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Albamedica
21/Giu/2018

Non riesci più a sopportare quel fastidioso ronzio nelle orecchie?

Qui potresti trovare la soluzione

Gli acufeni o Tinniti sono un fenomeno percettivo che consiste nell‘avvertire ronzii o fischi nelle orecchie che, però, non provengono da nessuna fonte esterna. Possono costituire un problema di competenza ORL(otorinolaringoiatra), ma in molti casi può essere presente anche un coinvolgimento di tipo funzionale. Spesso una disfunzione osteopatica rappresenta non tanto la causa primaria di un acufene ma un elemento aggravante, andando semplicemente a peggiorare una sintomatologia già in atto.

Ma come può l’osteopatia intervenire sugli acufeni??

Per capire come una disfunzione osteopatica possa colpire il funzionamento dell’organo dell’udito bisogna considerare alcune evidenze anatomiche. La perilinfa, cioè il liquido in cui sono immerse le strutture dell’orecchio interno, è in stretto rapporto con il liquor, il liquido in cui è immerso il Sistema nervoso centrale.

A questo livello esistono dei piccoli canali in cui la perilinfa e l’orecchio interno comunicano in maniera diretta con il liquor. Questo fa sì che una disfunzione cranio-sacrale, che influenza direttamente la fluttuazione del liquor, possa avere effetti diretti sulla perilinfa e quindi sulla fisiologia dell’udito, come del resto anche dell’equilibrio.

A tutto questo si aggiungono possibili coinvolgimenti vascolari soprattutto a carico del circolo vertebrale.

Infine bisogna ancora considerare la connessione diretta dell’orecchio medio con l’articolazione temporo mandibolare (l’articolazione della mandibola o ATM) attraverso i legamenti Oto-Mandibolari. Sono il legamento disco malleolare di Pinto, che nasce dal martello (uno degli ossicini dell’orecchio medio) e corre al tessuto retrodiscale mediale dell’ATM, e la parte anteriore del legamento malleolare, che si inserisce sul martello e si collega con la lingula della mandibola tramite il legamento sfenomandibolare (Rowicki e Zakrzewska 2006).

Il legamento di Pinto fa sì che una disfunzione dell’ATM, cioè della mandibola, possa interferire con la fisiologia dell’orecchio medio e quindi, in definitiva, con la funzione uditiva; alcuni tipi di acufene derivano proprio da disfunzioni dell’ATM.

Nella pratica clinica abbiamo riscontrato, varie volte, nei pazienti sofferenti di ACUFENI, la disfunzione della prima vertebra cervicale – C1 o Atlante.

Riducendo la sublussazione dell’Atlante, quandopresente, gli ACUFENI si sono sempre ridotti e spesso sono scomparsi del tutto. Una irritazione e tensione del muscolo cervicale posteriore sub-occipitale può aumentare gli input afferenti ai nuclei vestibolari nel tronco encefalico, che potrebbero dar luogo agli ACUFENI.

È comunque opportuno precisare non tutti gli acufeni sono di natura osteopatica e che quindi  la revisione osteopatica è sempre consigliabile in seconda battuta, dopo aver escluso tutte le altre cause a livello medico allopatico.

CASI REALI

A titolo esemplificativo riporto il caso di una Paziente di 34 anni che presentava da alcuni mesi acufeni a fischio all’orecchio sinistro e vertigini. All’esame osteopatico presentava l’osso mascellare sin in rotazione esterna e una dinamica craniale in flessione laterale/rotazione sinistra, con una posteriorità di C0-C1 a sinistra. Sulla base dei test dinamici del cranio è stata approfondita l’indagine anamnestica da cui in effetti è emerso che il Paziente ha cominciato a presentare questi problemi in seguito ad un’estrazione dentale.

Tale intervento ha compromesso la dinamica dell’osso mascellare corrispondente e quindi la dinamica dell’intero cranio. Ridotte le disfunzioni la sintomatologia è regredita in maniera piuttosto rapida.

Il Paziente è stato rivisto a distanza di una decina di giorni ed era completamente ristabilito. Quindi, non tutte le forme di acufeni possono essere corrette dall’Osteopatia ma è altrettanto vero che un’alta percentuale di pazienti con problemi di questo tipo possano trovare nell’Osteopatia una soluzione stabile.


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Albamedica
21/Giu/2018

Hai mai avuto la bruttissima sensazione che tutta la stanza intorno a te girasse?

