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Albamedica
14/Dic/2017

 

Conoscete persone che soffrono di COXARTROSI?

A voi stessi è stata diagnosticata un’artrosi dell’anca e non sapete cosa fare, a chi rivolgervi?

Tutte le persone che soffrono di COXARTROSI devono necessariamente andare incontro ad un intervento di PROTESI?

Vediamo insieme di cosa si tratta e cerchiamo di fare un pò di chiarezza!

Per prima cosa, un’importante premessa da fare riguarda il fatto che bisogna sfatare il mito secondo il quale chi ha l’ARTROSI è MALATO e soffre di una patologia grave ed incurabile!

Si, avete capito bene, avere ARTROSI  a 40, 50 o 60 anni è del tutto NORMALE, in quanto, il processo artrosico è un processo DEGENERATIVO FISIOLOGICO  del nostro corpo, con il passare degli anni avviene in tutte le persone…pensate, infatti, ai vostri capelli…con il passare del tempo, invecchiando, sono diventati bianchi (chi più, chi meno) e l’artrosi funziona esattamente allo stesso modo, è un “invecchiamento” delle nostre ossa!

Tuttavia, questo processo del tutto naturale, non sempre segue un percorso fisiologico, infatti, ci sono casi in cui lo stato ed il grado di ARTROSI è talmente importante ed avanzato che può portare a DOLORE ed IMPOTENZA FUNZIONALE.

L’anca ,che è una delle articolazioni più importanti del nostro corpo, è costituita dalla TESTA DEL FEMORE che si inserisce all’interno dell’ACETABOLO (un incavo dell’osso iliaco che fa parte del bacino).

La testa del femore è ricoperta da uno strato di cartilagine che ha la funzione di levigare e rendere scorrevoli queste due superfici di contatto.

La degenerazione della cartilagine favorisce l’avanzare del PROCESSO ARTROSICO che può manifestarsi con DOLORE LOCALE e LIMITAZIONE ARTICOLARE.

SINTOMI

Chi soffre di COXARTROSI sa bene di cosa si tratta e, a seconda dei vari gradi di artrosi, può soffrire di un dolore più o meno forte, più o meno costante, localizzato nella parte anteriore dell’anca (INGUINE) o nella parte anteriore della coscia.

Il dolore può essere avvertito anche a livello del ginocchio e, qualche volta, anche nel gluteo.

Una delle caratteristiche principali della COXARTROSI è proprio la sua evoluzione: LENTA e PROGRESSIVA.

Inizialmente, infatti, può capitare di avere dolore locale in seguito ad un eccessivo sforzo che rientra facilmente con un pò di riposo, ma, col passare del tempo, il dolore può cominciare ad essere persistente e costante ed indipendente dalla attività di vita quotidiana.

CAUSE

Sono molteplici le cause che portano a soffrire di COXARTROSI e per prima cosa bisogna fare una netta distinzione tra COXARTROSI PRIMARIE e COXARTROSI SECONDARIE.

Nelle forme PRIMARIE non è possibile identificare una vera causa e, solitamente, si parla di una predisposizione naturale di quel soggetto a sviluppare tale problema. Le forme primarie di coxartrosi sovraggiungono con l’eta e con il normale processo di invecchiamento ed usura delle nostre ossa.

Le forme SECONDARIE di COXARTROSI, invece, possono colpire anche soggetti molto giovani (30, 40 anni).

In questi casi è sempre possibile risalire ad una precisa causa che ha scatenato il processo artrosico, il quale avanza in maniera più veloce.

Tra le cause più comuni abbiamo i TRAUMI, come per esempio le fratture, le LUSSAZIONI,  i PROCESSI INFIAMMATORI e le PATOLOGIE METABOLICHE O ENDOCRINE come per esempio il diabete e l’artrite reumatoide.

FATTORI PREDISPONENTI

In generale l’ETA’ è uno dei principali fattori predisponenti della coxartrosi, ma ci sono anche:

  • l’EREDITARIETA’ (predisposizione familiare)
  • IL PESO (perchè pesare troppo , essere obesi o in semplice sovrappeso, può affaticare le articolazioni delle anche più del dovuto)
  • ECCESSIVA ATTIVITA’ SPORTIVA (perchè alcuni tipi di sport, se fatti a livello agonistico, possono accelerare il naturale processo artrosico)

SOLUZIONI

Quindi chi soffre di coxartrosi, che sia un quarantenne o un sessantenne, deve andare incontro ad un intervento chirurgico?

Deve prendere farmaci?

Deve fare ginnastica?

La FISIOTERAPIA può aiutare, migliorare, o risolvere il problema?

Come potete ben immaginare ogni caso è diverso dall’altro ed ogni individuo, a seconda dell’età, del tipo lavoro che svolge, dei suoi obiettivi e suo stile di vita avrà una serie di soluzioni/opzioni che sono diverse da quelle di qualsiasi altro!

Inquadrare la SITUAZIONE INDIVIDUALE e gli OBIETTIVI  del paziente è molto importante per decidere se è il caso di intervenire con una terapia conservativa o andare incontro ad un vero e proprio intervento di protesi.

A tal proposito, volevamo raccontarvi la storia di un nostro paziente, il Signor Pasquale.

Pasquale aveva prenotato una VALUTAZIONE GRATUITA presso il nostro centro di medicina e fisioterapia ALBAMEDICA di ALBANO LAZIALE (via Verdi 10-12), ed era venuto per consultare il nostro responsabile di fisioterapia perchè era convinto di dover andare incontro ad un intervento di protesi dell’anca ed era molto preoccupato.

