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Albamedica
25/Apr/2018

Hai mai avuto la bruttissima sensazione che tutta la stanza intorno a te girasse?

Ti è mai successo di sentirti instabile o di “sbandare”?

La Vertigine è uno dei disturbi più comuni dei pazienti che si presentano allo studio di un medico o al primo-soccorso.

Facciamo un po’ di chiarezza.. Cerchiamo di capire che cosa sono

Si tratta di un’alterazione della percezione sensoriale dell’individuo, questo influisce sul movimento della persona dandogli un’errata percezione dello stesso, caratterizzato da perdita di equilibrio.

È una sensazione illusoria (cioè non reale) di movimento e possiamo distinguere in:

  • soggettiva: il paziente ha l’illusione di muoversi, di essere instabile, spesso riferisce di sentire “la testa vuota”, di non riuscire a mantenere l’equilibrio né una stabile direzione di marcia;
  • oggettiva: il soggetto vede l’ambiente circostante muoversi o con senso rotatorio (“la stanza mi gira intorno!”) o oscillante sul piano orizzontale o verticale.

Occorre sottolineare che le vertigini sono un sintomo e non una malattia e quindi si riferiscono a una disfunzione dell’apparato dell’equilibrio (o di sistemi cerebrali a questo connessi)

Da cosa sono causate??

Possono essere provocate da vari possibili fattori, quali:

  • Colpo di frusta: come avviene, per esempio, in un tamponamento automobilistico.
  • Artrosi cervicale: un lento processo degenerativo delle strutture ossee della colonna vertebrale (causato da scarsa attività fisica, traumi, scorrette posizioni lavorative)
  • Sindrome di Ménière: secondaria ad un aumento abnorme del liquido (“endolinfa”) situato dentro le strutture del “labirinto membranoso” dell’orecchio interno; la sintomatologia è caratterizzata da vertigini, diminuzione dell’udito e ronzio auricolare (acufeni).

È ormai riconosciuto che una delle cause primarie e più frequenti delle VERTIGINI trova la sua origine nel tratto cervicale. Da qui la definizione di VERTIGINI cervicali o cervicogeniche.

Come riconosco se davvero soffro di Vertigini Cervicogeniche?

In questo tipo di VERTIGINI, oltre ai soliti sintomi, s’individuano anche: rigidità della nuca, crampi, formicolii, sensazione di freddo ed altro, tutti elementi che, se non valutati in modo tempestivo e opportuno, rischiano di dar vita a sintomatologie complesse di natura cronica.

È evidente che i movimenti della testa e degli occhi devono essere coordinati da una azione armonica. Un’ipermobilità del rachide cervicale superiore, che dirige il movimento della testa in modo troppo rapido ed ampio, spezza questa relazione armonica creando turbe interferenziali nel meccanismo di adattamento posturale e facilitando l’insorgenza di sindromi vertiginose acute.

Si ricorda inoltre che la parte anteriore del cranio è condizionata dalla relazione armonica esistente tra mandibola sospesa al temporale (ATM), colonna cervicale, osso ioide, e sistema muscolare connesso; un’alterazione dell’occlusione, quindi, deve essere presa in considerazione.

Esiste una correlazione anatomica e funzionale tra i muscoli nucali e i muscoli oculomotori:

ogni stimolo visivo che sollecita la nostra attenzione indirizza il nostro sguardo per il tramite di due azioni muscolari:

– l’azione della muscolatura estrinseca dell’occhio (muscolo retto superiore, inferiore, mediale e laterale e muscolo obliquo superiore ed inferiore) che dirige l’occhio.

– L’azione dei muscoli nucali (muscolo grande retto posteriore, piccolo retto posteriore, grande obliquo e piccolo obliquo) che dirige la testa.

Questo motiva il fatto che molto spesso le vertigini siano provocate  da movimenti bruschi della testa o dal girare velocemente gli occhi in una direzione

Esiste una correlazione con l’età del paziente??

La vertigine è un problema purtroppo comune nella popolazione anziana. In paragone alle persone più giovani, la vertigine negli anziani è più persistente, ha più origini, è meno probabile che sia causato da un problema psicologico ed è più incapacitante (Davis L, 1994). Le due fonti principali della vertigine in persone anziane sono l’orecchio (vestibolare periferico) e il cervello.

La popolazione anziana, a causa dell’alta incidenza di artrosi e di disturbi cervicali, è dunque più soggetta alla vertigine cervicale.

Come la Valutiamo??

La valutazione della vertigine dovrebbe includere un’anamnesi generale e l’esame fisico. Un’anamnesi pertinente includerebbe la durata, il periodo di manifestazione ed i fattori precipitanti, tali come un cambiamento della posizione, perdita dell’udito, disturbo dell’andatura e cambiamenti neurologici unilaterali dovrebbero richiamare l’attenzione durante l’anamnesi.

Esami di laboratorio basici, sono importanti per differenziare il capogiro dalla vertigine. L’esame fisico dovrebbe includere un esame neurologico completo, così come una valutazione Osteopatica del tratto cervicale. Ulteriori esami possono includere un audiogramma e un elettronistagmogramma; RMN o TAC sono utili alla diagnosi dei neuromi acustici.

È importante notare che la vertigine nella vecchiaia può essere relazionata a una disfunzione vestibolare.

La valutazione del tratto cervicale, si valuteranno i muscoli del collo, lo Scom (sternocleidoccipitomastoideo), gli scaleni e il trapezio, annotando i cambiamenti dei tessuti, tender point e asimmetrie. La stessa procedura di analisi verrà applicata durante il movimento passivo nelle stesse zone.

Importante è palpare la posizione dell’occipite, così come la traslazione laterale dell’atlante (prima vertebra cervicale) ed esaminare le eventuali restrizioni della rotazione dell’atlante. Dopodiché, valutare più in basso il rimanente tratto cervicale, palpando le vertebre cervicali inferiori, valutando la loro flessione ed estensione, così come la rotazione e la traslazione laterale.

Come funziona il trattamento?

Il trattamento osteopatico della vertigine cervicale è direzionata verso la correzione della Disfunzione osteopatica. Possono essere applicate tecniche dirette come indirette per ridurre la restrizione.

Le tecniche di energia muscolare e dei tessuti soffici sono alquanto utili per ridurre lo spasmo dei muscoli dello sternocleidomastoideo, degli scaleni, paracervicali e del trapezio. La tecnica di counterstrain e il rilascio legamentoso articolare possono fornire una riduzione eccellente e tollerabile della restrizione delle vertebre cervicali.

Comunque, la manipolazione più utile e efficace della vertigine cervicale è una combinazione di varie modalità, inclusa l’abilità del paziente di collaborare.

Vi presento un caso

Una donna di 46 anni è stata ammessa in ospedale con una manifestazione di vertigine vorticosa, accompagnata da nausea e vomito, dichiarando di non provare alcun dolore toracico o segni di carattere neurologico. Le analisi di laboratorio non evidenziavano carenze o deficit.