Ti è mai successo di sentirti instabile o di “sbandare”?

La Vertigine è uno dei disturbi più comuni dei pazienti che si presentano allo studio di un medico o al primo-soccorso.

Facciamo un po’ di chiarezza.. Cerchiamo di capire che cosa sono

Si tratta di un’alterazione della percezione sensoriale dell’individuo, questo influisce sul movimento della persona dandogli un’errata percezione dello stesso, caratterizzato da perdita di equilibrio.

È una sensazione illusoria (cioè non reale) di movimento e possiamo distinguere in:

  • soggettiva: il paziente ha l’illusione di muoversi, di essere instabile, spesso riferisce di sentire “la testa vuota”, di non riuscire a mantenere l’equilibrio né una stabile direzione di marcia;
  • oggettiva: il soggetto vede l’ambiente circostante muoversi o con senso rotatorio (“la stanza mi gira intorno!”) o oscillante sul piano orizzontale o verticale.

Occorre sottolineare che le vertigini sono un sintomo e non una malattia e quindi si riferiscono a una disfunzione dell’apparato dell’equilibrio (o di sistemi cerebrali a questo connessi)

Da cosa sono causate??

Possono essere provocate da vari possibili fattori, quali:

  • Colpo di frusta: come avviene, per esempio, in un tamponamento automobilistico.
  • Artrosi cervicale: un lento processo degenerativo delle strutture ossee della colonna vertebrale (causato da scarsa attività fisica, traumi, scorrette posizioni lavorative)
  • Sindrome di Ménière: secondaria ad un aumento abnorme del liquido (“endolinfa”) situato dentro le strutture del “labirinto membranoso” dell’orecchio interno; la sintomatologia è caratterizzata da vertigini, diminuzione dell’udito e ronzio auricolare (acufeni).

È ormai riconosciuto che una delle cause primarie e più frequenti delle VERTIGINI trova la sua origine nel tratto cervicale. Da qui la definizione di VERTIGINI cervicali o cervicogeniche.

Come riconosco se davvero soffro di Vertigini Cervicogeniche?

In questo tipo di VERTIGINI, oltre ai soliti sintomi, s’individuano anche: rigidità della nuca, crampi, formicolii, sensazione di freddo ed altro, tutti elementi che, se non valutati in modo tempestivo e opportuno, rischiano di dar vita a sintomatologie complesse di natura cronica.

È evidente che i movimenti della testa e degli occhi devono essere coordinati da una azione armonica. Un’ipermobilità del rachide cervicale superiore, che dirige il movimento della testa in modo troppo rapido ed ampio, spezza questa relazione armonica creando turbe interferenziali nel meccanismo di adattamento posturale e facilitando l’insorgenza di sindromi vertiginose acute.

Si ricorda inoltre che la parte anteriore del cranio è condizionata dalla relazione armonica esistente tra mandibola sospesa al temporale (ATM), colonna cervicale, osso ioide, e sistema muscolare connesso; un’alterazione dell’occlusione, quindi, deve essere presa in considerazione.

Esiste una correlazione anatomica e funzionale tra i muscoli nucali e i muscoli oculomotori:

ogni stimolo visivo che sollecita la nostra attenzione indirizza il nostro sguardo per il tramite di due azioni muscolari:

– l’azione della muscolatura estrinseca dell’occhio (muscolo retto superiore, inferiore, mediale e laterale e muscolo obliquo superiore ed inferiore) che dirige l’occhio.

– L’azione dei muscoli nucali (muscolo grande retto posteriore, piccolo retto posteriore, grande obliquo e piccolo obliquo) che dirige la testa.

Questo motiva il fatto che molto spesso le vertigini siano provocate  da movimenti bruschi della testa o dal girare velocemente gli occhi in una direzione

Esiste una correlazione con l’età del paziente??

La vertigine è un problema purtroppo comune nella popolazione anziana. In paragone alle persone più giovani, la vertigine negli anziani è più persistente, ha più origini, è meno probabile che sia causato da un problema psicologico ed è più incapacitante (Davis L, 1994). Le due fonti principali della vertigine in persone anziane sono l’orecchio (vestibolare periferico) e il cervello.

La popolazione anziana, a causa dell’alta incidenza di artrosi e di disturbi cervicali, è dunque più soggetta alla vertigine cervicale.

Come la Valutiamo??