Pasquale aveva 65 anni e soffriva di questo dolore nella zona inguinale da qualche mese e che, alcune volte, il dolore scendeva anche nella coscia fino ad arrivare al ginocchio al punto tale da non permettergli più di fare le sue passeggiate mattutine con la moglie.

Insieme a Pasquale abbiamo deciso di consultare il nostro ORTOPEDICO, il quale, attraverso un’attenta anamnesi ed una VISITA accurata e precisa dei movimenti fisiologici dell’anca, ha consigliato di fare una RADIOGRAFIA per valutare il grado della sua artrosi.

L’esame diagnostico aveva confermato il sospetto del dottore, infatti, Pasquale, aveva una COXARTROSI dolorosa ma di un’entità tale che non era necessario affrontare un intervento di protesi, bensì un percorso conservativo di FISIOTERAPIA!

Abbiamo preso in carico Pasquale e abbiamo cominciato, così come indicato dall’ortopedico, con una PRIMA FASE di terapia antinfiammatoria: TECAR TERAPIA e LASER TERAPIA abbinate ad un ciclo di infiltrazioni locali di ACIDO IALURONICO.

In, seguito, passata la fase acuta, siamo passati alla SECONDA FASE: TERAPIA MANUALE ed ESERCIZI DI KINESI. Pasquale, infatti, non aveva solo dolore locale, ma, col passare del tempo, aveva cominciato a zoppicare e ad usare sempre meno l’anca dolorosa provocando un indebolimento  della muscolatura di tutta la gamba.

La TERAPIA MANUALE ci ha permesso di recuperare gran parte della mobilità articolare che Pasquale aveva perso e gli esercizi di KINESI hanno permesso che Pasquale potesse  recuperare la forza e LO SCHEMA DEL PASSO, smettendo di zoppicare.

Il percorso riabilitativo di Pasquale è durato circa un mese e mezzo, durante il quale ha fatto tre sedute settimanali di FISIOTERAPIA in un primo periodo e solo due in un secondo.

Ad oggi Pasquale non ha più dolore e sa bene che il suo è un problema degenerativo e che non può fermare l’artrosi della sua anca, ma ha capito che può aiutarsi con degli specifici esercizi  di MANTENIMENTO (rinforzo e allungamento) che gli abbiamo assegnato e che lui fa tutte le mattine da solo a casa prima di andare a fare la sua lunga passeggiata con la moglie!

DOTT.SSA MINA SILIBERTO

 

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Albamedica
14/Dic/2017

L’associazione Diastasi Donna è nata il 10 giugno 2017, dallo sforzo comune di un gruppo di mamme con diastasi dei retti addominali, a seguito della gravidanza e del parto, volto a divulgare quante più informazioni possibili su questa patologia, che risulta, purtroppo, ancora quasi del tutto sconosciuta sia a chi ne soffre.

Esiste, infatti, una grave disinformazione non solo sui sintomi e sulle modalità di accertamento della diagnosi di diastasi addominale, ma soprattutto sulle serie conseguenze che questa disfunzione, se non curata, può produrre sulla salute generale della donna, con l’aggravarsi progressivo di patologie collaterali a carico della colonna vertebrale, degli organi interni, non più protetti dai fasci addominali, con l’insorgere di ernie e protrusioni, sino a condurre a risultati invalidanti, che compromettono notevolmente la qualità della vita della donna affetta da diastasi.

La diastasi addominale – ad oggi – può essere risolta unicamente sottoponendosi ad intervento chirurgico con raffia dei retti addominali, tale intervento non può in alcun modo essere considerato unicamente a finalità estetiche, essendo l’unico modo per guarire da una seria patologia degenerativa, che, giorno dopo giorno, peggiora costantemente.

Le risposte fornite dal sistema sanitario vigente, purtroppo, ad oggi, non sono state univoche, infatti, in alcune Regioni, è possibile sottoporsi a tale intervento in strutture ospedaliere pubbliche, con copertura dei costi interamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale, mentre in altre, come, ad esempio, la Campania e l’Abruzzo, tale intervento non viene considerato mutuabile poiché ritenuto di solo interesse estetico, negando, in tal modo, a un consistente numero di donne affette da diastasi il diritto alle cure e costringendole ad una sfiancante e onerosa diaspora verso le Regioni “più fortunate”.

Le donne con diastasi trovano, quindi, una evidente difficoltà a far comprendere la propria difficile situazione a coloro i quali le circondano, non solo con amici e familiari, ma – aspetto molto grave – nel dialogo con medici ed operatori sanitari, che, sovente, sminuiscono la problematica riferita dalla paziente, riconducendola nella mera sfera estetica e ritenendo possibile risolverla con banali consigli riferiti alla corretta alimentazione ed al l’attività fisica: è evidente che uno stile di vita salutare produca indubbi benefici sull’intero stato di salute della donna, puerpera e madre, ma è doveroso sottolineare come nessun tipo di regime alimentare controllato o di ginnastica potrà mai porre rimedio ad una patologia clinica risolvibile unicamente in sala operatoria.

L’ obbiettivo è far conoscere a tutte le Donne la patologia attraverso qualsiasi canale.

VISITA IL SITO: www.diastasidonna.it

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Albamedica
14/Dic/2017

A quanti di voi è capitato di svegliarsi al mattino e di avvertire un dolore nella parte bassa della schiena?