La paziente è stata trattata e inviata a casa con una cura farmacologia.

Dopo pochi giorni è ritornata in ospedale per episodi continui di vertigine. Di nuovo, non c’erano segni neurologici di lateralizzazione unilaterale, e il suo esame fisico non ha rivelato nessuna anormalità. Sono stati effettuati un esame TAC della testa e un Doppler della carotide. Entrambi erano dentro i limiti normali. La RX del tratto cervicale ha dimostrato una marcata rettilinizzazione del tratto cervicale.

In seguito, è stata sottoposta ad una valutazione neurologica, ed è stata diagnosticata, in quel periodo, una insufficienza vertebrale-basilare.

Terminati questi esami clinici la paziente si è presentata presso il nostro studio, abbiamo rilevato tramite la prima visita osteopatica una disfunzione somatica delle vertebre C1-C2 e D1-D4.

Quindi abbiamo iniziato i Trattamenti Osteopatici una volta a settimana per le prime 2 settimane poi il controllo a un mese circa.

Consistevano in: Rilascio Articolare Legamentoso con tecniche Strain e Counterstrain alle vertebre cervicali superiori e toraciche, e le strutture del tessuto morbido ad esse relazionate. Trattamento cranio sacrale volto al riequilibrio dello stesso.

Entro due settimane, la paziente ha dimostrato un miglioramento significativo e continuato progressivamente nel mese, ora svolge una routine di mantenimento con un trattamento ogni 2 mesi circa presso il nostro studio.

DOTT. LUCA DAMIANI

 


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Albamedica
25/Apr/2018

Prevenzione è Amore

Vicini alle donne e alla loro salute

Albamedica in collaborazione con L’assessorato ai servizi sociale del comune di Ariccia, nell’ambito delle iniziative per «il mese rosa»  in occasione della «giornata della donna»  praticherà sconti per tutto il mese di marzo 2018 su ecografie ed altre prestazioni mediche.

 

Vieni a trovarci per una prova gratuita presso lo studio Polispecialistico ALBAMEDICA sito in VIA GIUSEPPE VERDI N°10 ALBANO LAZIALE


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Albamedica
25/Apr/2018

Che cos’è il pilates?

Il pilates è un sistema di allenamento fisico e mentale sviluppato da Joseph Hubertus Pilates che, insieme a sua moglie Clara, avviò il primo centro di pilates a New York negli anni ’20.

Questa disciplina è stata riconosciuta come interazione di arte e scienza del movimento e viene studiata da anni. La mente e il corpo hanno una relazione simbiotica che determina risultati a volte inspiegabili. Pilates ha preparato il terreno per una visione completamente nuova dell’esercizio fisico. Oggi più che mai riusciamo a comprendere che oltre al corpo occorre considerare anche la mente.

Ed  è proprio in questo che il metodo Pilates si manifesta in tutta la sua forza.

 

A cosa serve il pilates?

Il pilates non offre semplicemente un collegamento tra la mente e il corpo, tra attività quotidiane e prestazioni ottimali, tra riabilitazione ed efficienza; se sfruttato in tutta la sua potenzialità, il pilates può migliorare tutta la nostra vita. Non si tratta di una bacchetta magica che trasforma il corpo ma di un metodo vario ed adattabile a diverse esigenze; e questa è la sua vera magia. Ci offre la possibilità di migliorare la concentrazione, la resistenza e la mobilità articolare. Ci aiuta a conoscere meglio il nostro corpo, ad attivare e controllare parti muscolari che nella vita quotidiana limitiamo. Attraverso la corretta respirazione profonda riusciamo ad allentare lo stress e a favorire il rilassamento.

 

Tre principi del pilates

  1. Coordinare corpo, mente e spirito, in maniera totale.

In ogni esercizio del pilates ritroviamo questo principio che ci permette il raggiungimento dell’equilibrio, garantendo una postura perfetta. Se non si adotta questo principio e non lo si mette in pratica, il corpo manca della sua forza vitale.

  1. Raggiungere il naturale ritmo interiore relativo a tutte le attività del subconscio.

Il livello più alto di apprendimento motorio si raggiunge quando una determinata azione, movimento, esercizio vengono impresse nella memoria dei nostri muscoli e noi possiamo dedicarci a metterli a punto invece di concentrarci soltanto sull’azione stessa.

  1. Applicare le leggi della natura al quotidiano.

Molti dei mali e dei disturbi dell’uomo moderno derivano da un allontanamento dalle leggi naturali della vita. Ore trascorse davanti al pc, alla televisione, dietro una scrivania, seduti ad una sedia, un’alimentazione non equilibrata e poco movimento solo sono alcuni dei cambiamenti che nell’ultimo decennio hanno determinato un peggioramento delle abitudini e dello stato di benessere dell’uomo.

Pilates affermò: “nella corsa al progresso e alla perfezione materiale, l’uomo ha perso di vista la più complessa e meravigliosa di tutte le creature: se stesso”

 

Chi può praticare il pilates?

Il pilates è adatto a tutti.

È adatto alle persone anziane che faticano a trovare ambienti e attrezzature idonei alle loro esigenze; è adatto a chi vuole sentirsi in forma, a coloro che cercano un equilibrio nella vita  e vogliono migliorarla.

Effettivamente il pilates si addice ad una grossa fetta di popolazione, che non è limitata ai giovani, o a coloro che sono in una smagliante forma atletica.

 

Perché si è sviluppato tanto negli ultimi anni?

Fino ai primi anni del 2000 era per lo più sconosciuto; successivamente il pilates ha conosciuto una vertiginosa crescita di popolarità. La ragione va ricercata negli enormi benefici che ne derivano, tra cui miglioramenti nel rendimento fisico e atletico e nella sensazione di benessere.

I ballerini sono stati i primi atleti ad aver utilizzato questo metodo. Negli ultimi anni molte altre discipline si sono aperte a questa pratica e ne hanno tratto benefici sotto molte forme.

 

Quali sono i benefici del pilates?

Il pilates sviluppa la forma fisica in ogni suo aspetto: forza, flessibilità, coordinazione, velocità, agilità e resistenza, aumenta la consapevolezza del proprio corpo migliorandone il controllo, insegna la corretta attivazione muscolare, corregge postura ed allineamento, facilita il funzionamento degli organi interni, focalizza l’attenzione sulla respirazione e sui benefici fisici e psicologici ad essa correlati. Promuove inoltre il rilassamento e  il rilascio della tensione, aiuta a mantenere in ottimo stato sia la struttura muscolare che quella ossea.

Costituisce un’ attività sicura, efficace e senza impatto per le donne in gravidanza, distribuisce la massa corporea in modo più gradevole dal punto di vista estetico.

