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Albamedica
21/Giu/2018

ALBAMEDICA CAMMINA (AL TUO FIANCO/CON TE) in collaborazione con ALBALONGA WALKING A.S.D.

INSIEME CON ALBAMEDICA E ALBALONGA WALKING

Troppo spesso il nostro stile di vita ci conduce alla sedentarietà e questo, scientificamente provato, può indurre nel nostro corpo problematiche importanti, dalla sintomatologia dolorosa e rigidità articolare a problematiche cardiocircolatorie e obesità.

Anche in presenza di problematiche articolari, dopo aver svolto un adeguato percorso riabilitativo eseguito da professionisti laureati, la proposta di camminata nordica può essere un valido supporto per mantenere nel tempo gli effetti del trattamento stesso.

La collaborazione tra Albamedica e Albalonga Walking nasce quindi dalla volontà e dall’esigenza di promuovere questa interessante e utile pratica e di fornire a tutti i nostri pazienti occasioni in cui poter svolgere attività fisica, e prendersi in tal modo cura del proprio corpo e della propria salute, svolgendola però in compagnia e sotto le attente indicazioni di istruttori preparati.

Ma vediamo ora insieme  di cosa si tratta…

COS’È IL NORDIC WALKING

Il Nordic Walking (NW), o camminata nordica, è una forma di attività fisica nella quale il cammino è supportato dall’uso di particolari bastoni. Nata negli anni ’60, quando gli atleti di sci di fondo cominciarono ad utilizzare i bastoncini per allenarsi anche in estate, ad oggi è diventata un’attività a sé in costante sviluppo e diffusione.

La corretta tecnica del NW comporta un attivo e dinamico uso dei bastoncini; rispetto la normale camminata coinvolge più distretti corporei e questo determina un maggiore reclutamento di alcuni gruppi muscolari, tra cui i muscoli dorsali, i tricipiti, i bicipiti, i muscoli addominali e paraspinali.

È una pratica che si svolge all’aria aperta, affiancati da istruttori preparati e formati circa il corretto svolgimento e durata dell’allenamento.

BENEFICI

Rispetto ad una camminata normale il NW ha numerosi benefici:

  • Maggiore consumo di calorie à il NW genera un incremento nel consumo di energia fino al 46% rispetto alla camminata tradizionale
  • Maggiore sviluppo della resistenza à aumento di resistenza della muscolatura del tronco, fino al 38%
  • Migliora l’equilibrio, la stabilità e la coordinazione
  • Evita il sovraccarico su anche, ginocchia e caviglie a favore di un allenamento simultaneo degli arti superiori
  • Stimola a mantenere una buona postura durante il cammino
  • Migliora il sistema cardiocircolatorio à l’utilizzo di bastoncini durante la camminata permette una maggiore espansione del torace e quindi dei polmoni; inoltre il movimento delle braccia e delle mani determinato dai bastoncini migliora la circolazione di questi distretti
  • Aiuta a gestire lo stress à durante il Nordic Walking si regolarizza il respiro e si porta l’attenzione sui movimenti coordinati di braccia e gambe, azioni che aiutano a scaricare le tensioni negative accumulate e ad allontanare le preoccupazioni della vita di tutti i giorni.

Questo tipo di cammino è risultato utile in diverse condizioni patologiche, tra cui l’obesità, i disturbi cardiaci e circolatori, i disordini vestibolari, la malattia di Parkinson e la fibromialgia.

 

Ma i vantaggi del Nordic Walking non finiscono qui: spezziamo la routine che ci vede chiusi in uffici, negozi, magazzini, privandoci dello spettacolo delle nostre bellezze naturali.

 

ALBALONGA WALKING A.S.D. : CHI SIAMO

ALBALONGA WALKING A.S.D. è un’associazione senza scopo di lucro fondata il 20 Febbraio 2017. Gli istruttori dell’associazione, certificati dalla scuola italiana Nordic Walking (SINW), sono Fabio Casentini e Angelo Mondavio.

L’associazione nasce con l’obiettivo di promuovere la pratica del Nordic Walking nelle zone dei Castelli Romani attraverso il coinvolgimento e la partecipazione di coloro che amano camminare in compagnia, all’aria aperta, unendo all’utilità di fare attività fisica il piacere di stare insieme.

 

 

Il nostro organismo non è fatto per stare seduto su una sedia dietro una scrivania, non è fatto per stare disteso su un divano…Riscopri con noi i vantaggi ed i benefici del MOVIMENTO!

 

Autore

DOTT.SSA in fisioterapia GIULIA MONTAGNER


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Albamedica
21/Giu/2018

Hai mai avuto la bruttissima sensazione che tutta la stanza intorno a te girasse?

Ti è mai successo di sentirti instabile o di “sbandare”?

La Vertigine è uno dei disturbi più comuni dei pazienti che si presentano allo studio di un medico o al primo-soccorso.

Facciamo un po’ di chiarezza.. Cerchiamo di capire che cosa sono

Si tratta di un’alterazione della percezione sensoriale dell’individuo, questo influisce sul movimento della persona dandogli un’errata percezione dello stesso, caratterizzato da perdita di equilibrio.

È una sensazione illusoria (cioè non reale) di movimento e possiamo distinguere in:

  • soggettiva: il paziente ha l’illusione di muoversi, di essere instabile, spesso riferisce di sentire “la testa vuota”, di non riuscire a mantenere l’equilibrio né una stabile direzione di marcia;
  • oggettiva: il soggetto vede l’ambiente circostante muoversi o con senso rotatorio (“la stanza mi gira intorno!”) o oscillante sul piano orizzontale o verticale.

Occorre sottolineare che le vertigini sono un sintomo e non una malattia e quindi si riferiscono a una disfunzione dell’apparato dell’equilibrio (o di sistemi cerebrali a questo connessi)

Da cosa sono causate??

Possono essere provocate da vari possibili fattori, quali:

  • Colpo di frusta: come avviene, per esempio, in un tamponamento automobilistico.
  • Artrosi cervicale: un lento processo degenerativo delle strutture ossee della colonna vertebrale (causato da scarsa attività fisica, traumi, scorrette posizioni lavorative)
  • Sindrome di Ménière: secondaria ad un aumento abnorme del liquido (“endolinfa”) situato dentro le strutture del “labirinto membranoso” dell’orecchio interno; la sintomatologia è caratterizzata da vertigini, diminuzione dell’udito e ronzio auricolare (acufeni).

È ormai riconosciuto che una delle cause primarie e più frequenti delle VERTIGINI trova la sua origine nel tratto cervicale. Da qui la definizione di VERTIGINI cervicali o cervicogeniche.

Come riconosco se davvero soffro di Vertigini Cervicogeniche?

In questo tipo di VERTIGINI, oltre ai soliti sintomi, s’individuano anche: rigidità della nuca, crampi, formicolii, sensazione di freddo ed altro, tutti elementi che, se non valutati in modo tempestivo e opportuno, rischiano di dar vita a sintomatologie complesse di natura cronica.

