (7 su 10).
Le cause: “Nell’85% dei casi la scoliosi è idiopatica, cioè non se ne conoscono con precisione le cause”. “Probabilmente si tratta di una malattia genetica multifattoriale, che deforma la colonna vertebrale in modo progressivo. Si è visto però che c’è una predisposizione familiare, per cui se già la mamma o la nonna ne hanno sofferto, il bambino ha maggiori probabilità di esserne colpito. Non è vero invece che la scoliosi sia determinata dalle posture scorrette o dal peso eccessivo degli zaini che i bambini portano ogni giorno a scuola, che possono semmai causare a lungo andare dolori alla schiena”. Nelle altre forme meno frequenti, dette secondarie, la scoliosi può dipendere da patologie neurologiche, congenite, metaboliche.
Quando si manifesta: durante la crescita, in particolare tra i 10 e i 13 anni, età caratterizzata da una rapida crescita della struttura ossea.
Come ci si accorge se c’è: Basta fare un semplice test, detto “Adams test”: si fa piegare il ragazzo in avanti a gambe tese; se c’è scoliosi, un lato della schiena appare più alto rispetto all’altro. In tal caso occorre informare il pediatra, che indirizzerà verso lo specialista di scoliosi (fisiatra od ortopedico).


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Albamedica
19/Gen/2018

Dalle terapie indicate agli sport suggeriti: consigli utili contro il dolore alla regione lombare

Non fa differenze di sesso, età ed estrazione sociale. Né ama particolari stagioni. È il mal di schiena. Che colpisce tutti almeno una volta nella vita.

Raro che sia grave, sicuramente fastidioso. Ecco da cosa dipende e come risolverlo: tutti i consigli utili contro il dolore lombare.

 

Le principali cause del mal di schiena

Tutti noi, almeno una volta nella vita, soffriamo di mal di schiena.

Nella maggior parte dei casi il dolore lombare è dovuto a uno strappo muscolare o a uno stiramento (il cosiddetto ‘colpo della strega’), riscontrabili nel 70% dei pazienti.

La restante parte prova dolore alla schiena in seguito a condizioni osteomuscolari degenerative, come l’artrosi e l’osteoporosi (il 10%) e malattie viscerali (14%), come quelle che interessano gli organi pelvici, i reni e l’apparato gastrointestinale.

Solo l’1% dei dolori lombari dipende da patologie gravi.

Tutto il resto, cioè il 6% parte del totale dei pazienti che accusano mal di schiena, è dovuto ad altri fattori che solo il medico può individuare, come ad esempio fratture, cifosi e ernie del disco.

La terapia per il mal di schiena

Quando si scatena il dolore alla schiena il desiderio è uno solo: farlo passare. Dal punto di vista sintomatologico, la terapia più efficace è quella con gli analgesici. Sul lungo periodo però i farmaci da soli non bastano. Se non si correggono gli errori, prima o poi la lombalgia si ripresenta. Ci vuole una visita dallo specialista (ortopedico) per impostare un piano terapeutico efficace. Il primo passo è una terapia d’attacco, da seguire per quattro, cinque giorni, a base di farmaci antinfiammatori contro il dolore e miorilassanti per sciogliere le contratture muscolari.

A ciò è bene associare un ciclo di massaggi specifici che vengono effettuati da un fisioterapista per accelerare la guarigione.

Se tutto ciò non dovesse bastare e il mal di schiena diventa un appuntamento ricorrente, si può tentare la strada dell’osteopatia, un trattamento manuale che cerca di curare un dolore apparentemente inspiegabile.

La terapia contro il mal di schiena

Una volta passato il dolore acuto, si può programmare terapia riabilitativa sotto la guida dello specialista.

Le tecniche più utilizzate contro il mal di schiena sono un’evoluzione della tradizionale fisioterapia, sempre utile ed efficace.

 

Core Training: una ginnastica speciale in arrivo dagli Usa, adottata in quasi tutti i centri di fisioterapia. Vengono insegnati una serie di esercizi che rafforzano i muscoli della zona “core”, cioè del corpo. In particolare quelli del tronco, dell’addome e gli erettori della colonna vertebrale. Poco conosciuti, ma importanti perché quando sono tonici, sono una specie di busto naturale.

 

Back school. Ovvero: scuola per la schiena. E non è un caso se si chiama così, perché si imparano gli esercizi di ginnastica che rendono la colonna tonica ed elastica e le posizioni più corrette da adottare in qualsiasi momento della giornata. E funziona, come ha dimostrato un’ampia ricerca svizzera. A 10 anni di distanza chi aveva seguito l’associazione di rieducazione e ginnastica continuava a stare bene.

 

Pilates contro il mal di schiena

Il pilates è un vero e proprio metodo di rieducazione della postura. Lo hanno provato gli studi clinici condotti al Saint Mary hospital di San Francisco, negli Stati Uniti, dove un intero reparto è dedicato a questa terapia. La marcia in più del metodo Pilates è che si educa la mente a collaborare con il corpo. Ogni volta che si cambia posizione diventa così automatico assumere quella più corretta.


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