Oppure, quante volte avete fatto una passeggiata più lunga del solito, dei lavori in giardino, pulito casa, portato in braccio vostro figlio e alla sera avete sentito il bisogno di sdraiarvi perchè avevate un dolore nella zona lombare?

Bene! Se vi è capitato di ritrovarvi in una di queste situazioni, allora, avete sperimentato sulla vostra pelle cosa vuol dire avere una passeggera LOMBALGIA!

Beh, che dire…

siete stati fortunati…perchè, probabilmente, con un pò di riposo, una bella dormita, o forse anche con un antidolorifico il dolore è andato via e lo avete dimenticato.

Purtroppo non tutti sono così fortunati, infatti, ci sono casi di pazienti in cui una lombalgia del genere si è protratta nel tempo diventando sempre più dolorosa ed invalidante, costringendoli a passare un lungo periodo di tempo a letto, smettere di lavorare e prendere farmaci!

Allora cerchiamo bene di capire cosa è una lombalgia, come riconoscerla e quando è il caso di preoccuparsi e rivolgersi al medico competente per capire come poter risolvere il problema!

DEFINIZIONE

Con il termine LOMBALGIA si intende indicare un dolore localizzato nella zona lombare, ovvero nella parte più bassa della schiena.

Le vertebre lombari sono in tutto cinque e vengono tecnicamente chiamate L1, L2, L3, L4, L5….questi sono dei “simboli” che sicuramente avrete letto in qualche risonanza di un vostro amico o di un vostro parente e non stanno altro che ad indicare in termini “medici-fisioterapici-ortopedici” le singole vertebre della zona lombare, dalla prima (L1) alla quinta (L5).

Interposti tra le vertebre (e non solo della zona lombare) ci sono i DISCHI INTERVERTEBRALI i quali hanno la funzione di veri e propri “CUSCINETTI”, difatti, ammortizzano i movimenti e contribuiscono a scaricare bene il peso di questa zona.

CAUSE E FATTORI CONTRIBUENTI

Lo sapevate che un sovraccarico della zona lombare può portare a soffrire di episodi di LOMBALGIA transitori e sporadici che, col passare del tempo, possono diventare cronici?

Avevate mai pensato al fatto che per sovraccaricare la schiena non serve solo fare lavori pesanti o grossi sforzi ma basta stare seduti per molte ore?

Si, avete capito bene…

la nostra colonna vertebrale va in sofferenza in entrambi questi opposti casi:

  • se sollecitata in maniera sbagliata con un lavoro o un’attività molto pesante (sollevare costantemente pesi, stare in piedi per tanto tempo, movimenti scorretti ripetuti nel corso della giornata)
  • se si ha uno stile di vita completamente sedentario (lavorare al pc, poca attività fisica, tante ore seduti sul divano a guardare la tv, sovrappeso)

Parlare di un DOLORE LOMBARE vuol dire parlare di tutto e non parlare di niente…perchè?

Perchè ci sono infiniti motivi per i quali ad un certo punto la nostra schiena decide di non “collaborare” più e di farci “bloccare”!

Come avrete capito i due eccessi (troppi sforzi o troppe ore seduti) possono causare lo stesso problema, ma, in entrambi i casi, per curare e risolvere il dolore lombare è bene fare una CORRETTA DIAGNOSI e riuscire a capire quali sono le strutture che hanno causato il dolore caso per caso.

La vostra LOMBALGIA  è causata dai DISCHI INTERVERTEBRALI che si sono degenarati o disidratati e che non riescono più a fare il corretto lavoro di ammortizzatori?

Avete dolore perchè i muscoli della vostra colonna sono troppo rigidi, o forse troppo deboli?

Oppure avete 25 anni, i vostri dischi sono perfetti, siete super allenati ma avete fatto un brusco movimento (trauma) e le vostre faccette articolari si sono “bloccate” in una maniera che ogni piccolo movimento vi causa un forte dolore?

Di certo, in ognuno di questi casi, si avverte un dolore che non permette di piegarsi, di sdraiarsi, di camminare o di stare seduti…e allora come fare?

Affidarsi a degli SPECIALISTI DEL SETTORE che possano fare una corretta disgnosi e che possano capire quale sia il “FULCRO”, la “CAUSA” precisa del vostro dolore è molto importante e vi permette di intervenire adeguatamente su quella.

SOLUZIONI

Prenotare una visita fisiatrica, oppure prendere in considerazione l’idea di consultare un bravo fisioterapista (competente e laureato) può farvi risparmiare tempo, fatica, soldi e…DOLORE!

Nel nostro studio ALBAMEDICA di ALBANO LAZIALE via verdi 10-12, è possibile chiamare e prenotare una VALUTAZIONE GRATUITA con un responsabile della fisioterapia.

La valutazione del fisioterapista serve per inquadrare bene il vostro problema, fare un’accurata anamnesi ed una serie di test specifici che servono per capire quale possa essere la causa del vostro problema.

Solitamente, in questi casi, è sempre bene lavorare insieme alla presenza di un esperto FISIATRA, il quale potrà completare la valutazione fisioterapica attraverso una sua VISITA SPECIALISTICA ed optare per il miglior percorso da seguire!

Il medico potrebbe indicarvi di svolgere delle indagini diagnostiche (RISONANZA MAGNETICA o RADIOGRAFIA), darvi una corretta terapia farmacologica (dimenticando le  inutili e nocive PRESCRIZIONI FAI DA TE) ed, infine, impostare un programma di riabilitazione-fisioterapia “ad personam”, costruito a pennello sulla vostra colonna, basato sul vostro problema principale.