La valutazione della vertigine dovrebbe includere un’anamnesi generale e l’esame fisico. Un’anamnesi pertinente includerebbe la durata, il periodo di manifestazione ed i fattori precipitanti, tali come un cambiamento della posizione, perdita dell’udito, disturbo dell’andatura e cambiamenti neurologici unilaterali dovrebbero richiamare l’attenzione durante l’anamnesi.

Esami di laboratorio basici, sono importanti per differenziare il capogiro dalla vertigine. L’esame fisico dovrebbe includere un esame neurologico completo, così come una valutazione Osteopatica del tratto cervicale. Ulteriori esami possono includere un audiogramma e un elettronistagmogramma; RMN o TAC sono utili alla diagnosi dei neuromi acustici.

È importante notare che la vertigine nella vecchiaia può essere relazionata a una disfunzione vestibolare.

La valutazione del tratto cervicale, si valuteranno i muscoli del collo, lo Scom (sternocleidoccipitomastoideo), gli scaleni e il trapezio, annotando i cambiamenti dei tessuti, tender point e asimmetrie. La stessa procedura di analisi verrà applicata durante il movimento passivo nelle stesse zone.

Importante è palpare la posizione dell’occipite, così come la traslazione laterale dell’atlante (prima vertebra cervicale) ed esaminare le eventuali restrizioni della rotazione dell’atlante. Dopodiché, valutare più in basso il rimanente tratto cervicale, palpando le vertebre cervicali inferiori, valutando la loro flessione ed estensione, così come la rotazione e la traslazione laterale.

Come funziona il trattamento?

Il trattamento osteopatico della vertigine cervicale è direzionata verso la correzione della Disfunzione osteopatica. Possono essere applicate tecniche dirette come indirette per ridurre la restrizione.

Le tecniche di energia muscolare e dei tessuti soffici sono alquanto utili per ridurre lo spasmo dei muscoli dello sternocleidomastoideo, degli scaleni, paracervicali e del trapezio. La tecnica di counterstrain e il rilascio legamentoso articolare possono fornire una riduzione eccellente e tollerabile della restrizione delle vertebre cervicali.

Comunque, la manipolazione più utile e efficace della vertigine cervicale è una combinazione di varie modalità, inclusa l’abilità del paziente di collaborare.

Vi presento un caso

Una donna di 46 anni è stata ammessa in ospedale con una manifestazione di vertigine vorticosa, accompagnata da nausea e vomito, dichiarando di non provare alcun dolore toracico o segni di carattere neurologico. Le analisi di laboratorio non evidenziavano carenze o deficit.

La paziente è stata trattata e inviata a casa con una cura farmacologia.

Dopo pochi giorni è ritornata in ospedale per episodi continui di vertigine. Di nuovo, non c’erano segni neurologici di lateralizzazione unilaterale, e il suo esame fisico non ha rivelato nessuna anormalità. Sono stati effettuati un esame TAC della testa e un Doppler della carotide. Entrambi erano dentro i limiti normali. La RX del tratto cervicale ha dimostrato una marcata rettilinizzazione del tratto cervicale.

In seguito, è stata sottoposta ad una valutazione neurologica, ed è stata diagnosticata, in quel periodo, una insufficienza vertebrale-basilare.

Terminati questi esami clinici la paziente si è presentata presso il nostro studio, abbiamo rilevato tramite la prima visita osteopatica una disfunzione somatica delle vertebre C1-C2 e D1-D4.

Quindi abbiamo iniziato i Trattamenti Osteopatici una volta a settimana per le prime 2 settimane poi il controllo a un mese circa.

Consistevano in: Rilascio Articolare Legamentoso con tecniche Strain e Counterstrain alle vertebre cervicali superiori e toraciche, e le strutture del tessuto morbido ad esse relazionate. Trattamento cranio sacrale volto al riequilibrio dello stesso.

Entro due settimane, la paziente ha dimostrato un miglioramento significativo e continuato progressivamente nel mese, ora svolge una routine di mantenimento con un trattamento ogni 2 mesi circa presso il nostro studio.

DOTT. LUCA DAMIANI

 


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Albamedica
21/Giu/2018

“NOTIZIA ANSA DI QUALCHE MESE FA…. PIU’ DI 10 MILIONI DI ITALIANI SI SONO RIVOLTI CON SUCCESSO AD UN OSTEOPATA PER I LORO PROBLEMI MUSCOLO SCHELETRICI E NON SOLO. 1 SU TRE DI QUESTI PAZIENTI E’ STATO INVIATO DIRETTAMENTE DAL MEDICO DI FAMIGLIA, TU COSA ASPETTI?”