È evidente che i movimenti della testa e degli occhi devono essere coordinati da una azione armonica. Un’ipermobilità del rachide cervicale superiore, che dirige il movimento della testa in modo troppo rapido ed ampio, spezza questa relazione armonica creando turbe interferenziali nel meccanismo di adattamento posturale e facilitando l’insorgenza di sindromi vertiginose acute.

Si ricorda inoltre che la parte anteriore del cranio è condizionata dalla relazione armonica esistente tra mandibola sospesa al temporale (ATM), colonna cervicale, osso ioide, e sistema muscolare connesso; un’alterazione dell’occlusione, quindi, deve essere presa in considerazione.

Esiste una correlazione anatomica e funzionale tra i muscoli nucali e i muscoli oculomotori:

ogni stimolo visivo che sollecita la nostra attenzione indirizza il nostro sguardo per il tramite di due azioni muscolari:

– l’azione della muscolatura estrinseca dell’occhio (muscolo retto superiore, inferiore, mediale e laterale e muscolo obliquo superiore ed inferiore) che dirige l’occhio.

– L’azione dei muscoli nucali (muscolo grande retto posteriore, piccolo retto posteriore, grande obliquo e piccolo obliquo) che dirige la testa.

Questo motiva il fatto che molto spesso le vertigini siano provocate  da movimenti bruschi della testa o dal girare velocemente gli occhi in una direzione

Esiste una correlazione con l’età del paziente??

La vertigine è un problema purtroppo comune nella popolazione anziana. In paragone alle persone più giovani, la vertigine negli anziani è più persistente, ha più origini, è meno probabile che sia causato da un problema psicologico ed è più incapacitante (Davis L, 1994). Le due fonti principali della vertigine in persone anziane sono l’orecchio (vestibolare periferico) e il cervello.

La popolazione anziana, a causa dell’alta incidenza di artrosi e di disturbi cervicali, è dunque più soggetta alla vertigine cervicale.

Come la Valutiamo??

La valutazione della vertigine dovrebbe includere un’anamnesi generale e l’esame fisico. Un’anamnesi pertinente includerebbe la durata, il periodo di manifestazione ed i fattori precipitanti, tali come un cambiamento della posizione, perdita dell’udito, disturbo dell’andatura e cambiamenti neurologici unilaterali dovrebbero richiamare l’attenzione durante l’anamnesi.

Esami di laboratorio basici, sono importanti per differenziare il capogiro dalla vertigine. L’esame fisico dovrebbe includere un esame neurologico completo, così come una valutazione Osteopatica del tratto cervicale. Ulteriori esami possono includere un audiogramma e un elettronistagmogramma; RMN o TAC sono utili alla diagnosi dei neuromi acustici.

È importante notare che la vertigine nella vecchiaia può essere relazionata a una disfunzione vestibolare.

La valutazione del tratto cervicale, si valuteranno i muscoli del collo, lo Scom (sternocleidoccipitomastoideo), gli scaleni e il trapezio, annotando i cambiamenti dei tessuti, tender point e asimmetrie. La stessa procedura di analisi verrà applicata durante il movimento passivo nelle stesse zone.

Importante è palpare la posizione dell’occipite, così come la traslazione laterale dell’atlante (prima vertebra cervicale) ed esaminare le eventuali restrizioni della rotazione dell’atlante. Dopodiché, valutare più in basso il rimanente tratto cervicale, palpando le vertebre cervicali inferiori, valutando la loro flessione ed estensione, così come la rotazione e la traslazione laterale.

Come funziona il trattamento?

Il trattamento osteopatico della vertigine cervicale è direzionata verso la correzione della Disfunzione osteopatica. Possono essere applicate tecniche dirette come indirette per ridurre la restrizione.

Le tecniche di energia muscolare e dei tessuti soffici sono alquanto utili per ridurre lo spasmo dei muscoli dello sternocleidomastoideo, degli scaleni, paracervicali e del trapezio. La tecnica di counterstrain e il rilascio legamentoso articolare possono fornire una riduzione eccellente e tollerabile della restrizione delle vertebre cervicali.

Comunque, la manipolazione più utile e efficace della vertigine cervicale è una combinazione di varie modalità, inclusa l’abilità del paziente di collaborare.

Vi presento un caso

Una donna di 46 anni è stata ammessa in ospedale con una manifestazione di vertigine vorticosa, accompagnata da nausea e vomito, dichiarando di non provare alcun dolore toracico o segni di carattere neurologico. Le analisi di laboratorio non evidenziavano carenze o deficit.

La paziente è stata trattata e inviata a casa con una cura farmacologia.

Dopo pochi giorni è ritornata in ospedale per episodi continui di vertigine. Di nuovo, non c’erano segni neurologici di lateralizzazione unilaterale, e il suo esame fisico non ha rivelato nessuna anormalità. Sono stati effettuati un esame TAC della testa e un Doppler della carotide. Entrambi erano dentro i limiti normali. La RX del tratto cervicale ha dimostrato una marcata rettilinizzazione del tratto cervicale.

In seguito, è stata sottoposta ad una valutazione neurologica, ed è stata diagnosticata, in quel periodo, una insufficienza vertebrale-basilare.

Terminati questi esami clinici la paziente si è presentata presso il nostro studio, abbiamo rilevato tramite la prima visita osteopatica una disfunzione somatica delle vertebre C1-C2 e D1-D4.

Quindi abbiamo iniziato i Trattamenti Osteopatici una volta a settimana per le prime 2 settimane poi il controllo a un mese circa.

Consistevano in: Rilascio Articolare Legamentoso con tecniche Strain e Counterstrain alle vertebre cervicali superiori e toraciche, e le strutture del tessuto morbido ad esse relazionate. Trattamento cranio sacrale volto al riequilibrio dello stesso.

Entro due settimane, la paziente ha dimostrato un miglioramento significativo e continuato progressivamente nel mese, ora svolge una routine di mantenimento con un trattamento ogni 2 mesi circa presso il nostro studio.

DOTT. LUCA DAMIANI

 


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Albamedica
21/Giu/2018

NON SE NE PUO’ PIU’!

Uscire dal dolore cronico

 

Hai avuto una dolorosissima eruzione cutanea con bollicine e croste e ti hanno diagnosticato “Il fuoco di S. Antonio”, più precisamente un’infezione da Herpes Zoster? Ti hanno detto che sarebbe durata un paio di settimane ma invece, a distanza di mesi o addirittura di anni, il dolore non è affatto passato, senti bruciori, fitte e scosse improvvise, formicolii, spilli… non riesci a sfiorare la pelle perché ti causa un dolore insopportabile? Oppure ti è rimasto un terribile prurito?

Come probabilmente già sai, sei affetto dalla cosiddetta Nevralgia Posterpetica.

L’Herpes Zoster/Fuoco di S. Antonio colpisce più gli anziani che i giovani (7 casi su mille persone nei settantenni, 12 su mille negli ottantenni, ma poco più di 3 su mille nella popolazione generale). La cosa peggiore è che una persona su dieci, continua a subire dolore, malgrado l’eruzione cutanea sia già risolta da mesi.