Specifiche terapie antinfiammatorie sono adatte nella fase acuta:

  • TECAR TERAPIA
  • LASER TERAPIA
  • TENS
  • IONOFORESI
  • INTERIX
  • KINESIOTAPE
  • MASSAGGIO

Altri approcci, invece, sono consigliati in fase POST ACUTA o in casi in cui il dolore è cronico:

  • TERAPIA MANUALE ORTOPEDICA
  • KINESI TERAPIA
  • RIABILITAZIONE POSTURALE INDIVIDUALE
  • OSTEOPATIA

Come potete notare gli approcci sono molteplici e questo vuol dire che, per risolvere il vostro problema, è importante la giusta scelta di questi strumenti; perché RICORDATE:

ascoltare gli amici, i parenti o i conoscenti che vi spiegano che hanno avuto lo stesso problema, vi fa solo che perdere tempo prezioso.

Solo consultare gente competente e specializzata nel settore può aiutarvi a risolvere il vostro problema!

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Albamedica
14/Dic/2017

 

Quando parliamo di CERVICALGIA intendiamo indicare un dolore nella parte più alta della nostra colonna vertebrale (ovvero nel collo) e parliamo di una problematica molto diffusa nel mondo occidentale.

Sebbene la maggior parte delle persone che soffre di CERVICALGIA abbia degli attacchi acuti che tendono a risolversi spontaneamente, questo problema incide in maniera importante nella vita sociale e lavorativa e, molto spesso, le frequenti recidive tendono a creare una situazione cronica.

SINTOMI

Il dolore alla cervicale può interessare i muscoli, le ossa, i nervi o altri tessuti che si trovano in questo distretto ed é per questo che può essere classificato in:

  • CERVICALGIA VERA E PROPRIA: dolore strettamente localizzato nella zona del collo a livello delle vertebre cervicali
  • CERVICOBRACHIALGIA: dolore localizzato ne collo ma che si irradia anche nel braccio fino ad arrivare alle mani e alle dita
  • CERVICALGIA CERVICO-CEFALICA: dolore localizzato nel collo che può essere associato a mal di testa , vertigini, nausea, vomito, disturbi della vista e dell’udito.

CAUSE

Il dolore cervicale può presentarsi per cause diverse a seconda che si parli di un problema cronico o acuto.

Traumi, come incidenti e colpi di frusta, sforzi eccessivi possono causare un dolore temporaneo e passeggero nella zona del collo, come anche lo stress, le tensioni muscolari, le posture errate di giorno e di notte, possono favorire tale problema.

Anche il normale processo di invecchiamento del nostro corpo porta ad una degenerazione dei dischi intervertebrali e artrosi, che, sebbene siano condizioni del tutto fisiologiche, se associate ad una diminuzione del tono muscolare ed una ridotta articolarità, possono sfociare in situazioni dolorose ed invalidanti.

FATTORI CONTRIBUENTI

Fattori che contribuiscono ad aumentare la possibilità che si vada incontro a dolori di cervicale ci sono:

  • Una scorretta POSTURA
  • Stile di vita sedentario
  • Una cattiva qualità del sonno (cuscini e materassi sbagliati o posizioni scorrette durante la notte)
  • Degenerazione discale
  • Stress

SOLUZIONI

A seconda che il paziente si trovi in una fase acuta o cronica del suo dolore, ci possono essere diversi approcci per risolvere questo problema.

Spesso capita di accogliere nel nostro centro “Albamedica” pazienti che si sono improvvisamente bloccati con il collo in seguito ad un movimento brusco o ad uno sforzo eccessivo oppure in seguito ad un trauma.

Al contrario, capita anche di vedere pazienti che soffrono di questo problema da anni.

Gli approcci terapeutici, nei due casi, sono completamente diversi:

– In fase acuta lo scopo della fisioterapia è quello di ridurre l’intensita del dolore quanto prima possibile e restituire il movimento.

Questi due obiettivi sono facilmente raggiungibili seguendo un’adeguata terapia farmacologica (se necessaria) e applicando delle terapie ANTINFIAMMATORIE come la TECAR TERAPIA, la LASER TERAPIA e le TERAPIE ANTALGICHE (TENS, IONOFORESI) ed in un secondo momento TERAPIA MANUALE.

  • In fase cronica, invece, il paziente si presenta a studio con un dolore intermittente che va avanti da molto tempo, anche da anni. In questo caso occorre fare un’adeguata e corretta anamnesi, capire bene quale é lo stile di vita del paziente ed individuare quali sono le cause del suo problema.

Quando si é difronte a dolori cronici della cervicale solitamente viene impostato un programma basato direttamente sulla TERAPIA MANUALE la quale serve a restituire elasticità e movimento alle strutture del collo (vertebre e muscoli) e sulla RIABILITAZIONE-RIEDUCAZIONE del paziente a correggere determinati atteggiamenti e posture sbagliate che portano ad un affaticamento generale dei muscoli del collo.

Purtroppo quando un dolore è cronico anche i tempi di recupero si fanno più lunghi; quindi se hai fastidi alla colonna vertebrale non aspettare…

DOTT.SSA MINA SILIBERTO

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Albamedica
14/Dic/2017

La CAPSULITE ADESIVA, detta anche SPALLA CONGELATA, è una patologia di cui non se ne conosce ancora la causa, che interessa la capsula articolare della spalla.

la CAPSULA ARTICOLARE è una “struttura” costituita da tessuto connettivo che ha il compito di avvolgere completamente l’articolazione della spalla.