Rappresenta un percorso verso l’armonia interiore attraverso la forma fisica.

 

Il pilates si fonda su 10 principi:

 

  1. Prendere coscienza
  2. Raggiungere l’equilibrio
  3. Respirare correttamente
  4. Concentrarsi profondamente
  5. Trovare il proprio centro
  6. Acquistare il controllo
  7. Essere efficienti
  8. Fluidità
  9. Essere precisi
  10. Cercare l’armonia.

Di seguito verranno presentati alcuni esercizi base del pilates:

 

Pelvic curl.

È un esercizio che offre molti benefici, non solo per la mobilità della colonna vertebrale (la prepara infatti all’attività), ma favorisce anche il corretto reclutamento del sistema di sostegno interno.  Sviluppa la consapevolezza del proprio corpo e focalizza la concentrazione sulla power house (addome).

(Fig. 1)

Chest lift

È sempre un esercizio di base che rinforza notevolmente i muscoli addominali, gettando le basi per buona parte del lavoro addominale che il pilates richiede con tutti gli esercizi. (Fig. 2)

Double-leg stretch

È un esercizio di livello intermedio in cui gli  addominali lavorano in modo impegnativo. È incentrato sulla stabilità del tronco. Lavorano gambe e braccia e la schiena è perfettamente aderente al tappetino. (Fig. 3)

In ogni esercizio bisogna richiedere sempre la perfezione del movimento, con la corretta respirazione e concentrazione. Gli esercizi vengono eseguiti sempre in modo lento e preciso e sono importanti per sviluppare la power house (addominali), la mobilità e dare i giusti benefici.

 

Pilates  diceva: “per raggiungere i migliori risultati nell’ambito delle nostre capacità, occorre un lavoro costante che ci permetta di potenziare il nostro corpo e sviluppare la nostra mente il più possibile”.

 

 

Vieni a trovarci per una prova gratuita presso lo studio Polispecialistico ALBAMEDICA sito in VIA GIUSEPPE VERDI N°10 ALBANO LAZIALE


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Albamedica
25/Apr/2018

NON SE NE PUO’ PIU’!

Uscire dal dolore cronico

 

Hai avuto una dolorosissima eruzione cutanea con bollicine e croste e ti hanno diagnosticato “Il fuoco di S. Antonio”, più precisamente un’infezione da Herpes Zoster? Ti hanno detto che sarebbe durata un paio di settimane ma invece, a distanza di mesi o addirittura di anni, il dolore non è affatto passato, senti bruciori, fitte e scosse improvvise, formicolii, spilli… non riesci a sfiorare la pelle perché ti causa un dolore insopportabile? Oppure ti è rimasto un terribile prurito?

Come probabilmente già sai, sei affetto dalla cosiddetta Nevralgia Posterpetica.

L’Herpes Zoster/Fuoco di S. Antonio colpisce più gli anziani che i giovani (7 casi su mille persone nei settantenni, 12 su mille negli ottantenni, ma poco più di 3 su mille nella popolazione generale). La cosa peggiore è che una persona su dieci, continua a subire dolore, malgrado l’eruzione cutanea sia già risolta da mesi.

 

Il tuo mal di schiena è diventato anche dolore ad una o entrambe le gambe? Oppure hai un dolore alla coscia o al polpaccio, o ai piedi, senza mal di schiena? Senti strani formicolii o bruciori? Hai uno strano intorpidimento ed hai come l’impressione che la sensibilità non sia più la stessa? Fatichi a camminare sulle punte dei piedi o sui talloni?

Molto probabilmente soffri di sciatalgia o lombosciatalgia. Le radichi del nervo sciatico probabilmente sono compresse nel tratto che emerge dalla colonna vertebrale e ti fanno percepire il dolore nelle zone che vanno ad innervare. Anche se la tua coscia, la tua gamba, o il tuo piede, non hanno niente che non va, le senti doloranti come se fossero danneggiate.

Moltissime persone soffrono di sciatalgia o lombosciatalgia, i più fortunati hanno qualche episodio acuto ogni tanto, ma nel frattempo fanno una vita del tutto normale. Altri purtroppo sono affetti da un dolore continuo, che non dà tregua mai, nemmeno di notte…

 

Hai dolori al viso o alla testa? Sono solo da un lato e sempre nella stessa zona? Riesci a identificare quasi sempre cosa è in grado di scatenare l’attacco? Spesso è sufficiente parlare, mangiare, radersi o – perfino – sorridere per precipitare un dolore improvviso, come una coltellata o una potente scossa.

Talvolta il dolore rimane di sottofondo malgrado l’attacco forte sia passato?

Potresti soffrire di nevralgia del trigemino. Nella gran parte dei casi non si riesce a capire da cosa sia generato il dolore, mentre in altri si può dimostrare una compressione del nervo trigemino.

 

Se ti sei riconosciuto in una di queste tre condizioni, hai bisogno di consultare un esperto di terapia del dolore che possa davvero aiutarti ad affrontare la tua condizione.

 

 

La terapia del dolore

La Terapia del dolore si occupa di identificare le cause e di curare il dolore di qualunque natura. Si avvale di tutte le armi disponibili: dai farmaci, alla chirurgia, all’impiego di dispositivi medicali, a strategie psicologiche, a metodologie riabilitative…

 

Il dolore non è nostro nemico

Anche se tutti lo temiamo, il dolore è un sistema di allarme indispensabile per la nostra sopravvivenza: ci permette di evitare lesioni, scoprire una malattia, evitare movimenti o situazioni pericolose… Senza il dolore la nostra vita sarebbe molto più breve e difficile.

Proprio per la sua importanza, il sistema di rilevazione del dolore è estremamente complesso, continuamente sottoposto ad un sistema di pesi e contrappesi, di segnali eccitatori ed inibitori. Tutto ciò costruisce un equilibrio dinamico, una fine regolazione della sensibilità del sistema e determina quelle che in maniera semplificata chiamiamo “le soglie del dolore”: tali soglie, in realtà, cambiano in continuazione.

 

Un equilibrio che può “saltare”

Se il nostro sistema di allarme viene continuamente o eccessivamente stimolato, può alterare il proprio funzionamento: entra in uno stato di ipersensibilità, si dice che “cronicizza”. Come una sentinella che si sente continuamente minacciata: finisce per sparare ogni volta che vede muoversi qualcosa. Il dolore, così, può svincolarsi dagli stimoli che l’hanno prodotto e possiamo provare dolore anche per il semplice contatto con i vestiti, per lo stesso calore del nostro corpo, oppure subire fitte che non sono giustificate da alcuna lesione. Questo tipo di dolore non è più “il sintomo di qualche malattia”: è esso stesso “la malattia” e bisogna curarla come tale.

Il dolore cronico comporta alterazioni importanti nel carattere, nella capacità di lavorare e di interagire con gli altri. Molti malati finiscono per non essere più creduti nemmeno da medici e familiari e questo non fa che aggravare la loro situazione.