 

Il tuo mal di schiena è diventato anche dolore ad una o entrambe le gambe? Oppure hai un dolore alla coscia o al polpaccio, o ai piedi, senza mal di schiena? Senti strani formicolii o bruciori? Hai uno strano intorpidimento ed hai come l’impressione che la sensibilità non sia più la stessa? Fatichi a camminare sulle punte dei piedi o sui talloni?

Molto probabilmente soffri di sciatalgia o lombosciatalgia. Le radichi del nervo sciatico probabilmente sono compresse nel tratto che emerge dalla colonna vertebrale e ti fanno percepire il dolore nelle zone che vanno ad innervare. Anche se la tua coscia, la tua gamba, o il tuo piede, non hanno niente che non va, le senti doloranti come se fossero danneggiate.

Moltissime persone soffrono di sciatalgia o lombosciatalgia, i più fortunati hanno qualche episodio acuto ogni tanto, ma nel frattempo fanno una vita del tutto normale. Altri purtroppo sono affetti da un dolore continuo, che non dà tregua mai, nemmeno di notte…

 

Hai dolori al viso o alla testa? Sono solo da un lato e sempre nella stessa zona? Riesci a identificare quasi sempre cosa è in grado di scatenare l’attacco? Spesso è sufficiente parlare, mangiare, radersi o – perfino – sorridere per precipitare un dolore improvviso, come una coltellata o una potente scossa.

Talvolta il dolore rimane di sottofondo malgrado l’attacco forte sia passato?

Potresti soffrire di nevralgia del trigemino. Nella gran parte dei casi non si riesce a capire da cosa sia generato il dolore, mentre in altri si può dimostrare una compressione del nervo trigemino.

 

Se ti sei riconosciuto in una di queste tre condizioni, hai bisogno di consultare un esperto di terapia del dolore che possa davvero aiutarti ad affrontare la tua condizione.

 

 

La terapia del dolore

La Terapia del dolore si occupa di identificare le cause e di curare il dolore di qualunque natura. Si avvale di tutte le armi disponibili: dai farmaci, alla chirurgia, all’impiego di dispositivi medicali, a strategie psicologiche, a metodologie riabilitative…

 

Il dolore non è nostro nemico

Anche se tutti lo temiamo, il dolore è un sistema di allarme indispensabile per la nostra sopravvivenza: ci permette di evitare lesioni, scoprire una malattia, evitare movimenti o situazioni pericolose… Senza il dolore la nostra vita sarebbe molto più breve e difficile.

Proprio per la sua importanza, il sistema di rilevazione del dolore è estremamente complesso, continuamente sottoposto ad un sistema di pesi e contrappesi, di segnali eccitatori ed inibitori. Tutto ciò costruisce un equilibrio dinamico, una fine regolazione della sensibilità del sistema e determina quelle che in maniera semplificata chiamiamo “le soglie del dolore”: tali soglie, in realtà, cambiano in continuazione.

 

Un equilibrio che può “saltare”

Se il nostro sistema di allarme viene continuamente o eccessivamente stimolato, può alterare il proprio funzionamento: entra in uno stato di ipersensibilità, si dice che “cronicizza”. Come una sentinella che si sente continuamente minacciata: finisce per sparare ogni volta che vede muoversi qualcosa. Il dolore, così, può svincolarsi dagli stimoli che l’hanno prodotto e possiamo provare dolore anche per il semplice contatto con i vestiti, per lo stesso calore del nostro corpo, oppure subire fitte che non sono giustificate da alcuna lesione. Questo tipo di dolore non è più “il sintomo di qualche malattia”: è esso stesso “la malattia” e bisogna curarla come tale.

Il dolore cronico comporta alterazioni importanti nel carattere, nella capacità di lavorare e di interagire con gli altri. Molti malati finiscono per non essere più creduti nemmeno da medici e familiari e questo non fa che aggravare la loro situazione.

 

Curare il dolore cronico

Abbiamo molti farmaci e molte tecniche per combattere il dolore cronico, ma molta strada resta da fare. Rimane una patologia per la quale non esistono panacee e che va affrontata con una forte dose di personalizzazione delle cure: non esiste un paziente identico ad una altro e questo vale a maggior ragione per il dolore.

Sempre più raccomandazioni e linee guida insistono per associare le terapie farmacologiche a terapie non farmacologiche di tipo fisico e di tipo psichico per affrontare il dolore cronico. In particolare il trattamento farmacologico, da solo, molto raramente può aver ragione del dolore cronico e dovrebbe essere considerato di seconda linea. Inoltre i farmaci utilizzati per il dolore cronico sono impegnativi e richiedono molta perizia per essere utilizzati in maniera oculata ed efficace, per questo è importante affidarsi a medici che hanno maturato una grande esperienza con tali sostanze.

 

Una nuova possibilità: la Scrambler Therapy

Una delle ultime frecce messe a disposizione del nostro arco è la Scrambler Therapy, un trattamento non farmacologico realizzato con un’apparecchiatura ideata in Italia: produce stimolazioni elettriche a bassa intensità, con forme d’onda e modulazioni specifiche, dirette proprio ai nervi che conducono il dolore con l’obiettivo di annullarlo rapidamente. La stimolazione riesce a ridurre il dolore in tempi estremamente rapidi e poi viene ripetuta per un ciclo che prevede normalmente dieci sedute; in seguito al ciclo completo l’effetto antalgico si stabilizza per un periodo prolungato. La stimolazione avviene attraverso la semplice applicazione di elettrodi sulla pelle, è indolore, non invasiva e totalmente priva di effetti indesiderati.

La Scrambler Therapy è particolarmente pensata per agire sul dolore cronico come ed è risultata efficace in numerosi studi soprattutto sul dolore neuropatico, anche se resistente a farmaci potenti come gli oppiacei o gli anticonvulsivanti. La percentuale di pazienti che rispondono è risultata molto elevata, comunque con una semplice prova di pochi minuti si può scoprire se il proprio dolore è suscettibile a questo trattamento.

In particolare abbiamo trattato numerosissimi casi di Nevralgia post erpetica, Nevralgia trigeminale e Lombosciatalgia. Siamo quindi particolarmente esperti su queste patologie che spesso hanno risposto in maniera sorprendente.

 

 

A chi puoi affidarti?

Il dott. Russo si è laureato con lode in Medicina e Chirurgia nel 1988 all’Università di Roma Tor Vergata ed è iscritto all’Ordine dei Medici di Roma.

Ha un Master di Alta Formazione e Qualificazione in Terapia del Dolore (Tor Vergata 2016) ed un Master in Medicina Palliativa (Tor Vergata 2009).

Si occupa di Terapia del Dolore e Medicina Palliativa dal 2004 e dirige come Responsabile Medico il Servizio di Cure Palliative San Marco di Latina, (Assistenza domiciliare e Hospice) dal 2009.

Svolge la sua attività libero professionale in terapia del dolore presso lo Studio Polispecialistico Albamedica in Albano Laziale, occupandosi di dolore cronico. E’ particolarmente esperto nella Scrambler Therapy che è stato tra i primi a praticare fin dal 2010 e di cui è istruttore ufficiale. Ha tenuto numerosi corsi, conferenze e relazioni a convegni in Italia e all’estero ed è autore di pubblicazioni su riviste internazionali.