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Quando questa capsula si restringe o si infiamma si va incontro ad una problematica che in fisioterapia/ortopedia viene chiamata CAPSULITE ADESIVA.

Chi ha sofferto di questo problema o chi attualmente ne soffre sa di certo che è una condizione molto dolorosa ed estremamente invalidante.

Il dolore, localizzato principalmente nella spalla, ne limita il movimento e spesso risulta costante e aumenta durante il sonno.

La CAPSULITE ADESIVA si presenta frequentemente nelle donne dai 35 ai 50 anni (sebbene ne possano essere colpiti anche gli uomini) ed è spesso associata a MALATTIE METABOLICHE, come il diabete, ipo o iper tiroidismo, problematiche AUTOIMMUNI e MENOPAUSA.

Ad oggi i ricercatori non hanno ancora ben capito l’eziologia di questa patologia, tantomeno il perchè colpisca determinate persone piuttosto che altre.

La sua manifestazione è progressiva, infatti, di solito il paziente racconta di un dolore insorto spontaneamente che è aumentato piano piano con il passare dei giorni associato ad una notevole riduzione dei movimenti (PRIMA FASE).

In seguito il dolore locale tende a diminuire e diminuisce anche l’articolarità, infatti il paziente non riesce più a muovere bene la spalla che è molto rigida (SECONDA FASE) e che non permette i più semplici movimenti come allacciarsi il reggiseno, infilarsi la manica di una giacca, pettinarsi e lavarsi il viso.

Purtroppo per questo tipo di problema non esiste una vera e propria prevenzione, tuttavia, è importante che venga fatta una DIAGNOSI PRECOCE ed un adeguato PERCORSO RIABILITATIVO.

Spesso capita che il paziente temporeggi prima di consultare il medico e prima di avere la corretta diagnosi, difatti, quasi sempre, accogliamo nel nostro studio pazienti che hanno questo problema già da qualche mese, che hanno raccolto pareri in giro tra amici e familiari e che hanno fatto terapie antinfiammatorie auto-prescritte senza alcun risultato ma che non hanno mai fatto un’adeguata visita medica o valutazione fisioterapica.

A tal proposito oggi vi vogliamo raccontare la storia di Giovanna, 45 anni, maestra di tennis.

Quando Giovanna è arrivata nel nostro studio aveva dolore alla spalla destra da circa 5 mesi.

Ci ha raccontato che lavorava dalle tre alle sette ore al giorno e che da qualche tempo aveva dovuto diminuire le sue ore di lavoro perché non riusciva più a muovere bene la spalla e che faceva fatica a riposare perché il dolore era molto forte anche di notte.

Durante la nostra prima VALUTAZIONE Giovanna, a causa del forte dolore, non riusciva nemmeno a sdraiarsi sul lettino, ci ha raccontato che il dolore era insorto spontaneamente, senza avere avuto alcun trauma e senza aver svolto alcuna nuova attività.

Purtroppo, sebbene Giovanna avesse assunto diversi antinfiammatori e fatto qualche massaggio, non aveva mai risolto il suo problema ed il dolore continuava ad aumentare.

Quando si era,  finalmente, resa conto che nessuno aveva preso in carico il suo caso si è rivolta a noi chiedendoci cosa doveva fare e come poteva risolvere il suo problema.

Abbiamo subito spiegato a Giovanna che, in questi casi, una CORRETTA E TEMPESTIVA DIAGNOSI era fondamentale e che, dunque, avrebbe dovuto fare una VISITA SPECIALISTICA ORTOPEDICA.

Abbiamo fatto visitare Giovanna dal nostro ortopedico, il quale, attraverso un’approfondita anamnesi ed una serie di test ha consigliato di eseguire una risonanza magnetica.

La risonanza di Giovanna aveva confermato la diagnosi di SPALLA CONGELATA.

In collaborazione con il nostro ortopedico abbiamo preso in carico Giovanna che inizialmente ha dovuto sottoporsi a dei cicli di adeguate terapie farmacologiche per ridurre il suo dolore ed in seguito ha dovuto ricorrere ad un ciclo di infiltrazioni locali (corticosteroidi) affiancato dalla FISIOTERAPIA: TECAR TERAPIA, TERAPIA MANUALE, ESERCIZI DI MOBILITA’ PASSIVA ED ATTIVA secondo un preciso protocollo con lo scopo di eliminare totalmente il dolore e migliorare fino a recuperare completamente a mobilità articolare.

Giovanna è stata seguita per un periodo di circa 6 mesi perché, purtroppo, tale patologia, ha dei tempi di recupero molto lunghi soprattutto quando non viene tempestivamente inquadrata nella giusta maniera e curata col corretto approccio farmacologico e fisioterapico.

Il percorso riabilitativo di Giovanna ha previsto tre sedute di fisioterapia settimanali nei primi due mesi ed in seguito abbiamo deciso di lavorare due volte a settimana per poi continuare con dei trattamenti di mantenimento che ad oggi Giovanna non fa più perché sta bene, è tornata in campo con tutte le sue forze, con articolarità totale e senza dolore!

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Albamedica
14/Dic/2017

DISTURBI DELLA PROSTATA? RISOLVI CON SUCCESSO, PREVENZIONE DEL TUMORE ALLA PROSTATA.