 

Curare il dolore cronico

Abbiamo molti farmaci e molte tecniche per combattere il dolore cronico, ma molta strada resta da fare. Rimane una patologia per la quale non esistono panacee e che va affrontata con una forte dose di personalizzazione delle cure: non esiste un paziente identico ad una altro e questo vale a maggior ragione per il dolore.

Sempre più raccomandazioni e linee guida insistono per associare le terapie farmacologiche a terapie non farmacologiche di tipo fisico e di tipo psichico per affrontare il dolore cronico. In particolare il trattamento farmacologico, da solo, molto raramente può aver ragione del dolore cronico e dovrebbe essere considerato di seconda linea. Inoltre i farmaci utilizzati per il dolore cronico sono impegnativi e richiedono molta perizia per essere utilizzati in maniera oculata ed efficace, per questo è importante affidarsi a medici che hanno maturato una grande esperienza con tali sostanze.

 

Una nuova possibilità: la Scrambler Therapy

Una delle ultime frecce messe a disposizione del nostro arco è la Scrambler Therapy, un trattamento non farmacologico realizzato con un’apparecchiatura ideata in Italia: produce stimolazioni elettriche a bassa intensità, con forme d’onda e modulazioni specifiche, dirette proprio ai nervi che conducono il dolore con l’obiettivo di annullarlo rapidamente. La stimolazione riesce a ridurre il dolore in tempi estremamente rapidi e poi viene ripetuta per un ciclo che prevede normalmente dieci sedute; in seguito al ciclo completo l’effetto antalgico si stabilizza per un periodo prolungato. La stimolazione avviene attraverso la semplice applicazione di elettrodi sulla pelle, è indolore, non invasiva e totalmente priva di effetti indesiderati.

La Scrambler Therapy è particolarmente pensata per agire sul dolore cronico come ed è risultata efficace in numerosi studi soprattutto sul dolore neuropatico, anche se resistente a farmaci potenti come gli oppiacei o gli anticonvulsivanti. La percentuale di pazienti che rispondono è risultata molto elevata, comunque con una semplice prova di pochi minuti si può scoprire se il proprio dolore è suscettibile a questo trattamento.

In particolare abbiamo trattato numerosissimi casi di Nevralgia post erpetica, Nevralgia trigeminale e Lombosciatalgia. Siamo quindi particolarmente esperti su queste patologie che spesso hanno risposto in maniera sorprendente.

 

 

A chi puoi affidarti?

Il dott. Russo si è laureato con lode in Medicina e Chirurgia nel 1988 all’Università di Roma Tor Vergata ed è iscritto all’Ordine dei Medici di Roma.

Ha un Master di Alta Formazione e Qualificazione in Terapia del Dolore (Tor Vergata 2016) ed un Master in Medicina Palliativa (Tor Vergata 2009).

Si occupa di Terapia del Dolore e Medicina Palliativa dal 2004 e dirige come Responsabile Medico il Servizio di Cure Palliative San Marco di Latina, (Assistenza domiciliare e Hospice) dal 2009.

Svolge la sua attività libero professionale in terapia del dolore presso lo Studio Polispecialistico Albamedica in Albano Laziale, occupandosi di dolore cronico. E’ particolarmente esperto nella Scrambler Therapy che è stato tra i primi a praticare fin dal 2010 e di cui è istruttore ufficiale. Ha tenuto numerosi corsi, conferenze e relazioni a convegni in Italia e all’estero ed è autore di pubblicazioni su riviste internazionali.

 

 


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Albamedica
25/Apr/2018

La metà delle persone che vivono sul pianeta terra hanno problemi di  MAL DI TESTA. L’80% della popolazione mondiale che soffre di mal di testa ignora ladiagnosi,mentre il  20% degli individui che hanno avuto una diagnosi, frequentemente si sentono dire che non ci sono cure per questo problema se non l’assunzione di  farmaci.

Soffri di mal di testa? Sai la differenza tra emicrania e cefalea tensiva? Provo a spiegartelo con parole semplici ma esaustive.

L’ EMICRANIA è un intenso dolore alla testa con localizzazione unilaterale e qualità pulsante, la cui intensità costringel’individuo che ne soffre ad evitare le attività di vita quotidiana e frequentemente si associa a fotofobia (sensibilità alla luce), fonofobia (sensibilità ai suoni), osmofobia (sensibilità agli odori) e nausea o vomito.

La CEFALEA TENSIVA , invece, è un dolore alla testa con localizzazione bilaterale e qualità costrittiva non pulsante ad intensità moderata associata ad una condizione di affaticamento e dolore muscolare nella regione del collo.

Questi due tipi di mal di testa sono i più diagnosticati dai medici.

Chi ha questi problemi usa molti farmaci ed il più delle volte col passare del tempo è costretto ad aumentare la dose degli stessi o a cambiare il farmaco perchéquello che prima dava risultati veloci sul dolore non da’ più lo stesso effetto.

Ma è vero che non ci sonorimedi per il mal di testa e che si deve convivere tutta la vita con questo problema continuando a prendere farmaci?

A tal proposito rispondo raccontando la storia di Francesca, paziente che qualche mese fa si è rivolta ai nostri specialisti.

Francesca, segretaria di 48 anni, è venuta ad Albamedica perché soffriva di mal di testa da 4 anni, molto provata, ci ha chiesto se potevamo aiutarla per questo suo problema che le dava disagi sia al lavoro che in famiglia.

Francesca aveva, prima del nostro intervento, 12 attacchi di mal di testa al mese,  in passato aveva fatto alcune visite da medici specializzati in neurologia ricevendo molteplici diagnosi e altrettante terapie farmacologiche ed era stufa di assumere medicinali che non le facevano più effetto e che iniziavano a darle fastidiosi effetti collaterali. I nostri specialisti hanno sottoposto Francesca ad un’anamnesi molto accurata e le hanno chiesto di spiegaredettagliatamente quale era il suo stile di vita e quali erano i suoi sintomi.

Successivamente sono stati valutaticon tecniche di terapia manualei muscoli e la mobilità articolare del suo collo e sono stati eseguiti una serie di test palpatori in alcune aree della cervicale, del cranio e della faccia. Nella stessa seduta di valutazione abbiamo riprodotto con queste tecniche, palpando specifiche aree, i sintomi del suo mal di testa.

Questo accadeva perché la componente cervicale aveva un ruolo fondamentale nel mal di testa di Francesca che, in seguito ad un piccolo ciclo di trattamenti di terapia manuale, ha ridotto i suoi attacchi di mal di testa da 12 a 2 al mese.

Francesca oggi è molto soddisfatta, la qualità della sua vita sia a lavoro e a casa è migliorata notevolmente ed ha anche scoperto che un po’ di sport ed una corretta alimentazione insieme alle nostre sedute di mantenimento la aiutano a mantenere il suo stato di benessere.