L’Osteopatia non cura solo patologie ma stimola le capacità di recupero e guarigione del corpo ottimizzando i processi fisiologici e fisici.

È indicata in tutti i disturbi di origine funzionale allorquando, in assenza di lesioni organiche, vi è la presenza di sintomi fastidiosi causati da una alterazione della mobilità articolare e tessutale.

QUESTI SONO I PROBLEMI CHE RISOLVIAMO CON L’OSTEOPATIA

 

Biomeccanico – Neuroposturale

Disturbi del sistema neuro – muscolo – scheletrico: dolori alla colonna vertebrale (cervicalgie, dorsalgie, lombo-sciatalgie e disturbi da compressione vertebrale), agli arti superiori e inferiori (brachialgie, epincodiliti, gonalgie), dolori costali e intercostali, postumi di artrosi e artrite, infortuni muscolari e dolori post-traumatici.
Nevralgie, cefalee – emicranie, sinusiti, nausea e vertigini,
Problematiche posturali: posture viziate, scoliosi e atteggiamento scoliotico. Malocclusione, dolori cervico-mandibolari e disturbi della deglutizione.
Riabilitazione post-operatoria.

 

Viscerale

Disturbi gastro-intestinali: difficoltà digestive, gastralgie, acidità gastrica, reflusso, esofagite, ernia iatale, gonfiori addominali, colon irritabile, disturbi colici come stipsi e diarrea.

Disturbi all’apparato uro-genitale (cistiti, prostatite, dolori renali, dismenorrea) e a quello circolatorio – linfatico (congestioni venose agli arti, emorroidi, tachicardia).

 

Neonatologico – pediatrico

Per la mamma: disturbi durante la gravidanza (mal di schiena, lombo- sciatalgie, dolori alle gambe), aiuto nella preparazione al parto, trattamento del pavimento pelvico, problematiche post-partum.

Per i più piccoli: plagiocefalie, asimmetrie craniali, torcicollo miogeno, dismorfismi, scoliosi e problematiche occlusali. Problematiche alla sfera ORL (allergie, sinusiti, otite, adenoiditi) e a quella gastrointestinale (rigurgito e reflusso, coliche, stipsi e diarrea). Disturbi del sonno, suzione difficoltosa, agitazione.

 

Biodinamico – Neurovegetativo (o Cranio-sacrale)

Turbe del sonno, stanchezza generalizzata, stress, stati d’ansia, dispnea, dolori sistemici, cefalee – emicranie, disturbi di origine psico-fisica.

 

CHIAMA PER UNA VALUTAZIONE OSTEOPATICA GRATUITA

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Una fusione tra scienza e arte

L’Osteopatia è una medicina non convenzionale riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e definita nel 2007 come una medicina basata sul contatto primario manuale nella fase di diagnosi e trattamento.

Si basa sul considerare l’essere umano come l’unità di corpo, mente e spirito.
Ogni singola parte del corpo è in grado di interagire con l’insieme attraverso il movimento, cartina al tornasole della qualità della vita e della salute. Attraverso la sua valutazione (analisi della postura e palpazione) è possibile individuare gli eventuali disturbi su cui intervenire attraverso tecniche manuali in grado di correggere i disequilibri e ripristinare le condizioni fisiologiche del movimento e quindi della salute.


“Ho pensato che l’osso, osteon, fosse il punto da cui dovevo partire per accertare la causa delle condizioni patologiche e così ho messo insieme “osteo” con “patia” e ho ottenuto Osteopatia”. 

(Still, A.T. Autobiografia, 1897, p.98)

 

Quali sono i principi dell’osteopatia?

 

Unità del corpo 

Come metodologia olistica (dal greco olos=tutto) l’osteopatia considera l’individuo nella sua globalità: ogni parte costituente la persona (psiche inclusa) è dipendente dalle altre e il corretto funzionamento di ognuna assicura quello dell’intera struttura, dunque, l’equilibrio psicofisico e il benessere.