 

 


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Albamedica
21/Giu/2018

La metà delle persone che vivono sul pianeta terra hanno problemi di  MAL DI TESTA. L’80% della popolazione mondiale che soffre di mal di testa ignora ladiagnosi,mentre il  20% degli individui che hanno avuto una diagnosi, frequentemente si sentono dire che non ci sono cure per questo problema se non l’assunzione di  farmaci.

Soffri di mal di testa? Sai la differenza tra emicrania e cefalea tensiva? Provo a spiegartelo con parole semplici ma esaustive.

L’ EMICRANIA è un intenso dolore alla testa con localizzazione unilaterale e qualità pulsante, la cui intensità costringel’individuo che ne soffre ad evitare le attività di vita quotidiana e frequentemente si associa a fotofobia (sensibilità alla luce), fonofobia (sensibilità ai suoni), osmofobia (sensibilità agli odori) e nausea o vomito.

La CEFALEA TENSIVA , invece, è un dolore alla testa con localizzazione bilaterale e qualità costrittiva non pulsante ad intensità moderata associata ad una condizione di affaticamento e dolore muscolare nella regione del collo.

Questi due tipi di mal di testa sono i più diagnosticati dai medici.

Chi ha questi problemi usa molti farmaci ed il più delle volte col passare del tempo è costretto ad aumentare la dose degli stessi o a cambiare il farmaco perchéquello che prima dava risultati veloci sul dolore non da’ più lo stesso effetto.

Ma è vero che non ci sonorimedi per il mal di testa e che si deve convivere tutta la vita con questo problema continuando a prendere farmaci?

A tal proposito rispondo raccontando la storia di Francesca, paziente che qualche mese fa si è rivolta ai nostri specialisti.

Francesca, segretaria di 48 anni, è venuta ad Albamedica perché soffriva di mal di testa da 4 anni, molto provata, ci ha chiesto se potevamo aiutarla per questo suo problema che le dava disagi sia al lavoro che in famiglia.

Francesca aveva, prima del nostro intervento, 12 attacchi di mal di testa al mese,  in passato aveva fatto alcune visite da medici specializzati in neurologia ricevendo molteplici diagnosi e altrettante terapie farmacologiche ed era stufa di assumere medicinali che non le facevano più effetto e che iniziavano a darle fastidiosi effetti collaterali. I nostri specialisti hanno sottoposto Francesca ad un’anamnesi molto accurata e le hanno chiesto di spiegaredettagliatamente quale era il suo stile di vita e quali erano i suoi sintomi.

Successivamente sono stati valutaticon tecniche di terapia manualei muscoli e la mobilità articolare del suo collo e sono stati eseguiti una serie di test palpatori in alcune aree della cervicale, del cranio e della faccia. Nella stessa seduta di valutazione abbiamo riprodotto con queste tecniche, palpando specifiche aree, i sintomi del suo mal di testa.

Questo accadeva perché la componente cervicale aveva un ruolo fondamentale nel mal di testa di Francesca che, in seguito ad un piccolo ciclo di trattamenti di terapia manuale, ha ridotto i suoi attacchi di mal di testa da 12 a 2 al mese.

Francesca oggi è molto soddisfatta, la qualità della sua vita sia a lavoro e a casa è migliorata notevolmente ed ha anche scoperto che un po’ di sport ed una corretta alimentazione insieme alle nostre sedute di mantenimento la aiutano a mantenere il suo stato di benessere.


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Albamedica
21/Giu/2018

La visita gnatologico-posturale è importante per capire se i fastidi accusati dal paziente come la cefalea, dolori facciali, nucali, acufeni e vertigini, sono in relazione alla malocclusione e i disturbi della colonna vertebrale o motori.

La Skydental3D offre ai propri pazienti la possibilità di una visita gnatologicoposturale completamente gratuita e viene eseguita da un equipè di tre  specialisti: lo Gnatologo, ovvero l’esperto di occlusione, di ATM (articolazioni temporo-mandibolari) e di riabilitazioni implanto-protesiche, l’osteopata, specialista in disturbi che interessano non solo l’apparato neuro-muscolo scheletrico, ma anche cranio-sacrale (legame tra il cranio, la colonna vertebrale e l’osso sacro) e viscerale (azioni sulla mobilità degli organi viscerali), il Fisioterapista, specialista in disfunzioni presenti nelle aeree della motricità, delle funzioni corticali superiori e viscerali conseguenti ad eventi patologici, a varia eziologia, congenita o acquisita.

Nei centri Skydental3D la visita è fondamentale al fine di individuare in maniera precisa ed accurata il reale rapporto mandibola-cranio e l’eventuale presenza di qualsiasi problematica che potrebbe impedire questa naturale correlazione che permette un normale movimento della mandibola e della colonna vertebrale e attività muscolare in generale. La visita Gnatologico-posturale dovrà infine necessariamente prevedere la valutazione delle eventuali documentazioni precedenti o terapie già in atto che potrebbero essere risultate, fino a quel momento, non risolutive o inadatte ai fine della risoluzione della problematica  in corso.

Terapie successive la visita gnatologica

L’equipè di specialisti deciderà il piano di trattamento più idoneo alla situazione clinica del paziente in trattamento. Molto spesso il trattamento riguarda l’utilizzo di appositi dispostivi dentali, chiamati Bite, che hanno diverse finalità come il rilassamento muscolare o la decompressione delle articolazioni temporo-mandibolari. In altri casi, il trattamento terapeutico può prevedere il ricorso a specifiche manovre tramite cui si avrà la possibilità di risolvere problematiche particolarmente complessi quali il locking gnatologico e lo sblocco viscerale a cui dovrà seguire una fase di riabilitazione fisioterapica.

La qualità della vita, elemento fondamentale di valutazione nella visita Gnatologico-posturale

Nei centri Skydental3D, l’equipè avrà l’accuratezza di valutare ulteriori parametri indicati dal paziente quali gli aspetti emotivi che governano il suo quotidiano e che vengono a volte usati questionari per valutare la “qualità della vita”. Per completare l’iter diagnostico infine, si potrà opportunamente valutare il ricorso a esame strumentali o diagnostici necessari per valutare approfonditamente e numerica l’equilibrio dell’occlusione, la postura corporea o la simmetria dei muscoli masticatori (Elettromiografia di superficie).

Non aspettare, il tuo benessere psico-fisico globale dipende da te, prenota subito un appuntamento per una visita gnatologica posturale GRATUITA.

 

VISITA GNATOLOGICA POSTURALE PRESSO I CENTRI SKYDENTAL3D (Guarda il video)


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Albamedica
21/Giu/2018

 

Conoscete persone che soffrono di COXARTROSI?

A voi stessi è stata diagnosticata un’artrosi dell’anca e non sapete cosa fare, a chi rivolgervi?

Tutte le persone che soffrono di COXARTROSI devono necessariamente andare incontro ad un intervento di PROTESI?

Vediamo insieme di cosa si tratta e cerchiamo di fare un pò di chiarezza!