IPERTROFIA PROSTATICA, LA MALATTIA DEL FUTURO? ECCO COME RICONOSCERLA E CURARLA

Nei prossimi 10 anni l’ipertrofia prostatica aumenterà di circa il 55%. Sono questi i dati emersi duranti il 90esimo congresso nazione delle Società italiana di urologia (Siu), tenutosi a Napoli nei giorni scorsi. Una patologia che, oggi, su 25 milioni di uomini, colpisce il 20-30% delle persone e che nei prossimi anni potrebbe alterare la qualità della vita nell’uomo. Ma quali sono i sintomi dell’ipertrofia prostatica? È possibile una prevenzione? Cerchiamo di dare qualche risposta a queste domande. Ipertrofia prostatica: di cosa si tratta: L’ipertrofia prostatica è una patologia molto comune tra la popolazione maschile. È definita in generale come la crescita del tessuto prostatico nella zona periuretrale. Una crescita che nel tempo, genera problemi durante la minzione. Con passare degli anni, infatti, il volume della prostata cresce naturalmente. I due fattori collegati generano quindi alterazione della funzione vescicale. Si stima che l’ipertrofia prostatica interessi circa il 30% degli uomini al di sopra dei 65 anni. Provocando quindi sintomi urinari severi.

 

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Albamedica
14/Dic/2017

Quando parliamo di RIEDUCAZIONE POSTURALE non parliamo ne di ginnastica ne di esercizi di stretching, ma parliamo di RI-EDUCARE il nostro corpo ad una corretta POSTURA.

La POSTURA  di ogni singola persona è diversa da quella di tutti gli altri ed è influenzata da fattori genetici, fattori interni ed esterni e dallo stile di vita.

Generalmente con il termine POSTURA  si definisce “la posizione delle parti del nostro corpo nello spazio” il cui obiettivo è quello di mantenere un perfetto EQUILIBRIO sia in posizione statica che dinamica.

I principali protagonisti di questo EQUILIBRIO sono i MUSCOLI.

I muscoli (quelli statici o anche detti posturali) hanno il compito di lottare costantemente contro la forza di gravità e di farci mantenere la postura.

Tuttavia, condizioni patologiche, traumi, sport, fattori ambientali e lavorativi, condizioni ereditarie e fattori caratteriali possono influenzare la funzione dei muscoli e di conseguenza la postura di un individuo.

La maggior parte delle patologie e dei disturbi a carico della colonna vertebrale deriva da un cattivo utilizzo del nostro corpo e dal mantenimento prolungato di POSTURE SCORRETTE.

Quanti di voi fanno un lavoro sedentario e sono costretti a stare seduti per la maggior parte della giornata di fronte ad un computer?

E Quanti di voi, invece, fanno un lavoro che li costringe a stare tante ore in piedi?

Entrambe queste condizioni possono provocare situazioni di dolore e squilibri posturali, poichè la maggior parte delle patologie e dei disturbi a carico della colonna vertebrale derivano da un cattivo utilizzo del nostro corpo o dal mantenimento prolungato di posture sbagliate e viziate.

Ad un certo punto può, quindi, presentarsi il dolore anche in seguito a movimenti molto semplici e banali come sollevare qualcosa da terra o allungarsi per afferrare un oggetto che sta in alto, come è accaduto al nostro paziente Marco.

Marco, 43 anni, impiegato che passa otto ore davanti al computer, si è presentato nel nostro studio ad Albano Laziale chiedendo di fare una valutazione con un fisioterapista responsabile.

Il primo giorno Marco ci ha raccontato che aveva sempre sofferto di piccoli doloretti e fastidi della zona lombare ma che non gli era mai successo di “bloccarsi”completamente al punto da dover stare a letto e prendere farmaci.

In seguito ad un’attenta anamnesi, osservazione e l’applicazione di specifici test, abbiamo spiegato a Marco che la valutazione aveva evidenziato un evidente squilibrio posturale causato dal suo stile di vita sedentario ed accentuato dal fatto che aveva molto dolore.

In accordo con Marco abbiamo deciso da fare una visita con il nostro fisiatra (dotttor Caligiuri) ed in seguito ad una serie di indagini radiografiche ed un’adeguata terapia farmacologica ha confermato le nostre ipotesi ed insieme abbiamo deciso di intraprendere un percorso di RIEDUCAZIONE POSTURALE il cui scopo era quello di ri-educare il corpo di Marco ad un corretto ALLINEAMENTO e FUNZIONAMENTO dei vari segmenti corporei.

Gli “scompensi”posturali di Marco dipendevano principalmente dalla sua rigidità e dall’accorciamento dei suoi muscoli posturali costretti a mantenere per molte ore la posizione seduta. Marco aveva abbandonato da qualche anno lo sport e, dopo tutto questo tempo, non aveva più un’adeguata flessibilità ed elasticità muscolare tale da poter fare movimenti banali di vita quotidiana.

Il protocollo riabilitativo specifico di Marco ha previsto una serie di sedute nelle quali attraverso dei semplici esercizi posturali (detti posture, ovvero posizioni di massimo allungamento delle catene muscolari), abbinati ad una corretta respirazione, abbiamo allungato e reso più elastici i suoi muscoli in modo tale da ridargli il suo EQUILIBRIO POSTURALE.

Marco è tornato a casa con una nuova consapevolezza del suo corpo.

Durante le sedute di RIEDUCAZIONE POSTURALE ha imparato come deve stare seduto per tutte quelle ore e cosa deve fare per contrastare le sue posizioni viziate, ha imparato come deve allungare e rilassare i muscoli della sua schiena dopo una giornata di lavoro e ha capito che deve ricominciare a fare sport!

