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26/Giu/2017

La scoliosi nel bambino rappresenta una patologia frequente, spesso diagnosticata non correttamente ed in ritardo. Quali sono le situazioni ed i sintomi clinici che ne possono fare sospettare la diagnosi?
La scoliosi idiopatica si manifesta tipicamente durante l’età dello sviluppo, intorno ai nove-undici anni, per poi evolvere con ritmi variabili fino al termine dell’accrescimento scheletrico. Colpisce il sesso femminile con un rapporto di 4 a 1 rispetto a quello maschile e in un caso su tre è ereditaria. Si presenta come una curvatura più o meno accentuata della colonna vertebrale: più è grave la curvatura, maggiore è la deformità, che si traduce in una notevole asimmetria delle spalle, del tronco e dei fianchi. La sua aggressività dipende in larga misura dall’età in cui compare, in genere quelle a evoluzione più importante sono quelle che si manifestano presto, già in età scolare (sei-nove anni) o addirittura infantile (tre-sei anni). I genitori, la scuola e l’ambiente sportivo hanno un ruolo importante perché possono segnalare posizioni scorrette o non spontanee del bambino o del ragazzo, che possono costituire dei segnali importanti e che vanno approfonditi il più presto possibile. La scoliosi deve essere sospettata quando una delle due spalle sembra più alta dell’altra o quando gli abiti indossati non cadono dritti. Il ragazzo può anche riferire un affaticamento alla regione lombare dopo essere stato a lungo seduto o in piedi nella stessa posizione. Se la scoliosi è già avanzata, possono manifestarsi anche dolori alla schiena di origine muscolare nelle aree da sforzo, per esempio, nel tratto lombosacrale.


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26/Giu/2017

La patologia del piede va inquadrata fra le complicanze più gravi della malattia diabetica; l’entità del problema, le ripercussioni sul piano sociale e gli elevati costi di gestione sono noti a tutti.
Non è possibile però da soli affrontare tutti i problemi legati a tale patologia; la cura del piede dipende in maniera cruciale dallo stretto legame fra il paziente, la sua famiglia, il medico di base, il diabetologo, il chirurgo, l’ortopedico, l’infermiere, il pedologo, le strutture sociali di supporto.
Il problema principale va posto non tanto nella somministrazione di terapie, nella scelta di procedure chirurgiche o di medicazioni a cui sottoporre il paziente diabetico ma quanto nella
sostanziale modificazione del suo” modus yivendi “. L’infermiere in tale equipe di lavoro diventa la “cerniera”, il punto nodale attraverso cui tutte le informazioni mediche, le prescrizioni, le regole di vita saranno veicolate al paziente e viceversa tutte le incertezze, i dubbi e le perplessità del paziente stesso rimbalzeranno in cerca di risposta. È quindi compito preciso dell’infermiere rendere tali informazioni maggiormente fruibili, comprensibili e accettabili utilizzando come punto di forza il maggior tempo che trascorre col paziente ed il rapporto di fiducia che si viene a creare.

Gli obiettivi fondamentali che l’assistenza infermieristica si propone di raggiungere insieme al paziente diabetico sono:
– aiutare il paziente ad accettare la malattia e favorire la sua motivazione all’autocontrollo e alla indipendenza della gestione responsabile della stessa;
– evitare le complicanze a breve termine e ritardare quelle a lungo termine;
– educare e coinvolgere il contesto familiare e sociale;

Prevenzione del piede diabetico
Semplici consigli per la cura del piede:
– lavare i piedi giornalmente con sapone neutro ed acqua tiepida (evitare pediluvi);
– controllare i piedi quotidianamente;
– idratare la pelle con creme;
– evitare tinture d’iodio ed alcol perché disidratano;
– ispezionare i piedi utilizzando uno specchio;
– evitare l’uso di callifughi, lime in metallo e forbici a punta;
– evitare le fonti di calore diretto(es. termofori);
– non camminare a piedi nudi
– usare scarpe comode, in pelle, chiuse (non sandali, zoccoli ed infradito);
– indossare calze di cotone o di lana e senza cuciture;
– cambiare spesso calze e scarpe.