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Albamedica
25/Apr/2018

Dedicarsi allo yoga significa ricercare il benessere e l’armonia del corpo e della mente. E’ una via molto semplice ed essenziale, dove la teoria riceve conferme immediate nella pratica. Le tecniche sono l’aspetto più affascinante di questa antica disciplina indiana, perché permettono di realizzare quegli ideali di salute e benessere a cui tutti aspirano.

Accostarsi allo yoga, riserva piacevoli sorprese. A cominciare dalle posizioni, molto meno complicate di quanto risulti all’apparenza, passando per la respirazione, fondamento della nostra vita, fino alla concentrazione, alla meditazione, al rilassamento profondo.

Al di là degli incontestabili benefici per il corpo, ogni aspetto dello yoga, permette di ritagliarsi uno spazio da dedicare al proprio benessere, mettersi in ascolto della parte più profonda di se stessi e ristabilire così, un contatto che durante le attività quotidiane si perde.

La pratica più diffusa di questa disciplina, è l’ Hatha Yoga, insieme di posizioni del corpo, di tecniche di respirazione e di rilassamento, che hanno come obiettivo numerosi vantaggi per la salute: la colonna vertebrale acquista flessibilità, la muscolatura e i legamenti si rinforzano progressivamente, con ottimi vantaggi per la postura e il sistema nervoso. L’esercizio costane, libera la respirazione, che si fa calma, profonda ed efficace, assicurando all’organismo una migliore ossigenazione. Inoltre, agendo in modo profondo ma delicato sugli organi e anche sui blocchi energetici, la pratica migliora i processi di digestione, assimilazione ed eliminazione delle tossine. Lo yoga ha poi benefici sul sistema nervoso e regolarizza i ritmi biologici e la purificazione dell’organismo, migliorando la capacità di attenzione e di concentrazione e di tutte le funzioni mentali in generale. Le posture yoga, aiutano anche a perdere o ad aumentare peso e a superare situazioni di stress, paure, allergie, cefalee, sbalzi della pressione sanguigna, insonnia e depressione.

E’ necessario che la pratica si svolga lontano dai pasti e in una condizione di quiete, a cui si può facilmente arrivare dopo una respirazione guidata, che crea la giusta condizione per rendere più semplice e piacevole i vari esercizi per il corpo e per la mente.

Il compito di un insegnante di yoga, è quello di guidare i propri allievi in una pratica mirata alle singole esigenze e capacità, con il fine comune di portare benefici fisici ed un benessere generale.

Non ci sono limiti di età per praticare questa disciplina, purché si valutino i propri limiti in maniera obiettiva e ci sia un approccio positivo e fiducioso verso questa pratica che, associata ad una alimentazione equilibrata e ad un corretto stile di vita, aiuta a vivere a lungo e a prevenire disturbi e malattie.

La pratica dello yoga è anche consigliata in abbinamento ad altre discipline, dove spesso muscoli ed articolazioni vengono sollecitati in maniera eccessiva o asimmetrica.

Anche durante la gravidanza si può praticare yoga, tenendo presenti i cambiamenti e le necessità del corpo della donna e la salute del futuro nascituro: attraverso esercizi specifici, si prevengono o riducono i disturbi legati alla gravidanza e si favorisce quella serenità necessaria per affrontare con animo sereno e gioioso un’esperienza di grande intensità.

In tutti i casi, la costanza nella pratica, influisce positivamente sulla salute e sul benessere psico-fisico, favorendo un’azione rigenerante molto forte ed evidente sin dai primi mesi di attività.


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Albamedica
25/Apr/2018

La visita gnatologico-posturale è importante per capire se i fastidi accusati dal paziente come la cefalea, dolori facciali, nucali, acufeni e vertigini, sono in relazione alla malocclusione e i disturbi della colonna vertebrale o motori.

La Skydental3D offre ai propri pazienti la possibilità di una visita gnatologicoposturale completamente gratuita e viene eseguita da un equipè di tre  specialisti: lo Gnatologo, ovvero l’esperto di occlusione, di ATM (articolazioni temporo-mandibolari) e di riabilitazioni implanto-protesiche, l’osteopata, specialista in disturbi che interessano non solo l’apparato neuro-muscolo scheletrico, ma anche cranio-sacrale (legame tra il cranio, la colonna vertebrale e l’osso sacro) e viscerale (azioni sulla mobilità degli organi viscerali), il Fisioterapista, specialista in disfunzioni presenti nelle aeree della motricità, delle funzioni corticali superiori e viscerali conseguenti ad eventi patologici, a varia eziologia, congenita o acquisita.

Nei centri Skydental3D la visita è fondamentale al fine di individuare in maniera precisa ed accurata il reale rapporto mandibola-cranio e l’eventuale presenza di qualsiasi problematica che potrebbe impedire questa naturale correlazione che permette un normale movimento della mandibola e della colonna vertebrale e attività muscolare in generale. La visita Gnatologico-posturale dovrà infine necessariamente prevedere la valutazione delle eventuali documentazioni precedenti o terapie già in atto che potrebbero essere risultate, fino a quel momento, non risolutive o inadatte ai fine della risoluzione della problematica  in corso.

Terapie successive la visita gnatologica

L’equipè di specialisti deciderà il piano di trattamento più idoneo alla situazione clinica del paziente in trattamento. Molto spesso il trattamento riguarda l’utilizzo di appositi dispostivi dentali, chiamati Bite, che hanno diverse finalità come il rilassamento muscolare o la decompressione delle articolazioni temporo-mandibolari. In altri casi, il trattamento terapeutico può prevedere il ricorso a specifiche manovre tramite cui si avrà la possibilità di risolvere problematiche particolarmente complessi quali il locking gnatologico e lo sblocco viscerale a cui dovrà seguire una fase di riabilitazione fisioterapica.

La qualità della vita, elemento fondamentale di valutazione nella visita Gnatologico-posturale

Nei centri Skydental3D, l’equipè avrà l’accuratezza di valutare ulteriori parametri indicati dal paziente quali gli aspetti emotivi che governano il suo quotidiano e che vengono a volte usati questionari per valutare la “qualità della vita”. Per completare l’iter diagnostico infine, si potrà opportunamente valutare il ricorso a esame strumentali o diagnostici necessari per valutare approfonditamente e numerica l’equilibrio dell’occlusione, la postura corporea o la simmetria dei muscoli masticatori (Elettromiografia di superficie).

Non aspettare, il tuo benessere psico-fisico globale dipende da te, prenota subito un appuntamento per una visita gnatologica posturale GRATUITA.