Ad oggi Marco viene nel nostro studio una volta al mese e fa una terapia di “mantenimento” durante la quale gli vengono assegnati dei nuovi esercizi di allungamento ed alcune autoposture che può fare da solo anche a casa quando ne sente la necessità, ha ripreso a fare piscina, si sente più elastico ed è in grado di affrontare la sua giornata lavorativa senza alcun dolore!

Dott.ssa Siliberto

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Albamedica
14/Dic/2017

La scoliosi nel bambino rappresenta una patologia frequente, spesso diagnosticata non correttamente ed in ritardo. Quali sono le situazioni ed i sintomi clinici che ne possono fare sospettare la diagnosi?
La scoliosi idiopatica si manifesta tipicamente durante l’età dello sviluppo, intorno ai nove-undici anni, per poi evolvere con ritmi variabili fino al termine dell’accrescimento scheletrico. Colpisce il sesso femminile con un rapporto di 4 a 1 rispetto a quello maschile e in un caso su tre è ereditaria. Si presenta come una curvatura più o meno accentuata della colonna vertebrale: più è grave la curvatura, maggiore è la deformità, che si traduce in una notevole asimmetria delle spalle, del tronco e dei fianchi. La sua aggressività dipende in larga misura dall’età in cui compare, in genere quelle a evoluzione più importante sono quelle che si manifestano presto, già in età scolare (sei-nove anni) o addirittura infantile (tre-sei anni). I genitori, la scuola e l’ambiente sportivo hanno un ruolo importante perché possono segnalare posizioni scorrette o non spontanee del bambino o del ragazzo, che possono costituire dei segnali importanti e che vanno approfonditi il più presto possibile. La scoliosi deve essere sospettata quando una delle due spalle sembra più alta dell’altra o quando gli abiti indossati non cadono dritti. Il ragazzo può anche riferire un affaticamento alla regione lombare dopo essere stato a lungo seduto o in piedi nella stessa posizione. Se la scoliosi è già avanzata, possono manifestarsi anche dolori alla schiena di origine muscolare nelle aree da sforzo, per esempio, nel tratto lombosacrale.


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Albamedica
14/Dic/2017

La patologia del piede va inquadrata fra le complicanze più gravi della malattia diabetica; l’entità del problema, le ripercussioni sul piano sociale e gli elevati costi di gestione sono noti a tutti.
Non è possibile però da soli affrontare tutti i problemi legati a tale patologia; la cura del piede dipende in maniera cruciale dallo stretto legame fra il paziente, la sua famiglia, il medico di base, il diabetologo, il chirurgo, l’ortopedico, l’infermiere, il pedologo, le strutture sociali di supporto.
Il problema principale va posto non tanto nella somministrazione di terapie, nella scelta di procedure chirurgiche o di medicazioni a cui sottoporre il paziente diabetico ma quanto nella
sostanziale modificazione del suo” modus yivendi “. L’infermiere in tale equipe di lavoro diventa la “cerniera”, il punto nodale attraverso cui tutte le informazioni mediche, le prescrizioni, le regole di vita saranno veicolate al paziente e viceversa tutte le incertezze, i dubbi e le perplessità del paziente stesso rimbalzeranno in cerca di risposta. È quindi compito preciso dell’infermiere rendere tali informazioni maggiormente fruibili, comprensibili e accettabili utilizzando come punto di forza il maggior tempo che trascorre col paziente ed il rapporto di fiducia che si viene a creare.

Gli obiettivi fondamentali che l’assistenza infermieristica si propone di raggiungere insieme al paziente diabetico sono:
– aiutare il paziente ad accettare la malattia e favorire la sua motivazione all’autocontrollo e alla indipendenza della gestione responsabile della stessa;
– evitare le complicanze a breve termine e ritardare quelle a lungo termine;
– educare e coinvolgere il contesto familiare e sociale;

Prevenzione del piede diabetico
Semplici consigli per la cura del piede:
– lavare i piedi giornalmente con sapone neutro ed acqua tiepida (evitare pediluvi);
– controllare i piedi quotidianamente;
– idratare la pelle con creme;
– evitare tinture d’iodio ed alcol perché disidratano;
– ispezionare i piedi utilizzando uno specchio;
– evitare l’uso di callifughi, lime in metallo e forbici a punta;
– evitare le fonti di calore diretto(es. termofori);
– non camminare a piedi nudi
– usare scarpe comode, in pelle, chiuse (non sandali, zoccoli ed infradito);
– indossare calze di cotone o di lana e senza cuciture;
– cambiare spesso calze e scarpe.

Segni di pericolo a carico del piede diabetico
– Gonfiore;
– modica del colore delle unghie, di un dito o di una zona del piede;
– dolore o pulsatilità;
– presenza di cute spessa e dura o callosa;
– presenza di soluzione di continuo della cute, quali screpolature vesciche o ferite;
– presenza di formicolio, variazione di sensibilità tra un piede e l’altro;
– comparsa di dolore al polpaccio durante la deambulazione.

Trattamento delle ulcere diabetiche
Le ulcere del piede diabetico deyono essere trattate aggressivamente per estinguere l’infezione ottenere una rapida chiusura dell’ulcera e prevenire ulteriori infezioni Le basi del trattamento oltre al perfetto controllo del profilo glicemico, includono lo sbrigliamento, il debridementchimico,il controllo dell’edema e la riduzione della pressione da carico utilizzando presidi idonei e medicazioni di tipo avanzato.
Rapporto infermiere-paziente
Le competenze di educazione sanitaria prevedono conoscenza,competenza, capacità comunicativa e di adattamento alle risorse psicologiche, sociali economiche e familiari del paziente.
Il paziente deve essere gradatamente condotto alla auto-valutazione e autogestione della sua malattia globalmente intesa considerando la quasi unicità della patologia diabetica nell’ambito medico vista la sua lunga durata e le molteplici complicanze che insorgono per una cattiva gestione della malattia stessa (teoria di D.Orem o self-care).