Segni di pericolo a carico del piede diabetico
– Gonfiore;
– modica del colore delle unghie, di un dito o di una zona del piede;
– dolore o pulsatilità;
– presenza di cute spessa e dura o callosa;
– presenza di soluzione di continuo della cute, quali screpolature vesciche o ferite;
– presenza di formicolio, variazione di sensibilità tra un piede e l’altro;
– comparsa di dolore al polpaccio durante la deambulazione.

Trattamento delle ulcere diabetiche
Le ulcere del piede diabetico deyono essere trattate aggressivamente per estinguere l’infezione ottenere una rapida chiusura dell’ulcera e prevenire ulteriori infezioni Le basi del trattamento oltre al perfetto controllo del profilo glicemico, includono lo sbrigliamento, il debridementchimico,il controllo dell’edema e la riduzione della pressione da carico utilizzando presidi idonei e medicazioni di tipo avanzato.
Rapporto infermiere-paziente
Le competenze di educazione sanitaria prevedono conoscenza,competenza, capacità comunicativa e di adattamento alle risorse psicologiche, sociali economiche e familiari del paziente.
Il paziente deve essere gradatamente condotto alla auto-valutazione e autogestione della sua malattia globalmente intesa considerando la quasi unicità della patologia diabetica nell’ambito medico vista la sua lunga durata e le molteplici complicanze che insorgono per una cattiva gestione della malattia stessa (teoria di D.Orem o self-care).

Conclusioni
La conoscenza dei compiti da svolgere da parte del paziente è la base per strutturare una organizzazione capace di garantire il livello di qualità voluto, dove le risorse sono ottimizzate rispetto alle aspettative dei pazienti.
È evidente che il ruolo del personale infermieristico è cruciale nella moderna organizzazione assistenziale.
La gestione del piede diabetico è sicuramente uno dei migliori banchi di prova della qualità della assistenza infermieristica e dell’erogazione di servizi tesi al miglioramento continuo della qualità ed alla soddisfazione del paziente1-7.

Bibliografìa
1. Uibrecht JS, Cavanagh PR, Caputo GM. Foot problems in diabetes: an overview. Clin Infect Dis 2004;39 (Suppi 2);S73-82.
2. Boulton AJ. Thè diabetic foot: from art to science. Thè 18th Camillo Golgi lecture. Diabetologia 2004;47:1242-353.
3. Wilbright WA, Birke JA, Patout CA, Varnado M, Horwell R. Thè use of telemedicina in thè management of thè diabetes-related foot ulceration: a pilot study. Adv Skin Woun Care 2004;17:232-8.
4. Ribu L, Wahi A. How patientes with diabetes who have foot and leg ulcers perceive thè nursing care they réceive. J Wouun Care 2004;13:65-8.
5. Goode ML Comunication barriers when managing a patient with a wound. BrJ Nurs 2004;13:49-52.
6. Pinzur MS, Kernan-Schroeder D, Emanuele NV, Emanuel M. Developmemnt od a nurse-provided heakth System straqtegy for diabetic foot care. Foot Anckie Int 2001;22:744-6.
7. Oliva Bolzoni M, Perari D, Monesi G. An area-Wide survey of problems of domiciliary care of diabetic patoients. Assist Inferni Rie 2002;21:178-83.