 

Relazione tra struttura e funzione

Un corretto equilibrio tra struttura e funzione regala al nostro corpo una sensazione di benessere. Qualora tale equilibrio venga alterato (a causa di un trauma per esempio) si parla di disfunzione osteopatica, ossia di una restrizione di mobilità e perdita di movimento in una parte del nostro corpo (ossa, muscoli, organi, etc..).

 

Autoguarigione

In osteopatia non è il terapeuta che guarisce, ma il suo ruolo è quello favorire la capacità innata del corpo ad auto curarsi.

 

Come lavora l’Osteopata?

L’osteopata attraverso l’utilizzo esclusivo delle mani e con specifici test non invasivi, analizza la mobilità delle strutture ossee, articolari, viscerali, fasciali e cranio-sacrali. Individua le aree in disfunzione e con piccoli aggiustamenti stimola la naturale tendenza intrinseca del corpo verso l’autoguarigione. Ciò che la medicina allopatica apporta grazie a sostanze chimiche (farmaci) per calmare, frenare o stimolare i sistemi di funzionamento umano, l’osteopatia tende ad ottenerlo mediante interventi manuali.

 

 

Come si svolge una visita dall’Osteopata?

  • una completa valutazione della postura del paziente, distribuzione del peso, tipologia, tensioni, contratture, spasmi, la qualità dei tessuti, della pelle, etc.
  • prove funzionali globali, regionali e locali, test passivi, attivi e specifici test secondo gli obiettivi della valutazione.
  • palpazione dei differenti tessuti e ritmi fisiologici per accertare la severità e l’origine dei blocchi osteo-articolari e delle tensioni così come l’importanza della restrizione, che genera e che impone all’organismo, localmente e/o a distanza una compensazione.
  • l’identificazione delle cause e una sintesi di tutti i risultati ottenuti.
  • un trattamento Osteopatico.

 

Cosa sono le tecniche osteopatiche?

 

Il trattamento osteopatico può avvalersi di numerosi metodi e tecniche di trattamento.

Gli osteopati le utilizzano indifferentemente in funzione delle necessità terapeutiche e del soggetto che hanno di fronte

Una classificazione possibile è quella che fa riferimento a queste tre grandi famiglie:

Tecniche strutturali

Le tecniche strutturali sono definite tali poiché ristabiliscono la mobilità della struttura ossea.

La specificità e la rapidità delle manipolazioni consente il recupero della mobilità articolare.

Hanno una forte influenza neurologica, oltre che puramente meccanica, in quanto favoriscono l’emissione di corretti impulsi dalle e alle terminazioni della parte trattata.

Tecniche cranio-sacrali

Le tecniche craniali agiscono sul movimento di congruenza fra le ossa del cranio e il sacro, ristabilendone il normale “meccanismo respiratorio primario”, ossia quella combinazione di parti ossee, legamentose, muscolari, e fasciali che consentono il riequilibrio e l’armonia delle funzioni craniosacrali.

Con queste tecniche si agisce in particolare sulla vitalità dell’organismo, qualità fondamentale che permette agli esseri viventi di reagire con efficacia agli eventi di disturbo provenienti dall’ambiente esterno e da quello interno.

Le tecniche viscerali

I visceri si muovono in modo specifico sotto l’influenza della pressione diaframmatica. Questa dinamica viscerale può essere modificata (restrizione di mobilità) o scomparire. Applicando una tecnica specifica, l’osteopatia permette all’organo di trovare la sua fisiologia naturale ed i disordini legati alla restrizione di mobilità saranno così corretti. Inoltre esiste da un punto di vista anatomico e funzionale una relazione tra i visceri e la struttura muscolo-scheletrica; una cattiva funzione della struttura (colonna vertebrale), può influenzare uno o più visceri e viceversa. Si possono trovare, in persone che soffrono di mal di schiena, problemi di mobilità del fegato, del colon, del rene o dell’utero. Il trattamento osteopatico mira, attraverso l’addome ed il diaframma, a ristabilire una buona mobilità viscerale.

Quali sono i vantaggi del trattamento Osteopatico?

  • Rapida soluzione della sintomatologia dolorosa
  • Notevole riduzione del consumo di farmaci
  • Riduzione delle indagini radiologiche
  • Riduzione delle perdite di giornate di lavoro

Studio Polispecialistico ALBAMEDICA sito in VIA GIUSEPPE VERDI N°10 ALBANO LAZIALE

Telefono 06.93.69.074


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Albamedica
21/Giu/2018

La visita gnatologico-posturale è importante per capire se i fastidi accusati dal paziente come la cefalea, dolori facciali, nucali, acufeni e vertigini, sono in relazione alla malocclusione e i disturbi della colonna vertebrale o motori.