Per prima cosa, un’importante premessa da fare riguarda il fatto che bisogna sfatare il mito secondo il quale chi ha l’ARTROSI è MALATO e soffre di una patologia grave ed incurabile!

Si, avete capito bene, avere ARTROSI  a 40, 50 o 60 anni è del tutto NORMALE, in quanto, il processo artrosico è un processo DEGENERATIVO FISIOLOGICO  del nostro corpo, con il passare degli anni avviene in tutte le persone…pensate, infatti, ai vostri capelli…con il passare del tempo, invecchiando, sono diventati bianchi (chi più, chi meno) e l’artrosi funziona esattamente allo stesso modo, è un “invecchiamento” delle nostre ossa!

Tuttavia, questo processo del tutto naturale, non sempre segue un percorso fisiologico, infatti, ci sono casi in cui lo stato ed il grado di ARTROSI è talmente importante ed avanzato che può portare a DOLORE ed IMPOTENZA FUNZIONALE.

L’anca ,che è una delle articolazioni più importanti del nostro corpo, è costituita dalla TESTA DEL FEMORE che si inserisce all’interno dell’ACETABOLO (un incavo dell’osso iliaco che fa parte del bacino).

La testa del femore è ricoperta da uno strato di cartilagine che ha la funzione di levigare e rendere scorrevoli queste due superfici di contatto.

La degenerazione della cartilagine favorisce l’avanzare del PROCESSO ARTROSICO che può manifestarsi con DOLORE LOCALE e LIMITAZIONE ARTICOLARE.

SINTOMI

Chi soffre di COXARTROSI sa bene di cosa si tratta e, a seconda dei vari gradi di artrosi, può soffrire di un dolore più o meno forte, più o meno costante, localizzato nella parte anteriore dell’anca (INGUINE) o nella parte anteriore della coscia.

Il dolore può essere avvertito anche a livello del ginocchio e, qualche volta, anche nel gluteo.

Una delle caratteristiche principali della COXARTROSI è proprio la sua evoluzione: LENTA e PROGRESSIVA.

Inizialmente, infatti, può capitare di avere dolore locale in seguito ad un eccessivo sforzo che rientra facilmente con un pò di riposo, ma, col passare del tempo, il dolore può cominciare ad essere persistente e costante ed indipendente dalla attività di vita quotidiana.

CAUSE

Sono molteplici le cause che portano a soffrire di COXARTROSI e per prima cosa bisogna fare una netta distinzione tra COXARTROSI PRIMARIE e COXARTROSI SECONDARIE.

Nelle forme PRIMARIE non è possibile identificare una vera causa e, solitamente, si parla di una predisposizione naturale di quel soggetto a sviluppare tale problema. Le forme primarie di coxartrosi sovraggiungono con l’eta e con il normale processo di invecchiamento ed usura delle nostre ossa.

Le forme SECONDARIE di COXARTROSI, invece, possono colpire anche soggetti molto giovani (30, 40 anni).

In questi casi è sempre possibile risalire ad una precisa causa che ha scatenato il processo artrosico, il quale avanza in maniera più veloce.

Tra le cause più comuni abbiamo i TRAUMI, come per esempio le fratture, le LUSSAZIONI,  i PROCESSI INFIAMMATORI e le PATOLOGIE METABOLICHE O ENDOCRINE come per esempio il diabete e l’artrite reumatoide.

FATTORI PREDISPONENTI

In generale l’ETA’ è uno dei principali fattori predisponenti della coxartrosi, ma ci sono anche:

  • l’EREDITARIETA’ (predisposizione familiare)
  • IL PESO (perchè pesare troppo , essere obesi o in semplice sovrappeso, può affaticare le articolazioni delle anche più del dovuto)
  • ECCESSIVA ATTIVITA’ SPORTIVA (perchè alcuni tipi di sport, se fatti a livello agonistico, possono accelerare il naturale processo artrosico)

SOLUZIONI

Quindi chi soffre di coxartrosi, che sia un quarantenne o un sessantenne, deve andare incontro ad un intervento chirurgico?

Deve prendere farmaci?

Deve fare ginnastica?

La FISIOTERAPIA può aiutare, migliorare, o risolvere il problema?

Come potete ben immaginare ogni caso è diverso dall’altro ed ogni individuo, a seconda dell’età, del tipo lavoro che svolge, dei suoi obiettivi e suo stile di vita avrà una serie di soluzioni/opzioni che sono diverse da quelle di qualsiasi altro!

Inquadrare la SITUAZIONE INDIVIDUALE e gli OBIETTIVI  del paziente è molto importante per decidere se è il caso di intervenire con una terapia conservativa o andare incontro ad un vero e proprio intervento di protesi.

A tal proposito, volevamo raccontarvi la storia di un nostro paziente, il Signor Pasquale.

Pasquale aveva prenotato una VALUTAZIONE GRATUITA presso il nostro centro di medicina e fisioterapia ALBAMEDICA di ALBANO LAZIALE (via Verdi 10-12), ed era venuto per consultare il nostro responsabile di fisioterapia perchè era convinto di dover andare incontro ad un intervento di protesi dell’anca ed era molto preoccupato.

Pasquale aveva 65 anni e soffriva di questo dolore nella zona inguinale da qualche mese e che, alcune volte, il dolore scendeva anche nella coscia fino ad arrivare al ginocchio al punto tale da non permettergli più di fare le sue passeggiate mattutine con la moglie.

Insieme a Pasquale abbiamo deciso di consultare il nostro ORTOPEDICO, il quale, attraverso un’attenta anamnesi ed una VISITA accurata e precisa dei movimenti fisiologici dell’anca, ha consigliato di fare una RADIOGRAFIA per valutare il grado della sua artrosi.

L’esame diagnostico aveva confermato il sospetto del dottore, infatti, Pasquale, aveva una COXARTROSI dolorosa ma di un’entità tale che non era necessario affrontare un intervento di protesi, bensì un percorso conservativo di FISIOTERAPIA!

Abbiamo preso in carico Pasquale e abbiamo cominciato, così come indicato dall’ortopedico, con una PRIMA FASE di terapia antinfiammatoria: TECAR TERAPIA e LASER TERAPIA abbinate ad un ciclo di infiltrazioni locali di ACIDO IALURONICO.

In, seguito, passata la fase acuta, siamo passati alla SECONDA FASE: TERAPIA MANUALE ed ESERCIZI DI KINESI. Pasquale, infatti, non aveva solo dolore locale, ma, col passare del tempo, aveva cominciato a zoppicare e ad usare sempre meno l’anca dolorosa provocando un indebolimento  della muscolatura di tutta la gamba.

La TERAPIA MANUALE ci ha permesso di recuperare gran parte della mobilità articolare che Pasquale aveva perso e gli esercizi di KINESI hanno permesso che Pasquale potesse  recuperare la forza e LO SCHEMA DEL PASSO, smettendo di zoppicare.

Il percorso riabilitativo di Pasquale è durato circa un mese e mezzo, durante il quale ha fatto tre sedute settimanali di FISIOTERAPIA in un primo periodo e solo due in un secondo.