 

VISITA GNATOLOGICA POSTURALE PRESSO I CENTRI SKYDENTAL3D (Guarda il video)


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Albamedica
25/Apr/2018

 

La sindrome occluso posturale fa parte delle patologie di cui si occupano in sinergia Osteopatia e Gnatologia

Intendiamo alcuni difetti del cavo orale che vanno a minare altre aree del nostro corpo, come per esempio la colonna vertebrale, influenzando così negativamente la postura dell’individuo che ne è affetto.

Come è possibile che la sindrome occluso posturale, che ha origine nel cavo orale, interessi un area tento estesa del corpo?

Difficile da credere, eppure i collegamenti organici di ossa e muscoli possono portare ad un difetto del genere. Per parlare della sindrome occluso posturale c’è bisogno prima di specificare esattamente il rapporto che intercorre tra denti e vertebre. Innanzitutto bisogno accennare all’esistenza dell’articolazione temporo mandibolare, spesso chiamata ATM per ragioni di semplicità, la quale ha la funzione di unire la mandibola alle ossa occipitali del cranio. Una disfunzione di questa articolazione può provocare seri disturbi e dolori anche molto forti nel paziente.

Quali tipi di disfunzioni possono colpire questa articolazione?

Il legame con la mandibola può far sopraggiungere tensioni dell’articolazione provocate da qualche problema del cavo orale: su tutti la difficoltà o l’impossibilità di chiudere in modo corretto la bocca. Si parla allora di mal occlusione delle arcate antagoniste.

Come è possibile che le arcate non riescano a chiudere il morso?

Anche qui esistono diversi fattori scatenanti questa particolare patologia. La mal occlusione può essere dovuta a malformazioni fisiologiche, malformazioni degli elementi dentali, che cozzando tra di loro non permettono la corretta aderenza delle due arcate, oppure allo squilibrio delle stesse. Per squilibrio si intende una stortura della mandibola rispetto alla linea del cranio. Sembra strano ma tale stortura può provocare problemi seri nel resto del nostro organismo. L’errato allineamento delle arcate tende in modo anomalo l’ATM che non riesce a svolgere in modo corretto la propria funzione. Questo particolare disturbo può provocare fastidi e dolori anche molto intensi, nonché sviluppare diverse patologie.

A dimostrazione di questo fatto ecco un elenco di disturbi che possono scatenarsi:

  • Cefalea e mal di testa Incapacità nello spalancare la bocca
  • Dolore diffuso ai muscoli facciali Dolori alla cervice;
  • Aumento della sensibilità dei denti al caldo e al freddo;
  • Dolori gengivali; Difficoltà nella deglutizione;
  • Difficoltà nella masticazione
  • Difficoltà nella fonazione
  • Problemi digestivi dovuti ai cibi ingeriti non correttamente masticati
  • Vertigini
  • Dolore alle orecchie e avvertimento di suoni inesistenti
  • Problemi posturali
  • Aumento dello stress e del nervosismo dovuto ai dolori continui.

Di certo un elenco che stupisce per il notevole numero dei disturbi e per la varietà della loro natura.

La tensione errata dei muscoli del collo provocati dalla innaturale aderenza delle arcate provoca innanzitutto dolori acuti. Col tempo questa tensione e contrattura dei muscoli va a influenzare le vertebre poste alla base del collo, quelle superiori rispetto la spina dorsale, portando anche a problemi di scoliosi. Questo perché vengono interessati al disturbo anche i muscoli della colonna cervicale e, di conseguenza quelli della colonna dorso – lombare. Oltre al dolore al collo ed alla schiena, tutto ciò può provocare un’alterazione negativa della postura, con sbilanciamenti del corpo sul piano laterale o frontale.

L’IMPORTANZA DELLA VISITA GNATOLOGICO-POSTURALE

 

La visita gnatologico-posturale consiste in una attenta valutazione diagnostica ed approfondita di molteplici aspetti gnatologici e posturali del paziente con una conseguente raccolta scrupolosa di tutte le informazioni circa la storia clinica del paziente.

Tale approfondimento specialistico viene eseguito da un equipè di tre  specialisti: lo Gnatologo, ovvero l’esperto di occlusione, di ATM (articolazioni temporo-mandibolari) e di riabilitazioni implanto-protesiche, L’osteopata, specialista in disturbi che interessano non solo l’apparato neuro-muscolo scheletrico, ma anche cranio-sacrale (legame tra il cranio, la colonna vertebrale e l’osso sacro) e viscerale (azioni sulla mobilità degli organi viscerali), il Fisioterapista , specialista in disfunzioni presenti nelle aeree della motricità, delle funzioni corticali superiori e viscerali conseguenti ad eventi patologici, a varia eziologia, congenita o acquisita.

La visita gnatologico-posturale serve quindi a capire se i fastidi accusati dal paziente (cefalea, dolori facciali, nucali, acufeni, vertigini) sono in relazione con la malocclusione e disturbi della colonna vertebrale o motori. La visita è fondamentale per l’equipè dei tre Specialisti al fine di individuare in maniera precisa ed accurato il reale rapporto mandibola-cranio e l’eventuale presenza di qualsiasi problematica che potrebbe impedire questa naturale correlazione che permette un normale movimento della mandibola e della colonna vertebrale e attività muscolare in generale. La visita Gnatologico-posturale dovrà infine necessariamente prevedere la valutazione delle eventuali documentazioni precedenti o terapie già in atto che potrebbero essere risultate, fino a quel momento, non risolutive o inadatte ai fine della risoluzione della problematica  in corso.

Le fasi della visita della visita gnatologico-posturale

E’ suddivisa in diverse fasi

  • la prima fase consiste nella raccolta dei dati del paziente tramite opportune valutazione ed eventuali esami diagnostici di approfondimento necessari per valutare lo stato dei movimenti mandibolari e della colonna vertebrale,dei contatti occlusali e della funzionalità articolare.
  • Successivamente alla fase di raccolta dei dati clinici, si procede con l’ individuare se e come esistono correlazioni tra le sintomatologie presentate dal paziente (che possono essere molteplici) ed eventuali presenza di malocclusione dovuta a motivazione diverse.
  • La terza è quella di efettuare su pedana stabilometrica e griglia posturale le eventuali compromissioni inerenti la colonna vertebrale e l’attività motoria del soggetto.

 

  • L’ultima fase della visita, la più delicata, che necessita di una grande esperienza da parte dell’equipè, è la fase in cui viene determinato il corretto iter terapeutico necessario per la risoluzione delle sintomatologie presentate dal paziente.

 

Patologie più comuni trattate dalla Gnatologia

 

Bruxismo

Da un punto di vista statistico, i disturbi riguardanti il bruxismo rappresentato uno dei maggiori problemi che inducono il paziente a sottoporsi ad una visita gnatologica. Le cause del bruxismo possono essere molteplici e molto spesso riguardano pazienti con una certa predisposizione ereditaria oppure, sempre più spesso, fattori psico-emotivi. Altre cause invece sono spesso legate a determinate mal occlusioni o disfunzioni temporo-mandibolari che possono scatenare il bruxismo.