La Skydental3D offre ai propri pazienti la possibilità di una visita gnatologicoposturale completamente gratuita e viene eseguita da un equipè di tre  specialisti: lo Gnatologo, ovvero l’esperto di occlusione, di ATM (articolazioni temporo-mandibolari) e di riabilitazioni implanto-protesiche, l’osteopata, specialista in disturbi che interessano non solo l’apparato neuro-muscolo scheletrico, ma anche cranio-sacrale (legame tra il cranio, la colonna vertebrale e l’osso sacro) e viscerale (azioni sulla mobilità degli organi viscerali), il Fisioterapista, specialista in disfunzioni presenti nelle aeree della motricità, delle funzioni corticali superiori e viscerali conseguenti ad eventi patologici, a varia eziologia, congenita o acquisita.

Nei centri Skydental3D la visita è fondamentale al fine di individuare in maniera precisa ed accurata il reale rapporto mandibola-cranio e l’eventuale presenza di qualsiasi problematica che potrebbe impedire questa naturale correlazione che permette un normale movimento della mandibola e della colonna vertebrale e attività muscolare in generale. La visita Gnatologico-posturale dovrà infine necessariamente prevedere la valutazione delle eventuali documentazioni precedenti o terapie già in atto che potrebbero essere risultate, fino a quel momento, non risolutive o inadatte ai fine della risoluzione della problematica  in corso.

Terapie successive la visita gnatologica

L’equipè di specialisti deciderà il piano di trattamento più idoneo alla situazione clinica del paziente in trattamento. Molto spesso il trattamento riguarda l’utilizzo di appositi dispostivi dentali, chiamati Bite, che hanno diverse finalità come il rilassamento muscolare o la decompressione delle articolazioni temporo-mandibolari. In altri casi, il trattamento terapeutico può prevedere il ricorso a specifiche manovre tramite cui si avrà la possibilità di risolvere problematiche particolarmente complessi quali il locking gnatologico e lo sblocco viscerale a cui dovrà seguire una fase di riabilitazione fisioterapica.

La qualità della vita, elemento fondamentale di valutazione nella visita Gnatologico-posturale

Nei centri Skydental3D, l’equipè avrà l’accuratezza di valutare ulteriori parametri indicati dal paziente quali gli aspetti emotivi che governano il suo quotidiano e che vengono a volte usati questionari per valutare la “qualità della vita”. Per completare l’iter diagnostico infine, si potrà opportunamente valutare il ricorso a esame strumentali o diagnostici necessari per valutare approfonditamente e numerica l’equilibrio dell’occlusione, la postura corporea o la simmetria dei muscoli masticatori (Elettromiografia di superficie).

Non aspettare, il tuo benessere psico-fisico globale dipende da te, prenota subito un appuntamento per una visita gnatologica posturale GRATUITA.

 

VISITA GNATOLOGICA POSTURALE PRESSO I CENTRI SKYDENTAL3D (Guarda il video)


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Albamedica
21/Giu/2018

 

La sindrome occluso posturale fa parte delle patologie di cui si occupano in sinergia Osteopatia e Gnatologia

Intendiamo alcuni difetti del cavo orale che vanno a minare altre aree del nostro corpo, come per esempio la colonna vertebrale, influenzando così negativamente la postura dell’individuo che ne è affetto.

Come è possibile che la sindrome occluso posturale, che ha origine nel cavo orale, interessi un area tento estesa del corpo?

Difficile da credere, eppure i collegamenti organici di ossa e muscoli possono portare ad un difetto del genere. Per parlare della sindrome occluso posturale c’è bisogno prima di specificare esattamente il rapporto che intercorre tra denti e vertebre. Innanzitutto bisogno accennare all’esistenza dell’articolazione temporo mandibolare, spesso chiamata ATM per ragioni di semplicità, la quale ha la funzione di unire la mandibola alle ossa occipitali del cranio. Una disfunzione di questa articolazione può provocare seri disturbi e dolori anche molto forti nel paziente.

Quali tipi di disfunzioni possono colpire questa articolazione?