Conclusioni
La conoscenza dei compiti da svolgere da parte del paziente è la base per strutturare una organizzazione capace di garantire il livello di qualità voluto, dove le risorse sono ottimizzate rispetto alle aspettative dei pazienti.
È evidente che il ruolo del personale infermieristico è cruciale nella moderna organizzazione assistenziale.
La gestione del piede diabetico è sicuramente uno dei migliori banchi di prova della qualità della assistenza infermieristica e dell’erogazione di servizi tesi al miglioramento continuo della qualità ed alla soddisfazione del paziente1-7.

Bibliografìa
1. Uibrecht JS, Cavanagh PR, Caputo GM. Foot problems in diabetes: an overview. Clin Infect Dis 2004;39 (Suppi 2);S73-82.
2. Boulton AJ. Thè diabetic foot: from art to science. Thè 18th Camillo Golgi lecture. Diabetologia 2004;47:1242-353.
3. Wilbright WA, Birke JA, Patout CA, Varnado M, Horwell R. Thè use of telemedicina in thè management of thè diabetes-related foot ulceration: a pilot study. Adv Skin Woun Care 2004;17:232-8.
4. Ribu L, Wahi A. How patientes with diabetes who have foot and leg ulcers perceive thè nursing care they réceive. J Wouun Care 2004;13:65-8.
5. Goode ML Comunication barriers when managing a patient with a wound. BrJ Nurs 2004;13:49-52.
6. Pinzur MS, Kernan-Schroeder D, Emanuele NV, Emanuel M. Developmemnt od a nurse-provided heakth System straqtegy for diabetic foot care. Foot Anckie Int 2001;22:744-6.
7. Oliva Bolzoni M, Perari D, Monesi G. An area-Wide survey of problems of domiciliary care of diabetic patoients. Assist Inferni Rie 2002;21:178-83.

Dott.ssa Valentina Mangione Specializzata nel trattamento delle lesioni cutanee
Dott.ssa Valentina Mangione
Specializzata nel trattamento delle lesioni cutanee

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Albamedica
14/Dic/2017

Vitamine A, E, C ed B2: essenziali per la guarigione delle ferite

Spesso quando incontro dei nuovi pazienti mi rendo conto che oltre ad eseguire la corretta medicazione, devo rieducare la persona ad assumere in base alla propria storia cllinica, i nutrienti necessari per permettermi di aiutarli a raggiungere la guarigione completa della ferita, riducendo il tempo, il dolore dovuto dalla presenza della lesione e migliorando così la loro condizione generale.Le proteine insieme alle vitamine sono gli elementi essenziali per aiutare il recupero di una ferita.Nell’articolo precedente Vi ho parlato delle proteine e di quali alimenti assumere.In questo articolo tratteremo di quali vitamine possono aiutare per il recupero di una lesione.

Le vitamine utili alla nostra pelle sono:

La vitamina A.è un valido aiuto a ridurre l’insorgenza di infezioni nelle ferite, in quanto migliora l’attività di crescita dei leucociti, intervenendo così ad aumentareiglobuli bianchi che si attivano nel distruggerei batteri. La vitamina A inoltre stimola la sintesi del collagene nella ferita, permettendo la crescita delle cellule della pelle. Tra gli alimenti più ricchi di vitamina A ci sono il fegato e l’olio di fegato di merluzzo, le uova e i latticini; abbondanti quantità sono presenti in frutta e ortaggi giallo-arancioni (pomodoro, carota, peperone, zucca, albicocca) e in alcuni ortaggi a foglia verde (lattuga, asparagi, broccoli).

La Vitamina E. è chiamata la vitamina della pelle: è un antiossidante naturale e sulle ferite può essere utilizzata anche al livello topico sotto forma di crema, spray etc..La vitamina E la troviamo nei seguenti alimenti: oli vegetali, spinaci, pane integrale, noci, soia, farina d’avena.

La Vitamina C. La vitamina C svolge un ruolo importante nella formazione del collagene che è coinvolto nella crescita e nella riparazione delle cellule distrutte. La vitamina C regola la coagulazione del sangue, ha un effetto anti-infiammatorio, e normalizza la permeabilità capillare. Questa vitamina la troviamo nel limone fresco, kiwi, arance, ribes, lamponi, peperoni, aglio.

La vitamina B2. ha un effetto benefico sulla pelle, è essenziale per la normale crescita,la riparazione cellulare e lo sviluppo dei tessuti, accellerando la guarigione delle ferite. Questa vitamina possiamo trovarla nelle verdure a foglia verde, fegato, latte, grano saraceno, formaggio e pesce.

L’insufficiente apporto di vitamine pò avere effetti negativi sul processo di guarigione portando ad aumentare i tempi di recupero. Queste vitamine possono essere assunteinsieme all’alimentazione anche attraverso integratori presenti in commercio,ma è sempre oppurtuno consultare il proprio medico prima di acquistare questi prodotti.

Bibliografia:

Dottoressa Valentina Mangione

Specializzata nel trattamento delle lesioni cutanee

Dott.ssa Valentina Mangione Specializzata nel trattamento delle lesioni cutanee
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Specializzata nel trattamento delle lesioni cutanee

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