Dott.ssa Valentina Mangione Specializzata nel trattamento delle lesioni cutanee
Dott.ssa Valentina Mangione
Specializzata nel trattamento delle lesioni cutanee

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26/Giu/2017

Che cos’è la scoliosi: la scoliosi è una deformità della colonna vertebrale, associata a una torsione delle vertebre. Interessa in media il 2-3% della popolazione, con una prevalenza delle femmine rispetto ai maschi (7 su 10).
Le cause: “Nell’85% dei casi la scoliosi è idiopatica, cioè non se ne conoscono con precisione le cause”. “Probabilmente si tratta di una malattia genetica multifattoriale, che deforma la colonna vertebrale in modo progressivo. Si è visto però che c’è una predisposizione familiare, per cui se già la mamma o la nonna ne hanno sofferto, il bambino ha maggiori probabilità di esserne colpito. Non è vero invece che la scoliosi sia determinata dalle posture scorrette o dal peso eccessivo degli zaini che i bambini portano ogni giorno a scuola, che possono semmai causare a lungo andare dolori alla schiena”. Nelle altre forme meno frequenti, dette secondarie, la scoliosi può dipendere da patologie neurologiche, congenite, metaboliche.
Quando si manifesta: durante la crescita, in particolare tra i 10 e i 13 anni, età caratterizzata da una rapida crescita della struttura ossea.
Come ci si accorge se c’è: Basta fare un semplice test, detto “Adams test”: si fa piegare il ragazzo in avanti a gambe tese; se c’è scoliosi, un lato della schiena appare più alto rispetto all’altro. In tal caso occorre informare il pediatra, che indirizzerà verso lo specialista di scoliosi (fisiatra od ortopedico).


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26/Giu/2017

Gran parte dei pazienti ottengono ottimi risultati con i cicli terapeutici che svolgono nei nostri centri, ma purtroppo il loro comportamento giorno dopo giorno e nei mesi a seguire non è il massimo per la loro salute; oramai tutti sappiamo che le molte ore che trascorriamo seduti sono deleterie per la colonna vertebrale ma anche per tutta la nostra salute in generale. Purtroppo vediamo tutti i giorni persone con un atteggiamento posturale scadente e queste stesse persone molto spesso prendono questa situazione come qualcosa di benigno, di fisiologico e che accade senza conseguenze con il passare del tempo ( “me sto a ‘nvecchia’ “).
Ma non è così: la postura ha effetti su tutte le nostre funzioni fisiologiche, dal respiro alla produzione di ormoni; dolori alla colonna vertebrale, mal di testa, umore, pressione sanguigna, pulsazioni e capacita’ polmonare sono le funzioni che più facilmente sono influenzate dalla postura. Addirittura uno studio americano sugli anziani ha evidenziato come ci sia una correlazione tra cattiva postura e mortalità.
Un altro fattore contribuente alla cattiva postura sta diventando l’uso eccessivo di smartphone, tablet, e pc; negli ultimi sette anni la media giornaliera che gli uomini passano con dispositivi elettronici e’ salita a 3 ore al giorno. La postura tipica della testa al pc o quando utilizziamo il cellulare o il tablet, ossia completamente flessa e protesa in avanti porta il peso della testa sulle nostre spalle da 5 a 25kg circa. Allo stesso tempo queste posture mantenute per un lungo periodo vanno a deformare in maniera quasi irreparabile i legamenti che sostengono la colonna vertebrale: questo è stato dimostrato con uno studio su alcuni felini in cui mantenendo il capo in quella posizione per trenta minuti la deformazione dei legamenti della cervicale risultava alterata ancora sette ore dopo.
È anche importante sottolineare come il rischio maggiore non è dato tanto dal carico che la nostra colonna sopporta, ma dal fatto che esso sia prolungato per molte ore, cosa che per chi lavora in ufficio o passa molte ore in macchina e’ inevitabile.
Ma veniamo alle buone notizie adesso: tutti questi danni possono essere ridotti al minimo con pochi accorgimenti durante le ore lavorative e con qualche esercizio da svolgere durante la giornata; e allora, se ti interessano i segreti per una postura valida e salutare ti è sufficiente mettere mi piace sulla pagina Facebook di Albamedica ed iniziare a seguire i consigli dei nostri fisioterapisti per avere una postura ottimale e salutare.MassimilianoDott. Massimiliano Magni Fisioterapista


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