Il legame con la mandibola può far sopraggiungere tensioni dell’articolazione provocate da qualche problema del cavo orale: su tutti la difficoltà o l’impossibilità di chiudere in modo corretto la bocca. Si parla allora di mal occlusione delle arcate antagoniste.

Come è possibile che le arcate non riescano a chiudere il morso?

Anche qui esistono diversi fattori scatenanti questa particolare patologia. La mal occlusione può essere dovuta a malformazioni fisiologiche, malformazioni degli elementi dentali, che cozzando tra di loro non permettono la corretta aderenza delle due arcate, oppure allo squilibrio delle stesse. Per squilibrio si intende una stortura della mandibola rispetto alla linea del cranio. Sembra strano ma tale stortura può provocare problemi seri nel resto del nostro organismo. L’errato allineamento delle arcate tende in modo anomalo l’ATM che non riesce a svolgere in modo corretto la propria funzione. Questo particolare disturbo può provocare fastidi e dolori anche molto intensi, nonché sviluppare diverse patologie.

A dimostrazione di questo fatto ecco un elenco di disturbi che possono scatenarsi:

  • Cefalea e mal di testa Incapacità nello spalancare la bocca
  • Dolore diffuso ai muscoli facciali Dolori alla cervice;
  • Aumento della sensibilità dei denti al caldo e al freddo;
  • Dolori gengivali; Difficoltà nella deglutizione;
  • Difficoltà nella masticazione
  • Difficoltà nella fonazione
  • Problemi digestivi dovuti ai cibi ingeriti non correttamente masticati
  • Vertigini
  • Dolore alle orecchie e avvertimento di suoni inesistenti
  • Problemi posturali
  • Aumento dello stress e del nervosismo dovuto ai dolori continui.

Di certo un elenco che stupisce per il notevole numero dei disturbi e per la varietà della loro natura.

La tensione errata dei muscoli del collo provocati dalla innaturale aderenza delle arcate provoca innanzitutto dolori acuti. Col tempo questa tensione e contrattura dei muscoli va a influenzare le vertebre poste alla base del collo, quelle superiori rispetto la spina dorsale, portando anche a problemi di scoliosi. Questo perché vengono interessati al disturbo anche i muscoli della colonna cervicale e, di conseguenza quelli della colonna dorso – lombare. Oltre al dolore al collo ed alla schiena, tutto ciò può provocare un’alterazione negativa della postura, con sbilanciamenti del corpo sul piano laterale o frontale.

L’IMPORTANZA DELLA VISITA GNATOLOGICO-POSTURALE

 

La visita gnatologico-posturale consiste in una attenta valutazione diagnostica ed approfondita di molteplici aspetti gnatologici e posturali del paziente con una conseguente raccolta scrupolosa di tutte le informazioni circa la storia clinica del paziente.

Tale approfondimento specialistico viene eseguito da un equipè di tre  specialisti: lo Gnatologo, ovvero l’esperto di occlusione, di ATM (articolazioni temporo-mandibolari) e di riabilitazioni implanto-protesiche, L’osteopata, specialista in disturbi che interessano non solo l’apparato neuro-muscolo scheletrico, ma anche cranio-sacrale (legame tra il cranio, la colonna vertebrale e l’osso sacro) e viscerale (azioni sulla mobilità degli organi viscerali), il Fisioterapista , specialista in disfunzioni presenti nelle aeree della motricità, delle funzioni corticali superiori e viscerali conseguenti ad eventi patologici, a varia eziologia, congenita o acquisita.

La visita gnatologico-posturale serve quindi a capire se i fastidi accusati dal paziente (cefalea, dolori facciali, nucali, acufeni, vertigini) sono in relazione con la malocclusione e disturbi della colonna vertebrale o motori. La visita è fondamentale per l’equipè dei tre Specialisti al fine di individuare in maniera precisa ed accurato il reale rapporto mandibola-cranio e l’eventuale presenza di qualsiasi problematica che potrebbe impedire questa naturale correlazione che permette un normale movimento della mandibola e della colonna vertebrale e attività muscolare in generale. La visita Gnatologico-posturale dovrà infine necessariamente prevedere la valutazione delle eventuali documentazioni precedenti o terapie già in atto che potrebbero essere risultate, fino a quel momento, non risolutive o inadatte ai fine della risoluzione della problematica  in corso.