 

Blocco della mandibola

Il blocco della mandibola rappresenta anch’essa uno dei disturbi che inducono il paziente alla richiesta di una valutazione gnatologica specialistica. Il blocco della mandibola, a differenza del bruxismo, può essere causato da motivazioni che nulla hanno a che vedere con fattori psico-emotivi e generalmente si verifica dopo che il paziente ha percepito un rumore di scatto a una o entrambe le articolazioni temporo-mandibolari poste pochi millimetri davanti alle orecchie. Il blocco della mandibola genererà difficoltà ad aprire la bocca per un blocco del meccanismo condilo-discale che permette l’apertura della bocca. Le cause sono sostanzialmente due: una malocclusione causata da estrazioni, ortodonzia o protesi mal eseguite, oppure traumi quali il colpo della frusta di incidenti stradali.

 

Morso Incrociato

Per quanto riguarda il Morso Incrociato, la visita gnatologica viene spesso richiesta in quanto il paziente verifica autonomamente una malocclusione non corretta di fatto dovuta ad un’asimmetria delle due arcate dentarie che non combaciano e costringono la mandibola a posizionarsi lateralmente per occludere bene (chiusura dei denti). In questi casi, la visita gnatologica dovrà appurare con estrema accuratezza la situazione clinica del paziente per poter programmare un corretto percorso terapeutico necessario per il riequilibrio della mandibola.

La qualità della vita, elemento fondamentale di valutazione nella visita Gnatologico-posturale

Durante la visita gnatologico-posturale, l’equipè avrà l’accuratezza di valutare ulteriori parametri indicati dal paziente quali gli aspetti emotivi che governano il suo quotidiano e che vengono a volte usati questionari per valutare la “qualità della vita”.

Per completare l’iter diagnostico infine, si potrà opportunamente valutare il ricorso a esame strumentali o diagnostici necessari per valutare approfonditamente e numerica l’equilibrio dell’occlusione, la postura corporea o la simmetria dei muscoli masticatori (Elettromiografia di superficie).

 

Terapie successive la visita gnatologica

L’equipè di specialisti deciderà il piano di trattamento più idoneo alla situazione clinica del paziente in trattamento. Molto spesso il trattamento riguarda l’utilizzo di appositi dispotivi dentali, chiamati Bite, che hanno diverse finalità come il rilassamento muscolare o la decompressione delle articolazioni temporo-mandibolari. In altri casi, il trattamento terapeutico può prevedere il ricorso a specifiche manovre tramite cui si avrà la possibilità di risolvere problematiche particolarmente complesse.

 

L’osteopatia interviene nel trattamento, provvedendo alla riabilitazione delle componenti muscoloscheletriche del distretto temporo-mandibolare, del cranio e della colonna, considerando sempre l’organismo come un unicum. Fornendo al paziente le chiavi per ritrovare la massima articolarità fisiologica nel rispetto del dolore e ricercando il giusto equilibrio posturale.

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Albamedica
25/Apr/2018

 

Conoscete persone che soffrono di COXARTROSI?

A voi stessi è stata diagnosticata un’artrosi dell’anca e non sapete cosa fare, a chi rivolgervi?

Tutte le persone che soffrono di COXARTROSI devono necessariamente andare incontro ad un intervento di PROTESI?

Vediamo insieme di cosa si tratta e cerchiamo di fare un pò di chiarezza!

Per prima cosa, un’importante premessa da fare riguarda il fatto che bisogna sfatare il mito secondo il quale chi ha l’ARTROSI è MALATO e soffre di una patologia grave ed incurabile!

Si, avete capito bene, avere ARTROSI  a 40, 50 o 60 anni è del tutto NORMALE, in quanto, il processo artrosico è un processo DEGENERATIVO FISIOLOGICO  del nostro corpo, con il passare degli anni avviene in tutte le persone…pensate, infatti, ai vostri capelli…con il passare del tempo, invecchiando, sono diventati bianchi (chi più, chi meno) e l’artrosi funziona esattamente allo stesso modo, è un “invecchiamento” delle nostre ossa!

Tuttavia, questo processo del tutto naturale, non sempre segue un percorso fisiologico, infatti, ci sono casi in cui lo stato ed il grado di ARTROSI è talmente importante ed avanzato che può portare a DOLORE ed IMPOTENZA FUNZIONALE.

L’anca ,che è una delle articolazioni più importanti del nostro corpo, è costituita dalla TESTA DEL FEMORE che si inserisce all’interno dell’ACETABOLO (un incavo dell’osso iliaco che fa parte del bacino).

La testa del femore è ricoperta da uno strato di cartilagine che ha la funzione di levigare e rendere scorrevoli queste due superfici di contatto.

La degenerazione della cartilagine favorisce l’avanzare del PROCESSO ARTROSICO che può manifestarsi con DOLORE LOCALE e LIMITAZIONE ARTICOLARE.

SINTOMI

Chi soffre di COXARTROSI sa bene di cosa si tratta e, a seconda dei vari gradi di artrosi, può soffrire di un dolore più o meno forte, più o meno costante, localizzato nella parte anteriore dell’anca (INGUINE) o nella parte anteriore della coscia.

Il dolore può essere avvertito anche a livello del ginocchio e, qualche volta, anche nel gluteo.

Una delle caratteristiche principali della COXARTROSI è proprio la sua evoluzione: LENTA e PROGRESSIVA.

Inizialmente, infatti, può capitare di avere dolore locale in seguito ad un eccessivo sforzo che rientra facilmente con un pò di riposo, ma, col passare del tempo, il dolore può cominciare ad essere persistente e costante ed indipendente dalla attività di vita quotidiana.

CAUSE

Sono molteplici le cause che portano a soffrire di COXARTROSI e per prima cosa bisogna fare una netta distinzione tra COXARTROSI PRIMARIE e COXARTROSI SECONDARIE.

Nelle forme PRIMARIE non è possibile identificare una vera causa e, solitamente, si parla di una predisposizione naturale di quel soggetto a sviluppare tale problema. Le forme primarie di coxartrosi sovraggiungono con l’eta e con il normale processo di invecchiamento ed usura delle nostre ossa.

Le forme SECONDARIE di COXARTROSI, invece, possono colpire anche soggetti molto giovani (30, 40 anni).

In questi casi è sempre possibile risalire ad una precisa causa che ha scatenato il processo artrosico, il quale avanza in maniera più veloce.

Tra le cause più comuni abbiamo i TRAUMI, come per esempio le fratture, le LUSSAZIONI,  i PROCESSI INFIAMMATORI e le PATOLOGIE METABOLICHE O ENDOCRINE come per esempio il diabete e l’artrite reumatoide.