Ad oggi Pasquale non ha più dolore e sa bene che il suo è un problema degenerativo e che non può fermare l’artrosi della sua anca, ma ha capito che può aiutarsi con degli specifici esercizi  di MANTENIMENTO (rinforzo e allungamento) che gli abbiamo assegnato e che lui fa tutte le mattine da solo a casa prima di andare a fare la sua lunga passeggiata con la moglie!

DOTT.SSA MINA SILIBERTO

 

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Albamedica
21/Giu/2018

A quanti di voi è capitato di svegliarsi al mattino e di avvertire un dolore nella parte bassa della schiena?

Oppure, quante volte avete fatto una passeggiata più lunga del solito, dei lavori in giardino, pulito casa, portato in braccio vostro figlio e alla sera avete sentito il bisogno di sdraiarvi perchè avevate un dolore nella zona lombare?

Bene! Se vi è capitato di ritrovarvi in una di queste situazioni, allora, avete sperimentato sulla vostra pelle cosa vuol dire avere una passeggera LOMBALGIA!

Beh, che dire…

siete stati fortunati…perchè, probabilmente, con un pò di riposo, una bella dormita, o forse anche con un antidolorifico il dolore è andato via e lo avete dimenticato.

Purtroppo non tutti sono così fortunati, infatti, ci sono casi di pazienti in cui una lombalgia del genere si è protratta nel tempo diventando sempre più dolorosa ed invalidante, costringendoli a passare un lungo periodo di tempo a letto, smettere di lavorare e prendere farmaci!

Allora cerchiamo bene di capire cosa è una lombalgia, come riconoscerla e quando è il caso di preoccuparsi e rivolgersi al medico competente per capire come poter risolvere il problema!

DEFINIZIONE

Con il termine LOMBALGIA si intende indicare un dolore localizzato nella zona lombare, ovvero nella parte più bassa della schiena.

Le vertebre lombari sono in tutto cinque e vengono tecnicamente chiamate L1, L2, L3, L4, L5….questi sono dei “simboli” che sicuramente avrete letto in qualche risonanza di un vostro amico o di un vostro parente e non stanno altro che ad indicare in termini “medici-fisioterapici-ortopedici” le singole vertebre della zona lombare, dalla prima (L1) alla quinta (L5).

Interposti tra le vertebre (e non solo della zona lombare) ci sono i DISCHI INTERVERTEBRALI i quali hanno la funzione di veri e propri “CUSCINETTI”, difatti, ammortizzano i movimenti e contribuiscono a scaricare bene il peso di questa zona.

CAUSE E FATTORI CONTRIBUENTI

Lo sapevate che un sovraccarico della zona lombare può portare a soffrire di episodi di LOMBALGIA transitori e sporadici che, col passare del tempo, possono diventare cronici?

Avevate mai pensato al fatto che per sovraccaricare la schiena non serve solo fare lavori pesanti o grossi sforzi ma basta stare seduti per molte ore?

Si, avete capito bene…

la nostra colonna vertebrale va in sofferenza in entrambi questi opposti casi:

  • se sollecitata in maniera sbagliata con un lavoro o un’attività molto pesante (sollevare costantemente pesi, stare in piedi per tanto tempo, movimenti scorretti ripetuti nel corso della giornata)
  • se si ha uno stile di vita completamente sedentario (lavorare al pc, poca attività fisica, tante ore seduti sul divano a guardare la tv, sovrappeso)

Parlare di un DOLORE LOMBARE vuol dire parlare di tutto e non parlare di niente…perchè?

Perchè ci sono infiniti motivi per i quali ad un certo punto la nostra schiena decide di non “collaborare” più e di farci “bloccare”!

Come avrete capito i due eccessi (troppi sforzi o troppe ore seduti) possono causare lo stesso problema, ma, in entrambi i casi, per curare e risolvere il dolore lombare è bene fare una CORRETTA DIAGNOSI e riuscire a capire quali sono le strutture che hanno causato il dolore caso per caso.

La vostra LOMBALGIA  è causata dai DISCHI INTERVERTEBRALI che si sono degenarati o disidratati e che non riescono più a fare il corretto lavoro di ammortizzatori?

Avete dolore perchè i muscoli della vostra colonna sono troppo rigidi, o forse troppo deboli?

Oppure avete 25 anni, i vostri dischi sono perfetti, siete super allenati ma avete fatto un brusco movimento (trauma) e le vostre faccette articolari si sono “bloccate” in una maniera che ogni piccolo movimento vi causa un forte dolore?

Di certo, in ognuno di questi casi, si avverte un dolore che non permette di piegarsi, di sdraiarsi, di camminare o di stare seduti…e allora come fare?

Affidarsi a degli SPECIALISTI DEL SETTORE che possano fare una corretta disgnosi e che possano capire quale sia il “FULCRO”, la “CAUSA” precisa del vostro dolore è molto importante e vi permette di intervenire adeguatamente su quella.

SOLUZIONI

Prenotare una visita fisiatrica, oppure prendere in considerazione l’idea di consultare un bravo fisioterapista (competente e laureato) può farvi risparmiare tempo, fatica, soldi e…DOLORE!

Nel nostro studio ALBAMEDICA di ALBANO LAZIALE via verdi 10-12, è possibile chiamare e prenotare una VALUTAZIONE GRATUITA con un responsabile della fisioterapia.

La valutazione del fisioterapista serve per inquadrare bene il vostro problema, fare un’accurata anamnesi ed una serie di test specifici che servono per capire quale possa essere la causa del vostro problema.

Solitamente, in questi casi, è sempre bene lavorare insieme alla presenza di un esperto FISIATRA, il quale potrà completare la valutazione fisioterapica attraverso una sua VISITA SPECIALISTICA ed optare per il miglior percorso da seguire!

Il medico potrebbe indicarvi di svolgere delle indagini diagnostiche (RISONANZA MAGNETICA o RADIOGRAFIA), darvi una corretta terapia farmacologica (dimenticando le  inutili e nocive PRESCRIZIONI FAI DA TE) ed, infine, impostare un programma di riabilitazione-fisioterapia “ad personam”, costruito a pennello sulla vostra colonna, basato sul vostro problema principale.

Specifiche terapie antinfiammatorie sono adatte nella fase acuta:

  • TECAR TERAPIA
  • LASER TERAPIA
  • TENS
  • IONOFORESI
  • INTERIX
  • KINESIOTAPE
  • MASSAGGIO

Altri approcci, invece, sono consigliati in fase POST ACUTA o in casi in cui il dolore è cronico:

  • TERAPIA MANUALE ORTOPEDICA
  • KINESI TERAPIA
  • RIABILITAZIONE POSTURALE INDIVIDUALE
  • OSTEOPATIA

Come potete notare gli approcci sono molteplici e questo vuol dire che, per risolvere il vostro problema, è importante la giusta scelta di questi strumenti; perché RICORDATE:

ascoltare gli amici, i parenti o i conoscenti che vi spiegano che hanno avuto lo stesso problema, vi fa solo che perdere tempo prezioso.

Solo consultare gente competente e specializzata nel settore può aiutarvi a risolvere il vostro problema!