Le fasi della visita della visita gnatologico-posturale

E’ suddivisa in diverse fasi

  • la prima fase consiste nella raccolta dei dati del paziente tramite opportune valutazione ed eventuali esami diagnostici di approfondimento necessari per valutare lo stato dei movimenti mandibolari e della colonna vertebrale,dei contatti occlusali e della funzionalità articolare.
  • Successivamente alla fase di raccolta dei dati clinici, si procede con l’ individuare se e come esistono correlazioni tra le sintomatologie presentate dal paziente (che possono essere molteplici) ed eventuali presenza di malocclusione dovuta a motivazione diverse.
  • La terza è quella di efettuare su pedana stabilometrica e griglia posturale le eventuali compromissioni inerenti la colonna vertebrale e l’attività motoria del soggetto.

 

  • L’ultima fase della visita, la più delicata, che necessita di una grande esperienza da parte dell’equipè, è la fase in cui viene determinato il corretto iter terapeutico necessario per la risoluzione delle sintomatologie presentate dal paziente.

 

Patologie più comuni trattate dalla Gnatologia

 

Bruxismo

Da un punto di vista statistico, i disturbi riguardanti il bruxismo rappresentato uno dei maggiori problemi che inducono il paziente a sottoporsi ad una visita gnatologica. Le cause del bruxismo possono essere molteplici e molto spesso riguardano pazienti con una certa predisposizione ereditaria oppure, sempre più spesso, fattori psico-emotivi. Altre cause invece sono spesso legate a determinate mal occlusioni o disfunzioni temporo-mandibolari che possono scatenare il bruxismo.

 

Blocco della mandibola

Il blocco della mandibola rappresenta anch’essa uno dei disturbi che inducono il paziente alla richiesta di una valutazione gnatologica specialistica. Il blocco della mandibola, a differenza del bruxismo, può essere causato da motivazioni che nulla hanno a che vedere con fattori psico-emotivi e generalmente si verifica dopo che il paziente ha percepito un rumore di scatto a una o entrambe le articolazioni temporo-mandibolari poste pochi millimetri davanti alle orecchie. Il blocco della mandibola genererà difficoltà ad aprire la bocca per un blocco del meccanismo condilo-discale che permette l’apertura della bocca. Le cause sono sostanzialmente due: una malocclusione causata da estrazioni, ortodonzia o protesi mal eseguite, oppure traumi quali il colpo della frusta di incidenti stradali.

 

Morso Incrociato

Per quanto riguarda il Morso Incrociato, la visita gnatologica viene spesso richiesta in quanto il paziente verifica autonomamente una malocclusione non corretta di fatto dovuta ad un’asimmetria delle due arcate dentarie che non combaciano e costringono la mandibola a posizionarsi lateralmente per occludere bene (chiusura dei denti). In questi casi, la visita gnatologica dovrà appurare con estrema accuratezza la situazione clinica del paziente per poter programmare un corretto percorso terapeutico necessario per il riequilibrio della mandibola.

La qualità della vita, elemento fondamentale di valutazione nella visita Gnatologico-posturale

Durante la visita gnatologico-posturale, l’equipè avrà l’accuratezza di valutare ulteriori parametri indicati dal paziente quali gli aspetti emotivi che governano il suo quotidiano e che vengono a volte usati questionari per valutare la “qualità della vita”.

Per completare l’iter diagnostico infine, si potrà opportunamente valutare il ricorso a esame strumentali o diagnostici necessari per valutare approfonditamente e numerica l’equilibrio dell’occlusione, la postura corporea o la simmetria dei muscoli masticatori (Elettromiografia di superficie).

 

Terapie successive la visita gnatologica

L’equipè di specialisti deciderà il piano di trattamento più idoneo alla situazione clinica del paziente in trattamento. Molto spesso il trattamento riguarda l’utilizzo di appositi dispotivi dentali, chiamati Bite, che hanno diverse finalità come il rilassamento muscolare o la decompressione delle articolazioni temporo-mandibolari. In altri casi, il trattamento terapeutico può prevedere il ricorso a specifiche manovre tramite cui si avrà la possibilità di risolvere problematiche particolarmente complesse.

 

L’osteopatia interviene nel trattamento, provvedendo alla riabilitazione delle componenti muscoloscheletriche del distretto temporo-mandibolare, del cranio e della colonna, considerando sempre l’organismo come un unicum. Fornendo al paziente le chiavi per ritrovare la massima articolarità fisiologica nel rispetto del dolore e ricercando il giusto equilibrio posturale.

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