FATTORI PREDISPONENTI

In generale l’ETA’ è uno dei principali fattori predisponenti della coxartrosi, ma ci sono anche:

  • l’EREDITARIETA’ (predisposizione familiare)
  • IL PESO (perchè pesare troppo , essere obesi o in semplice sovrappeso, può affaticare le articolazioni delle anche più del dovuto)
  • ECCESSIVA ATTIVITA’ SPORTIVA (perchè alcuni tipi di sport, se fatti a livello agonistico, possono accelerare il naturale processo artrosico)

SOLUZIONI

Quindi chi soffre di coxartrosi, che sia un quarantenne o un sessantenne, deve andare incontro ad un intervento chirurgico?

Deve prendere farmaci?

Deve fare ginnastica?

La FISIOTERAPIA può aiutare, migliorare, o risolvere il problema?

Come potete ben immaginare ogni caso è diverso dall’altro ed ogni individuo, a seconda dell’età, del tipo lavoro che svolge, dei suoi obiettivi e suo stile di vita avrà una serie di soluzioni/opzioni che sono diverse da quelle di qualsiasi altro!

Inquadrare la SITUAZIONE INDIVIDUALE e gli OBIETTIVI  del paziente è molto importante per decidere se è il caso di intervenire con una terapia conservativa o andare incontro ad un vero e proprio intervento di protesi.

A tal proposito, volevamo raccontarvi la storia di un nostro paziente, il Signor Pasquale.

Pasquale aveva prenotato una VALUTAZIONE GRATUITA presso il nostro centro di medicina e fisioterapia ALBAMEDICA di ALBANO LAZIALE (via Verdi 10-12), ed era venuto per consultare il nostro responsabile di fisioterapia perchè era convinto di dover andare incontro ad un intervento di protesi dell’anca ed era molto preoccupato.

Pasquale aveva 65 anni e soffriva di questo dolore nella zona inguinale da qualche mese e che, alcune volte, il dolore scendeva anche nella coscia fino ad arrivare al ginocchio al punto tale da non permettergli più di fare le sue passeggiate mattutine con la moglie.

Insieme a Pasquale abbiamo deciso di consultare il nostro ORTOPEDICO, il quale, attraverso un’attenta anamnesi ed una VISITA accurata e precisa dei movimenti fisiologici dell’anca, ha consigliato di fare una RADIOGRAFIA per valutare il grado della sua artrosi.

L’esame diagnostico aveva confermato il sospetto del dottore, infatti, Pasquale, aveva una COXARTROSI dolorosa ma di un’entità tale che non era necessario affrontare un intervento di protesi, bensì un percorso conservativo di FISIOTERAPIA!

Abbiamo preso in carico Pasquale e abbiamo cominciato, così come indicato dall’ortopedico, con una PRIMA FASE di terapia antinfiammatoria: TECAR TERAPIA e LASER TERAPIA abbinate ad un ciclo di infiltrazioni locali di ACIDO IALURONICO.

In, seguito, passata la fase acuta, siamo passati alla SECONDA FASE: TERAPIA MANUALE ed ESERCIZI DI KINESI. Pasquale, infatti, non aveva solo dolore locale, ma, col passare del tempo, aveva cominciato a zoppicare e ad usare sempre meno l’anca dolorosa provocando un indebolimento  della muscolatura di tutta la gamba.

La TERAPIA MANUALE ci ha permesso di recuperare gran parte della mobilità articolare che Pasquale aveva perso e gli esercizi di KINESI hanno permesso che Pasquale potesse  recuperare la forza e LO SCHEMA DEL PASSO, smettendo di zoppicare.

Il percorso riabilitativo di Pasquale è durato circa un mese e mezzo, durante il quale ha fatto tre sedute settimanali di FISIOTERAPIA in un primo periodo e solo due in un secondo.

Ad oggi Pasquale non ha più dolore e sa bene che il suo è un problema degenerativo e che non può fermare l’artrosi della sua anca, ma ha capito che può aiutarsi con degli specifici esercizi  di MANTENIMENTO (rinforzo e allungamento) che gli abbiamo assegnato e che lui fa tutte le mattine da solo a casa prima di andare a fare la sua lunga passeggiata con la moglie!

DOTT.SSA MINA SILIBERTO

 

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Albamedica
25/Apr/2018

L’associazione Diastasi Donna è nata il 10 giugno 2017, dallo sforzo comune di un gruppo di mamme con diastasi dei retti addominali, a seguito della gravidanza e del parto, volto a divulgare quante più informazioni possibili su questa patologia, che risulta, purtroppo, ancora quasi del tutto sconosciuta sia a chi ne soffre.

Esiste, infatti, una grave disinformazione non solo sui sintomi e sulle modalità di accertamento della diagnosi di diastasi addominale, ma soprattutto sulle serie conseguenze che questa disfunzione, se non curata, può produrre sulla salute generale della donna, con l’aggravarsi progressivo di patologie collaterali a carico della colonna vertebrale, degli organi interni, non più protetti dai fasci addominali, con l’insorgere di ernie e protrusioni, sino a condurre a risultati invalidanti, che compromettono notevolmente la qualità della vita della donna affetta da diastasi.

La diastasi addominale – ad oggi – può essere risolta unicamente sottoponendosi ad intervento chirurgico con raffia dei retti addominali, tale intervento non può in alcun modo essere considerato unicamente a finalità estetiche, essendo l’unico modo per guarire da una seria patologia degenerativa, che, giorno dopo giorno, peggiora costantemente.

Le risposte fornite dal sistema sanitario vigente, purtroppo, ad oggi, non sono state univoche, infatti, in alcune Regioni, è possibile sottoporsi a tale intervento in strutture ospedaliere pubbliche, con copertura dei costi interamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale, mentre in altre, come, ad esempio, la Campania e l’Abruzzo, tale intervento non viene considerato mutuabile poiché ritenuto di solo interesse estetico, negando, in tal modo, a un consistente numero di donne affette da diastasi il diritto alle cure e costringendole ad una sfiancante e onerosa diaspora verso le Regioni “più fortunate”.

Le donne con diastasi trovano, quindi, una evidente difficoltà a far comprendere la propria difficile situazione a coloro i quali le circondano, non solo con amici e familiari, ma – aspetto molto grave – nel dialogo con medici ed operatori sanitari, che, sovente, sminuiscono la problematica riferita dalla paziente, riconducendola nella mera sfera estetica e ritenendo possibile risolverla con banali consigli riferiti alla corretta alimentazione ed al l’attività fisica: è evidente che uno stile di vita salutare produca indubbi benefici sull’intero stato di salute della donna, puerpera e madre, ma è doveroso sottolineare come nessun tipo di regime alimentare controllato o di ginnastica potrà mai porre rimedio ad una patologia clinica risolvibile unicamente in sala operatoria.

L’ obbiettivo è far conoscere a tutte le Donne la patologia attraverso qualsiasi canale.

VISITA IL SITO: www.diastasidonna.it

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