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Albamedica
21/Giu/2018

 

Quando parliamo di CERVICALGIA intendiamo indicare un dolore nella parte più alta della nostra colonna vertebrale (ovvero nel collo) e parliamo di una problematica molto diffusa nel mondo occidentale.

Sebbene la maggior parte delle persone che soffre di CERVICALGIA abbia degli attacchi acuti che tendono a risolversi spontaneamente, questo problema incide in maniera importante nella vita sociale e lavorativa e, molto spesso, le frequenti recidive tendono a creare una situazione cronica.

SINTOMI

Il dolore alla cervicale può interessare i muscoli, le ossa, i nervi o altri tessuti che si trovano in questo distretto ed é per questo che può essere classificato in:

  • CERVICALGIA VERA E PROPRIA: dolore strettamente localizzato nella zona del collo a livello delle vertebre cervicali
  • CERVICOBRACHIALGIA: dolore localizzato ne collo ma che si irradia anche nel braccio fino ad arrivare alle mani e alle dita
  • CERVICALGIA CERVICO-CEFALICA: dolore localizzato nel collo che può essere associato a mal di testa , vertigini, nausea, vomito, disturbi della vista e dell’udito.

CAUSE

Il dolore cervicale può presentarsi per cause diverse a seconda che si parli di un problema cronico o acuto.

Traumi, come incidenti e colpi di frusta, sforzi eccessivi possono causare un dolore temporaneo e passeggero nella zona del collo, come anche lo stress, le tensioni muscolari, le posture errate di giorno e di notte, possono favorire tale problema.

Anche il normale processo di invecchiamento del nostro corpo porta ad una degenerazione dei dischi intervertebrali e artrosi, che, sebbene siano condizioni del tutto fisiologiche, se associate ad una diminuzione del tono muscolare ed una ridotta articolarità, possono sfociare in situazioni dolorose ed invalidanti.

FATTORI CONTRIBUENTI

Fattori che contribuiscono ad aumentare la possibilità che si vada incontro a dolori di cervicale ci sono:

  • Una scorretta POSTURA
  • Stile di vita sedentario
  • Una cattiva qualità del sonno (cuscini e materassi sbagliati o posizioni scorrette durante la notte)
  • Degenerazione discale
  • Stress

SOLUZIONI

A seconda che il paziente si trovi in una fase acuta o cronica del suo dolore, ci possono essere diversi approcci per risolvere questo problema.

Spesso capita di accogliere nel nostro centro “Albamedica” pazienti che si sono improvvisamente bloccati con il collo in seguito ad un movimento brusco o ad uno sforzo eccessivo oppure in seguito ad un trauma.

Al contrario, capita anche di vedere pazienti che soffrono di questo problema da anni.

Gli approcci terapeutici, nei due casi, sono completamente diversi:

– In fase acuta lo scopo della fisioterapia è quello di ridurre l’intensita del dolore quanto prima possibile e restituire il movimento.

Questi due obiettivi sono facilmente raggiungibili seguendo un’adeguata terapia farmacologica (se necessaria) e applicando delle terapie ANTINFIAMMATORIE come la TECAR TERAPIA, la LASER TERAPIA e le TERAPIE ANTALGICHE (TENS, IONOFORESI) ed in un secondo momento TERAPIA MANUALE.

  • In fase cronica, invece, il paziente si presenta a studio con un dolore intermittente che va avanti da molto tempo, anche da anni. In questo caso occorre fare un’adeguata e corretta anamnesi, capire bene quale é lo stile di vita del paziente ed individuare quali sono le cause del suo problema.

Quando si é difronte a dolori cronici della cervicale solitamente viene impostato un programma basato direttamente sulla TERAPIA MANUALE la quale serve a restituire elasticità e movimento alle strutture del collo (vertebre e muscoli) e sulla RIABILITAZIONE-RIEDUCAZIONE del paziente a correggere determinati atteggiamenti e posture sbagliate che portano ad un affaticamento generale dei muscoli del collo.

Purtroppo quando un dolore è cronico anche i tempi di recupero si fanno più lunghi; quindi se hai fastidi alla colonna vertebrale non aspettare…

DOTT.SSA MINA SILIBERTO

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Albamedica
21/Giu/2018

La CAPSULITE ADESIVA, detta anche SPALLA CONGELATA, è una patologia di cui non se ne conosce ancora la causa, che interessa la capsula articolare della spalla.

la CAPSULA ARTICOLARE è una “struttura” costituita da tessuto connettivo che ha il compito di avvolgere completamente l’articolazione della spalla.

albamedica

Quando questa capsula si restringe o si infiamma si va incontro ad una problematica che in fisioterapia/ortopedia viene chiamata CAPSULITE ADESIVA.

Chi ha sofferto di questo problema o chi attualmente ne soffre sa di certo che è una condizione molto dolorosa ed estremamente invalidante.

Il dolore, localizzato principalmente nella spalla, ne limita il movimento e spesso risulta costante e aumenta durante il sonno.

La CAPSULITE ADESIVA si presenta frequentemente nelle donne dai 35 ai 50 anni (sebbene ne possano essere colpiti anche gli uomini) ed è spesso associata a MALATTIE METABOLICHE, come il diabete, ipo o iper tiroidismo, problematiche AUTOIMMUNI e MENOPAUSA.

Ad oggi i ricercatori non hanno ancora ben capito l’eziologia di questa patologia, tantomeno il perchè colpisca determinate persone piuttosto che altre.

La sua manifestazione è progressiva, infatti, di solito il paziente racconta di un dolore insorto spontaneamente che è aumentato piano piano con il passare dei giorni associato ad una notevole riduzione dei movimenti (PRIMA FASE).

In seguito il dolore locale tende a diminuire e diminuisce anche l’articolarità, infatti il paziente non riesce più a muovere bene la spalla che è molto rigida (SECONDA FASE) e che non permette i più semplici movimenti come allacciarsi il reggiseno, infilarsi la manica di una giacca, pettinarsi e lavarsi il viso.

Purtroppo per questo tipo di problema non esiste una vera e propria prevenzione, tuttavia, è importante che venga fatta una DIAGNOSI PRECOCE ed un adeguato PERCORSO RIABILITATIVO.

Spesso capita che il paziente temporeggi prima di consultare il medico e prima di avere la corretta diagnosi, difatti, quasi sempre, accogliamo nel nostro studio pazienti che hanno questo problema già da qualche mese, che hanno raccolto pareri in giro tra amici e familiari e che hanno fatto terapie antinfiammatorie auto-prescritte senza alcun risultato ma che non hanno mai fatto un’adeguata visita medica o valutazione fisioterapica.

A tal proposito oggi vi vogliamo raccontare la storia di Giovanna, 45 anni, maestra di tennis.

Quando Giovanna è arrivata nel nostro studio aveva dolore alla spalla destra da circa 5 mesi.

Ci ha raccontato che lavorava dalle tre alle sette ore al giorno e che da qualche tempo aveva dovuto diminuire le sue ore di lavoro perché non riusciva più a muovere bene la spalla e che faceva fatica a riposare perché il dolore era molto forte anche di notte.

