RADIOLOGIA INTERVENTISTICA



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TRATTAMENTO PERCUTANEO DI ERNIE E PROTRUSIONI DISCALI

Numerose sono le cause che possono provocare dolore lombare, ma sicuramente la più frequente è costituita dalla patologia discale. La degenerazione dei dischi intervertebrali si caratterizza per una minore capacità contenitiva dell’ anulus fibroso, determinando direttamente (protrusione, sotto l’effetto pressorio del nucleo polposo) od indirettamente (erniazione vera e propria del nucleo stesso attraverso una fissurazione anulus) una compressione del midollo o delle radici nervose emergenti a tale livello.

La sintomatologia legata alla patologia discale dipende dal volume dell’ernia stessa, dalla sua posizione e dallo spazio intervertebrale interessato.

Il trattamento di protrusioni o ernie discali può essere medico o chirurgico. La terapia di prima istanza è fondamentalmente rappersentata dalla fisioterapia associata a terapia farmacologia con anestetici e cortisonici. In assenza di risposta ai trattamenti conservativi si pone l’indicazione alla terapia chirurgica, anche se il riscontro di recidive non risulta essere trascurabile. Per ovviare a tale problematica si è cercato negli ultimi anni di sviluppare tecniche mininvasive in grado di ottenere una pronta risoluzione della sintomatologia associata ad una ridotta traumaticità dell’intervento.

Le tre procedure di Radiologia Interventistica in grado di perseguire tale scopo sono denominate:

  • DISCECTOMIA PERCUTANEA

La Discectomia Percutanea permette, grazie all’utilizzo di un particolare ago, la parziale frammentazione ed aspirazione del nucleo polposo con la conseguente riduzione volumetrica e decompressione delle radici.

– NUCLEOPLASTICA

La nucleoplastica è una procedura percutanea di Radiologia Interventistica, nata in California nel 2000 e approdata in Italia nel 2001, indicata nelle erniazioni discali contenute, ovvero senza la rottura dell’anulus fibroso.

La nucleoplastica per mezzo di un ago-elettrodo utilizza un’energia bipolare a radiofrequenza, che permette l’ablazione del tessuto del nucleo polposo attraverso una dissociazione molecolare.

La dissociazione molecolare di una parte del nucleo polposo crea una retrazione dell’anulus e quindi la scomparsa dell’effetto compressivo sulla radice nervosa.

– LASER TERAPIA DISCALE  “PLDD”

Trattamento delle protusioni discali ed ernie contenute.

Inserendo la fibra al centro del nucelo discale e applicando energia, si riesce a vaporizzare una determinata massa  tale da “richiamare” la protusione all’interno della sede grazie ad un effetto di vuoto.

– OSSIGENO OZONO TERAPIA INTRADISCALE E PERIRADICOLARE

L’Ossigeno-Ozono terapia è una terapia approdata in Italia nel 1993, applicata nel trattamento delle lombosciatalgie e delle ernie discali, oltre che in una miriade di altre patologie .  L’azione decompressiva ed antinfiammatoria dell’Ozono medicale si è dimostra in questo senso particolarmente efficace. Il vantaggio rispetto alla tecniche  sopradescritte risiede nella possibilità di trattare anche dischi che presentano fissurazioni dell’anulus. Questa miscela costituita da Ossigeno (O2=97%) e Ozono (O3=3%) permette di disidratare il nucleo polposo erniato o comprimente i fasci fibrosi anulari, riducendo così la pressione esercitata sulle radici nervose e sul midollo spinale. Piccole modificazioni di volume in un contesto rigido quale quello dello speco vertebrale sono in grado di generare importanti modificazioni pressorie.

– INEZIONI EPIDURALI

Le infiltrazioni periradicolari consistono nella iniezione di anestetico locale e cortisonici, in sede intraforaminale periganglionare e/o periradicolare extracanalare. Tale iniezione viene praticata mediante puntura eseguita sotto guida fluoroscopica o TC.

La procedura, eseguita in regime di day-hospital, permette una risoluzione del dolore acuto con immediato sollievo del paziente.

TRATTAMENTO PERCUTANEO MININVASIVO DELLE FRATTURE VERTEBRALI

L’osteoporosi e gli eventi traumatici sono le più frequenti cause di fratture vertebrali.
Le fratture vertebrali possono essere trattate con procedure mini-invasive che hanno lo scopo di ridurre il dolore attraverso l’iniezione di “cemento” o l’inserimento di dispositivi meccanici che stabilizzano l’altezza del soma vertebrale, evitando la conseguente e progressiva alterazione della colonna vertebrale.

– VERTEBROPLASTICA

La Vertebroplastica Percutanea, descritta per la prima volta da Galibert nel 1987, consiste nell’iniezione percutanea di cemento osseo nel corpo vertebrale. Tale metodica risulta efficace nella riduzione o scomparsa del dolore spinale e nel rafforzamento del corpo vertebrale, ma non nella capacità di ripristinare la morfologia del soma e l’allineamento del rachide.

Trova indicazione nel trattamento di fratture vertebrali su base osteoporotica, angiomatosa, mielomatosa o da localizzazione secondaria che causano dolore non responsivo ai trattamenti farmacologici.

  • CIFOPLASTICA

La Cifoplastica è una modifica alla Vertebroplastica Percutanea , effettuata per la prima volta da M.A. Reiley nel 1998, che comporta l’insufflazione di cateteri a palloncino all’interno del corpo vertebrale collassato per ripristinarne l’altezza, prima della stabilizzazione con cemento osseo.

– DISPOSITIVI INTRAVERTEBRALI NEL TRATTAMENTO DELLE FRATTURE DOLOROSE

Sono recenti dispositivi che  vengono utilizzati nelle fratture vertebrali di recente insorgenza, allo scopo di cercare di ripristinare l’altezza e la morfolgoia del corpo vertebrale crollato

TRATTAMENTO PERCUTANEO MININVASIVO NELLE STENOSI DEL CANALE VERTEBRALE E FORAMINALE

La stenosi lombare è una causa comune di dolore invalidante dorso-lombare e agli arti inferiori, con associato torpore o senso di addormentamento  e debolezza alle gambe.

Essa è stostenuta da una instabilità vertebrale , di solito degenerativa e in minor frequenza traumatica o congenita.

Tale patologia in relazione alla gravità può essere trattata con varie procedure di microchirurgia percutanea:

– INIEZIONE FACCETTALE

La degenerazione faccettale, comunemente riscontrata in questa tipo di patologia, soprattutto nella forma degenerativa, in corso di progressiva degenerazione discale od in seguito ad altri processi patologici può essere tratta mediante iniezioni sotto guida fluoroscopica o TAC di miscele di anestetici e cortisonici all’interno della capsula articolare.

-RADIOFREQUENZA FACCETTALE

o  può essere trattata con Radiofrequenza .  Questa è una tecnica che consente di ottenere un’analgesia per un periodo di tempo maggiore rispetto a quanto si ottiene generalmente con l’utilizzo di farmaci.

La metodica è volta alla riduzione del supporto nervoso sensitivo delle faccette articolari, diminuendo così la percezione dello stimolo doloroso; ciò consente anche la ripresa di una migliore autonomia nelle attività quotidiane e soprattutto la possibilità di intraprendere un programma rieducativo e riabilitativo altrimenti difficile da eseguire.

– POSIZINAMENTO DI DISTANZIATORE INTERSPINOSO

Esistono diverse tipologie di dispositivi interspinosi che si differenziano per le modalità d’inserimento e materiali di costruzione, tutti con in comune il meccanismo di distrazione dei processi interspinosi che determina la riduzione della libertà di movimento in estensione dei corpi vertebrali trattati, mantenendo tuttavia le normali capacità di rotazione e flessione dell’asse rachideo.

Tale azione permette la distensione della porzione posteriore della colonna con riduzione dell’eventuale protrusione discale e dello spessore dei legamenti gialli. Questi effetti determinano un aumento delle dimensioni del canale vertebrale e dei forami di coniugazione con riduzione o scomparsa della sintomatologia dolorosa associata.

– STABILIZZAZIONE PERCUTANEA MEIDANTE BARRE E VITI

Tale trattamento, sicuramente piu’ invasivo degli altri, permette mediante il posizionamento di viti tranpeducolari e barre di stabilizzazione con accesso percutaneo, di bloccare l’instabilità del rachide, sia di tipo degenerativo, traumatico e  congenito , con successivo incremento del canale verterbale e dei forami dei coniugazione, nonché dello spazio articolare, soprattutto se associato al posiziomento di una cage intersomatica

Paz con anterolistesi congenita di L5 su S1 per  lisi istmica di L5 bilaterale stabilizzata mediante barre e viti con accesso transpeduncolare bilaterale L4-S1

Pz con stenosi del canale verterbrale e foraminale con associata discopatia degenerativa L4-L5 e L5-S1 trattata con stabilizzazione percutanea barre e viti e posizionamento di cage intersomatica

TRATTAMENTI DELLA PATOLOGIA DEGENERATIVA ARTICOLARE MEDIANTE

VISCOSUPPLEMENTAZIONE E RADIOFREQUENZA

L’osteoartrosi rappresenta inoltre la principale causa di invalidità e difficoltà negli individui di mezza età e negli anziani con significativi costi economici, sociali e psicologici.

Obiettivi del trattamento delle lesioni della cartilagine sono: ridurre la flogosi e quindi il dolore e i versamenti, ripristinare la funzione articolare, ridurre l’invalidità e posticipare o limitare la necessità di una sostituzione protesica.

-VISCOSUPPLENTAZIONE INTRARTICOLARE

Nelle articolazioni colpite da artrosi, le parti viscoelastiche del liquido articolare, in particolare gli acidi ialuronici, sono danneggiate e si riducono più velocemente rispetto alle articolazioni normali.

Un’opzione di trattamento per sostituire le parti viscoelastiche del liquido articolare consiste nell’iniezione di acidi ialuronici sintetici a medio-alto peso molecolare. Questo trattamento è chiamato “viscosupplementazione”.

L’introduzione dell’ago sotto guida ecografica è particolarmente utile perché permette l’identificazione del target e di ridurre il rischio di lesionare strutture anatomiche intra ed extra-articolari (vasi, strutture nervose, tendino-legamentose).

La progressione della soluzione in sede intra-articolare viene monitorata in tempo reale.

– RADIOFREQUENZA INTRARTICOLARE

Trattamento con l’uso della Radiofrequenza Pulsata dell’artrosi del ginocchio, dell’alluce valgo e della rizoartrosi e di molte altre patologie algiche.

La radiofrequenza è una nuova tecnica che permette di risolvere il problema “dolore” attraverso l’uso di una corrente pulsata, per mezzo di un piccolissimo ago-elettrodo inserito all’interno dell’articolazione.

La corrente ha lo scopo di “stordire” le terminazioni nervose che trasferiscono al cervello la sensazione dolorosa

La procedura, eseguita in regime di day-hospital, è assolutamente indolore ed i benefici sono immediati.


Dott. Roberto Fiori
RADIOLOGO INTERVENTISTA

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