Durante la nostra prima VALUTAZIONE Giovanna, a causa del forte dolore, non riusciva nemmeno a sdraiarsi sul lettino, ci ha raccontato che il dolore era insorto spontaneamente, senza avere avuto alcun trauma e senza aver svolto alcuna nuova attività.

Purtroppo, sebbene Giovanna avesse assunto diversi antinfiammatori e fatto qualche massaggio, non aveva mai risolto il suo problema ed il dolore continuava ad aumentare.

Quando si era,  finalmente, resa conto che nessuno aveva preso in carico il suo caso si è rivolta a noi chiedendoci cosa doveva fare e come poteva risolvere il suo problema.

Abbiamo subito spiegato a Giovanna che, in questi casi, una CORRETTA E TEMPESTIVA DIAGNOSI era fondamentale e che, dunque, avrebbe dovuto fare una VISITA SPECIALISTICA ORTOPEDICA.

Abbiamo fatto visitare Giovanna dal nostro ortopedico, il quale, attraverso un’approfondita anamnesi ed una serie di test ha consigliato di eseguire una risonanza magnetica.

La risonanza di Giovanna aveva confermato la diagnosi di SPALLA CONGELATA.

In collaborazione con il nostro ortopedico abbiamo preso in carico Giovanna che inizialmente ha dovuto sottoporsi a dei cicli di adeguate terapie farmacologiche per ridurre il suo dolore ed in seguito ha dovuto ricorrere ad un ciclo di infiltrazioni locali (corticosteroidi) affiancato dalla FISIOTERAPIA: TECAR TERAPIA, TERAPIA MANUALE, ESERCIZI DI MOBILITA’ PASSIVA ED ATTIVA secondo un preciso protocollo con lo scopo di eliminare totalmente il dolore e migliorare fino a recuperare completamente a mobilità articolare.

Giovanna è stata seguita per un periodo di circa 6 mesi perché, purtroppo, tale patologia, ha dei tempi di recupero molto lunghi soprattutto quando non viene tempestivamente inquadrata nella giusta maniera e curata col corretto approccio farmacologico e fisioterapico.

Il percorso riabilitativo di Giovanna ha previsto tre sedute di fisioterapia settimanali nei primi due mesi ed in seguito abbiamo deciso di lavorare due volte a settimana per poi continuare con dei trattamenti di mantenimento che ad oggi Giovanna non fa più perché sta bene, è tornata in campo con tutte le sue forze, con articolarità totale e senza dolore!

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Albamedica
21/Giu/2018

Quando parliamo di RIEDUCAZIONE POSTURALE non parliamo ne di ginnastica ne di esercizi di stretching, ma parliamo di RI-EDUCARE il nostro corpo ad una corretta POSTURA.

La POSTURA  di ogni singola persona è diversa da quella di tutti gli altri ed è influenzata da fattori genetici, fattori interni ed esterni e dallo stile di vita.

Generalmente con il termine POSTURA  si definisce “la posizione delle parti del nostro corpo nello spazio” il cui obiettivo è quello di mantenere un perfetto EQUILIBRIO sia in posizione statica che dinamica.

I principali protagonisti di questo EQUILIBRIO sono i MUSCOLI.

I muscoli (quelli statici o anche detti posturali) hanno il compito di lottare costantemente contro la forza di gravità e di farci mantenere la postura.

Tuttavia, condizioni patologiche, traumi, sport, fattori ambientali e lavorativi, condizioni ereditarie e fattori caratteriali possono influenzare la funzione dei muscoli e di conseguenza la postura di un individuo.

La maggior parte delle patologie e dei disturbi a carico della colonna vertebrale deriva da un cattivo utilizzo del nostro corpo e dal mantenimento prolungato di POSTURE SCORRETTE.

Quanti di voi fanno un lavoro sedentario e sono costretti a stare seduti per la maggior parte della giornata di fronte ad un computer?

E Quanti di voi, invece, fanno un lavoro che li costringe a stare tante ore in piedi?

Entrambe queste condizioni possono provocare situazioni di dolore e squilibri posturali, poichè la maggior parte delle patologie e dei disturbi a carico della colonna vertebrale derivano da un cattivo utilizzo del nostro corpo o dal mantenimento prolungato di posture sbagliate e viziate.

Ad un certo punto può, quindi, presentarsi il dolore anche in seguito a movimenti molto semplici e banali come sollevare qualcosa da terra o allungarsi per afferrare un oggetto che sta in alto, come è accaduto al nostro paziente Marco.

Marco, 43 anni, impiegato che passa otto ore davanti al computer, si è presentato nel nostro studio ad Albano Laziale chiedendo di fare una valutazione con un fisioterapista responsabile.

Il primo giorno Marco ci ha raccontato che aveva sempre sofferto di piccoli doloretti e fastidi della zona lombare ma che non gli era mai successo di “bloccarsi”completamente al punto da dover stare a letto e prendere farmaci.

In seguito ad un’attenta anamnesi, osservazione e l’applicazione di specifici test, abbiamo spiegato a Marco che la valutazione aveva evidenziato un evidente squilibrio posturale causato dal suo stile di vita sedentario ed accentuato dal fatto che aveva molto dolore.

In accordo con Marco abbiamo deciso da fare una visita con il nostro fisiatra (dotttor Caligiuri) ed in seguito ad una serie di indagini radiografiche ed un’adeguata terapia farmacologica ha confermato le nostre ipotesi ed insieme abbiamo deciso di intraprendere un percorso di RIEDUCAZIONE POSTURALE il cui scopo era quello di ri-educare il corpo di Marco ad un corretto ALLINEAMENTO e FUNZIONAMENTO dei vari segmenti corporei.

Gli “scompensi”posturali di Marco dipendevano principalmente dalla sua rigidità e dall’accorciamento dei suoi muscoli posturali costretti a mantenere per molte ore la posizione seduta. Marco aveva abbandonato da qualche anno lo sport e, dopo tutto questo tempo, non aveva più un’adeguata flessibilità ed elasticità muscolare tale da poter fare movimenti banali di vita quotidiana.

Il protocollo riabilitativo specifico di Marco ha previsto una serie di sedute nelle quali attraverso dei semplici esercizi posturali (detti posture, ovvero posizioni di massimo allungamento delle catene muscolari), abbinati ad una corretta respirazione, abbiamo allungato e reso più elastici i suoi muscoli in modo tale da ridargli il suo EQUILIBRIO POSTURALE.

Marco è tornato a casa con una nuova consapevolezza del suo corpo.

Durante le sedute di RIEDUCAZIONE POSTURALE ha imparato come deve stare seduto per tutte quelle ore e cosa deve fare per contrastare le sue posizioni viziate, ha imparato come deve allungare e rilassare i muscoli della sua schiena dopo una giornata di lavoro e ha capito che deve ricominciare a fare sport!

Ad oggi Marco viene nel nostro studio una volta al mese e fa una terapia di “mantenimento” durante la quale gli vengono assegnati dei nuovi esercizi di allungamento ed alcune autoposture che può fare da solo anche a casa quando ne sente la necessità, ha ripreso a fare piscina, si sente più elastico ed è in grado di affrontare la sua giornata lavorativa senza alcun dolore!

Dott.ssa Siliberto

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